A Matera arriva il design di IN Residence per riconciliare uomo e natura - CTD
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Paolo Casicci

3 luglio 2019

A Matera arriva il design di IN Residence per riconciliare uomo e natura

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Nella città dei Sassi il workshop Geo-Synchronicity con Théophile Blandet e Zaven. Cinque borse di studio e 24 posti totali. Le candidature per le borse entro l’8 luglio

Torna IN Residence e quest’anno sceglie Matera, la capitale europea della cultura 2019. La dodicesima edizione del programma educativo e progetto di ricerca sul design ha per titolo Geo-Synchronicity e avrà luogo nella città dei Sassi dal 25 al 28 luglio. L’evento, all’interno del programma della Open Design School di Matera 2019, avrà protagonisti nel ruolo di tutor Théophile Blandet e gli Zaven: per quattro giorni i designer, i curatori di IN Residence Barbara Brondi e Marco Rainò e i partecipanti esploreranno il contesto di Matera per elaborare una risposta al quesito del laboratorio, ovvero se in pieno Antropocene è possibile progettare un riallineamento dei tempi dell’uomo con quelli della natura, che ormai procedono su piani diversi.

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Geo-Synchronicity, il nuovo workshop di IN Residence, a Matera

Il workshop prevede un massimo di 24 partecipanti e si rivolge a studenti, professionisti e appassionati del design, oltre che a persone interessate alla sperimentazione interdisciplinare tra design, scienza, filosofia e innovazione sociale.

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La partecipazione costa 500 euro, 300 per gli studenti. Le iscrizioni, aperte fino al 24 luglio, possono essere fatte sul sito di IN Residence, in una sezione dedicata raggiungibile da questo link: https://inresidence-design.com/workshops-upcoming/geo-synchronicity/

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Il designer Théophile Blandet

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Théophile Blandet, New fountain of money

Il partner del workshop, Lago, contribuisce al progetto mettendo a disposizione cinque borse di studio. Il curriculum per candidarsi alla borsa di studio va inviato entro l’8 luglio all’indirizzo info@inresidence-design.com.

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Zaven, ovvero Enrica Cavarzan e Marco Zavagno

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Pipe Dream, Zaven

Abbiamo chiesto a Barbara Brondi e Marco Rainò perché, questa volta, un’indagine sul tempo che è, insieme, un’indagine sull’orizzonte del rapporto tra uomo e natura in un’era in cui questa relazione è compromessa, forse spacciata.

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Il tempo è un tema centrale per IN Residence. Nel penultimo ciclo di seminari, a Vienna, gli allievi si erano esercitati sull’extratempo, la possibilità di ricavare attraverso il progetto momenti aggiuntivi alle nostre giornate. Questa volta si indaga la possibilità di riallineare i tempi della natura con quelli dell’uomo: è l’ambizione di ridefinire il rapporto uomo-Terra in chiave meno antropocentrica?

“In effetti la ricerca del progetto IN Residence si è concentrata a più riprese sul tema ‘tempo’ e sulle sue molteplici accezioni suggestive: oltre all’episodio recente di Intra-Temporality, indagato nell’ultima edizione del laboratorio realizzata nei giorni della Vienna Design Week, l’argomento era stato affrontato con un diverso taglio esplorativo nel 2014, in occasione del Workshop #7 Today Was Tomorrow, realizzato presso il Padiglione svizzero ai Giardini durante La Biennale di Venezia su invito ufficiale di Hans Ulrich Obrist. In entrambe i casi – così come ci auguriamo avvenga per l’imminente Geo-Synchronicity – gli esiti delle ricerche teoriche condotte dai partecipanti erano stati davvero interessanti. Il tempo è un concetto enigmaticamente seducente, che riguarda – senza eccezione alcuna – ciascun essere umano. Per noi curatori ha il valore di un bene prezioso, di una risorsa limitata che, rapportata alla vita del singolo, è soggetta a un progressivo, incontrovertibile processo di estinzione. Il tempo, letteralmente, ‘abita’ la dimensione del ‘vitale'”. L’orizzonte di esplorazione che Geo-Synchronicity affronta è stimolato da una riflessione: nell’attuale momento storico che stiamo vivendo sembra profilarsi una sempre minor influenza diretta tra i tempi dettati dal cosmo naturale – la cadenza delle stagioni, il ritmo dei cicli terrestri – e quelli che scandiscono l’esistenza degli individui. La sensazione di una sempre più pronunciata frattura tra la misura dei ritmi geo-riferiti e quelli del vivere contemporaneo assume una crescente evidenza, dando luogo all’idea che la loro disconnessione – o dissociazione – sia soggetta ad un’accelerazione progressiva. Il quesito che ne deriva, e che informa il workshop che realizzeremo a Matera, è: il tentativo di nuova sintonizzazione tra questi due distinti ‘generi di tempo’ può essere perseguito attraverso la prassi del progetto? Mediante quali dispositivi o artefatti possiamo immaginare di proporre un significativo nuovo sincronismo tra l’uomo, l’ambiente e i suoi cicli?”.

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Con l’Antropocene ci sono due approcci opposti. Uno alla Broken Nature, che alcuni hanno definito di “retorica emergenziale”: siamo spacciati, meglio pensare a cosa fare per rallentare il momento dell’esplosione. Un altro approccio, più alla Timothy Morton, è quello di chi non ama i toni apocalittici e sostiene che l’esplosione c’è già stata e bisogna vivere questa nuova era prendendone atto. Qual è la vostra posizione?

