Castiglioni Design: 2018, un anno cento per cento
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Paolo Casicci

29 settembre 2017

2018, un anno cento per cento Castiglioni

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Fondazione Achille Castiglioni, stanza prototipi

Verso il centenario di Achille. Intervista alla figlia Giovanna, vicepresidente della Fondazione

Il 2018 sarà l’anno di Achille Castiglioni, come questo 2017 è stato ed è ancora l’anno di Ettore Sottsass. L’architetto che con i fratelli Livio e Pier Giacomo ha fatto grande il design italiano nel mondo nasceva il 16 febbraio del 1918 a Milano, e la città si prepara già a celebrare il progettista cui il MoMa ha dedicato, nel 1997, la più grande retrospettiva mai allestita prima per un maestro italiano. Quattordici pezzi del padre della lampada Arco figurano nella collezione permanente del principale museo d’arte contemporanea d’America e non soltanto.

“Noi inizieremo presto a ricordare papà, inaugurando una mostra nel giorno in cui avrebbe compiuto un secolo” dice Giovanna Castiglioni, figlia di Achille, vicepresidente e anima, col fratello Carlo, della Fondazione intitolata al maestro, lo studio-museo (per niente museo, per la verità, anzi un luogo vivo e vitale, “dove non trovate mai il cartello ‘si prega di non toccare’, scrive il New York Times) che dal 2011, grazie a un accordo con la Triennale e al lavoro instancabile della collaboratrice storica di Achille, Antonella Gornati, cura l’archivio dichiarato patrimonio culturale dalla Soprintendenza archivistica della Lombardia nel 2004. Da sei anni, Carlo e Giovanna Castiglioni lavorano per fare della casa quello che è diventata: il centro di un “itinerario culturale visionario per la città di Milano”. Un luogo che ha fatto scrivere ad Alice Rawsthorn sul New York Times che “se dovessi scegliere un posto da vedere a Milano”, sarebbe proprio lo studio di Achille.

Giovanna Castiglioni, partiamo dal programma a cui sta lavorando la Fondazione per il centenario.

“Noi inizieremo presto, il 16 febbraio, che sarebbe stato il compleanno di papà. E invece di organizzare la classica festa commemorativa, abbiamo pensato di allestire lo studio-museo chiedendo a cento designer di portare cento oggetti anonimi. Chiameremo la mostra 100×100 Achille: papà raccoglieva tantissimi oggetti di uso quotidiano, senza firma. Avremo insomma designer noti e oggetti ignoti. Un modo per incuriosire, una celebrazione originale. Papà diceva ai suoi studenti ‘se non siete curiosi, lasciate perdere'”.

Come è nato il progetto?

“Un po’ in sordina, poi hanno accettato di partecipare da Jasper Morrison a Lorenzo Damiani, da Michele De Lucchi ad Andrea Branzi e Giulio Iacchetti. Domitilla Dardi e Chiara Alessi cureranno la mostra, che avrà un catalogo edito da Corraini. L’allestimento sarà a cura dello Studio Calvi e Brambilla. Ma abbiamo in preparazione anche altre mostre in studio: per esempio una su un allestimento di papà per una mostra a Tokyo negli anni 80. Questa sarà l’ultima edizione di una trilogia di allestimenti presentati in Fondazione Achille Castiglioni in questi anni dal titolo Dimensione Domestica, atto I, II e III. Queste mostre temporanee filologiche sono state curate da Beppe Finessi con la grafica di Italo Lupi; mentre gli allestimenti degli ambienti arredati dai Castiglioni e inseriti nelle stanze dello studio sono del progettista Marco Marzini. Con loro, che sono anche amici e consiglieri, abbiamo trovato materiale di archivio inedito e sorprendente. Io da geologa amo perdermi nella stratificazione dell’archivio di mio padre e continuo ad appassionarmi alla continua riscoperta di prototipi, fotografie, perfino fatture, biglietti di invito, contratti, lettere, e poi cataloghi, maquette, disegni tecnici, schizzi… Un archivio straordinario, che oggi possiamo condividere con il pubblico anche grazie ad Antonella Gornati, la collaboratrice storica di mio padre, che ci ha permesso di realizzare il desiderio della mamma Irma quando diceva: ‘Che facciamo di tutto questo patrimonio? Facciamolo parlare!”.

Dalle istituzioni milanesi ci si aspetta un grande sforzo per celebrare suo padre.

“Sono previste per il 2018 alcune mostre che vanno a raccontare l’uomo e il progettista Castiglioni. Per ora non posso dire altro. Rimanete in contatto con la Fondazione per ulteriori aggiornamenti sulle innumerevoli attività che verranno proposte”.

Come si sarebbe trovato suo padre, che il design lo ha praticamente fatto nascere, nella Milano di oggi, dove tutto deve essere glamour?

“Mio padre viveva il tempo della progettazione con la serenità e i giusti tempi che un mondo senza internet e cellulari permettevano. Non che pure ai suoi tempi certe cose non si facessero di corsa, ma di sicuro la velocità ci ha fatto perdere di vista alcuni obiettivi: per esempio, l’importanza di ponderare bene alcune scelte e privilegiare professionalità e competenze diverse a seconda del tipo di lavoro. Si lavorava tantissimo, all’epoca di Achille, ma sempre con un occhio ai rapporti umani. I disegni tecnici non arrivavano via email, ma erano portati di persona negli uffici e negli studi. E si parlava con gli operai. Si progettava per la funzione e non per la forma. Forse oggi siamo più chiamati a vedere le forme e a provare emozioni. Addirittura certi pezzi ci chiedono di innamorarci, ma se poi una sedie è scomoda c’è poco da fare”.

