Da 75B a Spaghetti Rugs, così il design toglie la polvere dal tappeto - CTD
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Ludovica Proietti

2 Maggio 2021

Da 75B a Spaghetti Rugs, tutto il design che toglie la polvere al tappeto

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Da oggetto che rimanda alle vecchie case a complemento dall’identità visiva spiccata. Le storie di chi tra trasformando arazzi e tappeti in prodotti pop

Il tappeto: c’è un oggetto che ci faccia pensare più intensamente alle vecchie case polverose dei professori dove andavamo a prendere ripetizioni? O alle case dei nostri nonni, o all’arredo che passa da una generazione all’altra, pregiato e orientale, forse il primo oggetto a sporcarsi e a impolverarsi?

Dal Bauhaus a oggi

Eppure, quando arrediamo le nostre case, è difficile che questo pezzo di stoffa intrecciato non prenda parte, prima o poi, alla discussione. Il tappeto ha sempre seguito l’evoluzione del design, ma non è mai stato in primo piano. Rari sono i modelli annoverati tra le icone, a meno di non prendere in considerazione il laboratorio di tessitura del Bauhaus, con Gunta Stoltz e Anni Alberts a tesserne le trame – letteralmente.

Il XXI secolo, tuttavia, vede nel tappeto tantissime possibilità. C’è chi lo vede come uno strumento semplicemente decorativo, chi ne rivaluta e rilegge la storia pescando per esempio tra gli esemplari afgani che negli anni Ottanta recano impressi kalashnikov e elicotteri come pattern progettuali derivati dalla guerra. E chi ancora lo usa come mezzo espressivo e artistico della propria personalità, destinato al grande pubblico.

Wet Grass, tappeto di Virgil Abloh per Ikea

Virgil Abloh e Ikea

È da qualche anno, infatti, che ormai nel mondo del design mainstream il tappeto prova a non essere più un comprimario. Ne è un esempio il lavoro di Virgil Abloh per Ikea, che è riuscito a riesumare l’estetica del tappeto tradizionale apponendoci il proprio marchio di fabbrica. Un’operazione artistica – non a caso, la collezione di cui fa parte il famoso Keep Off è parte della collezione Ikea Art Event 2019 – che però racconta una storia al grande pubblico. Parla di case museo, di spazi riservati agli adulti e non ai giovani. Non contento, Abloh ha usato il tappeto altre due volte – nella sua collezione personale, sempre per Ikea: una volta nella scontata dicotomia del tappeto-prato, e l’altra trasformando uno scontrino in un arazzo, giocando col fuoriscala.

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Virgil Abloh e il tappeto Keep Off per Ikea

Ad Abloh va riconosciuta la capacità di usare il tappeto come strumento pop, tendenza che appartiene sempre di più ai giovani designer e artigiani che hanno fatto dell’interdisciplinarietà visuale il loro speciale punto di vista.

Dall’Olanda gli arazzi araldici con tanta Italia

Un esempio è lo studio olandese 75B, che si occupa principalmente di comunicazione e ha trovato il modo di portare illustrazione e graphic design fuori dallo schermo di un computer e di rendere tangibile il visual proprio attraverso una collezione di tappeti. Presentata a EDIT Napoli 2020, la serie riesce a connettere in maniera eccellente l’idea dell’arazzo, l’innovazione tecnologica nel mondo della tessitura, la precisione del messaggio e gli araldi cittadini, dove elementi tradizionali – i colori, gli stemmi, i personaggi – si mescolano in una cifra originale con la cultura pop. 

Zerocalcare e il Trapizzino a Roma, Maradona e Liberato per Napoli, l’Ape Car e la Vucciria per Palermo diventano simboli di una contemporaneità consolidata, un simbolismo acquisito, una comunicazione immediata senza rivolgerci a un passato lontano, ma prossimo. Che viene visto e compreso dall’esterno, inquadrando un Paese in evoluzione e in movimento, che produce cultura in una fotografia delle nostre città sempre pulsante. Ad aggiungersi alla collezione andranno presto anche Milano e Torino, per completare la serie italiana, mentre ne fanno già parte Amsterdam, ovviamente, e Amburgo.

Due artigianer e l’ironia di spaghettirugs

Altra realtà, questa volta tutta italiana e tutta al femminile, che usa il tappeto come mezzo divulgativo di una cultura pop/popolare è Spaghetti Rugs. Due giovani sorelle artigianer pugliesi, Stefania e Angelica Ianniello, una macchinetta da tufting, tantissima energia e passione, e un immaginario fatto di colori, cartoni animati, film, illustrazioni, meme. Da Daria nella sua posa iconica,  a un tributo a Jean Jullien, fino ad arrivare al Lobby Boy di Grand Budapest Hotel di Wes Anderson e al Susuwatari di Miyazaki.  

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Omaggio a Jean Jullien di Spaghetti Rugs

Questo progetto è un inno all’ironia e alle personalità irriverenti che prendono e si prendono anche un po’ in giro. Nel loro – ancora piccolo, ma sempre in ampliamento – catalogo troviamo immaginari quotidiani rivisitati in chiave contemporanea, come Under the Carpet, Ballo anche da Sola o Toxic, tappetino dove appoggiare le scarpe a forma di pillola.

C’è spazio anche per le proprie idee, in un’operazione di co-creation, altissima personalizzazione e collaborazione tra clienti e artigiane dove si intessono vere e proprie relazioni.

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Tutte queste idee condividono una comunicazione trasversale, che collega riferimenti comuni e associazioni facili a oggetti della quotidianità, elevandoli e migliorando il nostro rapporto con ciò che viviamo tutti i giorni.

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