24/7, la mostra alla Somerset House che spiega perché non riusciamo più a essere off-line - CTD
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24/7, una mostra per spiegare con l’arte e il design perché non riusciamo più a essere off line

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Alla Somerset House di Londra, la mostra che esplora le nostre giornate diventate come un sole di mezzanotte

Le nostre giornate sono diventate un unico, infinito sole di mezzanotte. Un solo, interminabile turno di lavoro senza cesure tra un clic e uno scroll, uno swap e l’infinita serie di gesti analogici – leggi: telefonate, incontri al bar o in ufficio, cene – che significano lavoro, studio, relazioni sociali.

E’ possibile uscire da questa dimensione che trasforma qualsiasi cosa ci succeda intorno in uno stimolo a reagire? E’ possibile imporci, al contrario, di uscire per un po’ dalla gabbia e ripristinare il ciclo naturale della vita che include lo stacco, il riposo, il far nulla, addirittura il dormire?

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Awake di Tekja, Somerset House

Una (bella) mostra alla Somerset House di Londra affronta il problema che era già stato posto nel 2013 dal critico e saggista Jonathan Crary attraverso il libro Late Capitalism and the Ends of Sleep e, con una serie di installazioni tra arte e design indaga questo flusso ininterrotto che dà il titolo alla mostra stessa, 24/7, A wake-up call for our onon-stop world.

Nella mostra, il senso dell’indagine è reso attraverso una serie di installazioni e percorsi scelti tra opere recenti, talvolta ironici o provocatori. Nastja Säde Rönkkö ha vissuto sei mesi nella Somerset House senza mai usare Internet e l’allestimento racconta il risultato di questo test. L’artista Roman Signerl racconta il tentativo di dormire con un elicottero drone che si libra sopra la testa, in Beacon di Thomson & Craighead un tabellone ferroviario rimanda continuamente le ricerche fatte sul web in tutto il mondo. Unfit Bits di Tega Brain mostra l’illusione di fare attività sportiva generata dagli strumenti che misurano il fitness facendo girare a vuoto oggetti e misuratori. Alan Warburton si è divertito con una serie di autoritratti digitalizzati in 3D che descrivono i suoi sonnellini in uno studio di effetti visivi a Pechino.

Ma ci sono anche la camera di isolamento meditativo a cura di Tatsuo Miyajima, in cui chiudersi per immergersi in bagliori di luci Led, la macchina di Alexandra Daisy Ginsberg che mostra gli effetti della nostra vita senza requie sugli uccelli e Somnoproxy di Iain Forsyth e Jane Pollard che invitano a chiudere gli occhi.

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Credit: Stephen Chung for Somerset House

Geniale è poi il progetto Ho sentito che c’era un accordo segreto, ovvero il “ronzio partecipativo” frutto della vibrazione invisibile che unisce le persone di tutto il mondo intente ad ascoltare Halleluja di Leonard Cohen. Il progetto è del collettivo Daily Tous Le Jours e funziona con i dati in tempo reale degli ascoltatori del brano che vengono trasformati in un coro virtuale di voci confuse insieme alle quali chi partecipa alla mostra può canticchiare diventando parte della vibrazione collettiva. Un esperimento tra big data ed empatia, per evidenziare la connessione tra persone sulla stessa lunghezza d’onda. La stanza contiene una semplice visualizzazione numerica di chi è collegato al sito asecretchord.com, che funziona come un canale radio. Ad ogni utente collegato corrisponde una voce nello spazio. Sotto i piedi, questi suoni si trasformano in vibrazioni a bassa frequenza invitando i visitatori a canticchiare a loro volta unendosi al coro.

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Credit: Stephen Chung for Somerset House

“La perdita di sonno, un fenomeno di cui chiunque ha ormai esperienza diretta o indiretta, è considerato un’emergenza pubblica”, dice Sarah Cook, curatrice della mostra. “Stiamo perdendo la distinzione tra l’essere attivi, al lavoro o in situazioni sociali, e l’essere off line. Il tempo che dovremmo impiegare per dormire lo passiamo scrollando contenuti sui nostri smarthphone, e anche il tempo libero è diventato tempo di lavoro”.

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Life Palace (Tea Room), di Tatsuo Miyajima.

La tecnologia è certamente tra le cause di questo fenomeno, con la sua cascata di stimoli perenni, ma l’eterno sole di mezzanotte ha a che vedere anche con l’attitudine efficentista più o meno spiccata in taluni, che porta peraltro a cercare il rimedio all’emergenza acquistando prodotti o studiando sistemi che vorrebbero renderci ancora più efficienti, finendo per alimentare il circolo vizioso. “Con la mostra” prosegue Cook “ci concentriamo sugli aspetti sociali: il sonno è qualcosa a cui nessuno deve rinunciare, da qui la convinzione che dobbiamo fare affidamento l’uno sull’altro per creare le condizioni che rendono possibile per tutti riposare”.