Suo padre è il designer che progettò una sedia per alleviare il mal di schiena di sua madre…

“Sì, la sedia Primate per stare inginocchiati o Lierna per stare dritti, composti a tavola. Il tavolino multifunzionale Basello è invece nato per me, che volevo mille cassettini e invece è un mobile assolutamente minimale. Oggi si parla di design, a volte, facendo tanta filosofia. Mi sento fortunata perché sono cresciuta con un papà pratico che spiegava benissimo il suo lavoro”.

Che rapporto vede, oggi, tra i designer e l’industria?

“Al tempo di mio padre c’era una città da ricostruire, oggi c’è già tutto e quindi è molto difficile, per un creativo, lavorare portando le imprese nella direzione in cui vorrebbe”.

A rivedere i filmati storici di suo padre, spicca la sua grande ironia, specie se confrontata con la scena del design mondiale di oggi…

“E’ vero. Non so se è Milano che è un po’ altezzosa. Certo, è la patria del design, ma l’ironia in effetti oggi non prevale tra gli imprenditori e i progettisti, che mi sembrano un po’ – come dire – posatini? (sorride, ndr). All’epoca di mio padre c’erano molti imprenditori illuminati attenti nel costruirsi un entourage di creativi che avessero attitudini precise. Oggi si punta spesso sui soliti nomi, e infatti ascolto moltissimi giovani lamentarsi per non essere considerati fino a quando non riescono a uscire su certe riviste di settore. Achille cercava sempre di non prendersi troppo sul serio!”.

Quali aspetti della vita e del lavoro di suo padre tenete a mettere in luce, per il centenario?

“Un aspetto molto importante è senz’altro quello del Castiglioni insegnante. Se si guardano i filmati – e basta andare su YouTube – della sua lezione all’Aspen Institute, si vedrà un grande comunicatore, un istrione che spiega il proprio lavoro divertendo il pubblico. Oggi la comunicazione è completamente cambiata, peccato che ai designer, oggi, si dia poca disponibilità a raccontare le proprie creazioni. Un grande comunicatore è per esempio Philip Starck: moltissimi ragazzi mi dicono che vorrebbero essere un po’ Castiglioni e un po’ Starck. Mi dicono perché attratti dalla fama e da quanto guadagna… Ma non dimentichiamoci che il pezzo di cui mio padre andava più orgoglioso era un interruttore che oggi si trova dappertutto, a pochi euro e spesso collegato alle abat-jour in stile liberty. Papà è entrato nelle case di tutti. Con la Fondazione stiamo cercando di far conoscere le sue performance. Perché Achille era così, uno dei primi professori che arrivava a lezione, in università, portando i suoi progetti e accettando il rischio che i ragazzi dicessero ‘non mi piace’ o ‘l’avrei fatto in un altro modo’. Non so quanti designer oggi avrebbero voglia di esporsi. Ma per fortuna ci sono e molti lavorano con e intorno a noi. Penso a Marco Marzini mentre monta gli innumerevoli allestimenti scenografici in Fondazione o rivedo Lorenzo Damiani, appeso ad una scala, mentre allestisce la sua mostra personale nel 2012 in Fondazione. O De Lucchi, un altro uomo e professionista di grande umiltà, adorabile e che continuo a citare, come avrebbe fatto Achille: un giovane designer (con tutto il rispetto!)”.

Suo padre ha lasciato un delfino?

“Me lo chiedono sempre. Cavaglià, Bettinelli, Marras, Migliore e Servetto e ancora Calvi e Brambilla hanno preso tutti qualcosa di Castiglioni, senza che nessuno lo abbia preso in toto, anche perché sarebbe stato difficile. Alcuni hanno ereditato il pensiero architettonico, altri la visione da industrial designer. A me questa cosa piace tantissimo. Nessuno è l’erede, ma c’è un’eredità che possiamo dire diffusa. Papà ha lasciato tutto a molti, e loro se lo sono preso”.

Segnaliamo due appuntamenti della Fondazione durante i prossimi Brera Design Days. Martedì 10 ottobre, Donne di Design, storie di donne, storie di design. Un dialogo a più voci che racconta storie personali che si intrecciano a storie professionali, storie da scoprire e riscoprire con alcune delle protagoniste indiscusse del design al femminile, che hanno contribuito a scrivere i capitoli più significativi della progettualità italiana degli ultimi decenni e a dare vita a tendenze e stili conosciuti in tutto il mondo. Sul palco, tra le altre, Giovanna Castiglioni e Rossana Orlandi, Paola Jannelli, Adele Cassina, Francesca Molteni, Dorit Sapper. Microsoft House, dalle 18.30. 

Mercoledì 11 e giovedì 12 ottobre: Beppe Finessi guida i visitatori della Fondazione Achille Castiglioni alla scoperta della mostra Dimensione Domestica. Atto II. La ricostruzione filologica dell’Ambiente arredato per il pranzo realizzato da Achille e Pier Giacomo Castiglioni per la mostra “La casa abitata” (Firenze, 1965). Un’occasione per scoprire rari e originali materiali d’archivio, così da permettere ai visitatori di comprendere le caratteristiche ambientali e la filosofia progettuale dei due fratelli Achille e Pier Giacomo. La mostra è a cura di Beppe Finessi, il progetto grafico è di Italo Lupi mentre gli allestimenti sono di Marco Marzini. Solo su prenotazione chiamando lo 02 8053606. Visita in Piazza Castello 27, ore 18.30