“Le appassionate letture che abbiamo condotto a riguardo ci informano che l’impatto delle attività dell’Homo Sapiens sulle pratiche di autoregolamentazione dei sistemi naturali del nostro pianeta ha dato origine ad una serie di conseguenze negative difficilmente controvertibili. Realisticamente, tutto sembra indicarci che il ‘segno’ è stato abbondantemente superato, che la misura è stata oltremodo colmata. In questo scenario a tinte cupe, ci piace però conservare l’idea – davvero preziosa, per noi – che le facoltà di pensiero e invenzione dell’uomo possano essere in grado di elaborare delle strategie di reazione – e quindi di sopravvivenza – del tutto inattese. Continuiamo a credere che lo strumento della progettazione, dell’elaborazione creativa human-centered, resti il più raffinato e potente dispositivo di evoluzione e trasformazione positiva di cui disponiamo: costruire conoscenza, alimentare cultura, trovare risposte – anche attraverso la formulazione di nuove domande – ci salverà”.

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In questo scenario a tinte cupe, ci piace però conservare l’idea – davvero preziosa, per noi – che le facoltà di pensiero e invenzione dell’uomo possano essere in grado di elaborare delle strategie di reazione – e quindi di sopravvivenza – del tutto inattese. Continuiamo a credere che lo strumento della progettazione, dell’elaborazione creativa human-centered, resti il più raffinato e potente dispositivo di evoluzione e trasformazione positiva di cui disponiamo

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Non è casuale che tra i designer scelti come tutor del workshop ci sia Théophile Blandet, che ha lavorato facendo della plastica di oggi il reperto, l’arte, di domani. Come avete scelto Blandet e gli Zaven?

“La selezione dei designer-tutor di ogni edizione del workshop segue una prassi collaudata da tempo e oramai consolidata: il nostro lavoro parte dall’individuazione del tema di studio, dall’argomento di esplorazione che titola ogni specifica edizione del laboratorio. Da qui muoviamo per valutare gli abbinamenti con i progettisti che ci sembrano più adatti ad interpretare, anche in modi molto distanti tra loro, quel particolare argomento di riflessione. La nostra scelta predilige da sempre interpreti del progetto accomunati da un approccio sperimentale: anche per Geo-Synchronicity abbiamo seguito il medesimo percorso, sapendo che la scelta dei designer ‘protagonisti’ del laboratorio indirizza le coordinate del lavoro di gruppo e del dialogo che si instaura con i partecipanti. Il lavoro degli Zaven abita un terrain-vague in cui si incrocia il design con la comunicazione e l’arte, per poi focalizzare su oggetti-narrativi dalla presenza discreta ma di prorompente intensità. Quello di Blandet muove su una linea che miscela analogico e digitale, producendo una visione della contemporaneità che ha punti di osservazione del tutto originali, quando non spiazzanti. In entrambe i casi, l’attenzione critica alla posizione dell’essere umano nei confronti dei pensieri dominanti che attraversano la società contemporanea – spesso anche contraddittori – è molto alta. Confrontarsi con Enrica e Marco, così come con Théophile, in un intenso lavoro di continua riflessione, sarà di certo entusiasmante per tutti i partecipanti al workshop, che potranno anche beneficiare dell’atmosfera speciale di Matera Capitale Europea della Cultura 2019 e del contesto unico della Open Design School che ci ospita”.

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C’è chi esce da Broken Nature chiedendosi: ok, e l’uomo? Visto che ci estingueremo, non sarebbe utile sapere se nel frattempo saremo diventati qualcos’altro dall’Homo Sapiens? Forse che il design non debba indagare, al di là dell’emergenza, anche l’evoluzione dell’uomo?

“Concordiamo con questo punto di vista. Il design è un’attività complessa che investe e attraversa diversi campi disciplinari: la cultura del progetto, nella sua accezione più ambiziosa, insinua principi di innovazione e semina strategie in grado di stravolgere – in meglio – il pensiero dominante ed inadeguato del momento. IN Residence desidera contribuire al dibattito sulla definizione dell’attività e il ruolo del progettista contemporaneo, il cui compito non deve limitarsi a raggiungere risultati accessori, dovendo invece puntare a incidere nel presente quelle idee innovative che sono l’espressione risultante di un incrocio tra emotività, intuito e creatività umana. Considerati nel loro insieme, gli esiti della personale ricerca che i migliori designer hanno affidato alla memoria della storia, recente o passata, raccontano le tappe dell’evoluzione dell’uomo a cui fai riferimento. Con Geo-Synchronicity, insieme ad altre questioni, indagheremo le potenziali possibilità di sincronizzazione – anche per tratti discontinui – ad alcune porzioni significative di questa ‘linea temporale’ che, in modo simbolico, rappresenta la storia della nostra relazione con il pianeta che abitiamo, con il cosmo che ci ospita. Desideriamo portare la riflessione su binari non convenzionali, forti di un’esperienza di ricerca raffinata negli undici anni di esistenza del progetto IN Residence e con la complicità, cruciale, dei designer-tutor e del contesto non replicabile della città dei Sassi: saranno giornate di vertiginosa, appassionata sperimentazione alimentata attraverso il dialogo tra tutti i partecipanti”.

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Matera, appunto, sembra la città ideale per sviluppare questo discorso: è il luogo ad avere ispirato il tema o è un caso?

“I temi intorno ai quali costruiamo i workshop della serie IN Residence sono sempre frutto di un ragionamento lungo: il processo di sedimentazione e successiva adozione delle parole che compongono e definiscono il titolo-guida di ciascun laboratorio è piuttosto elaborato. In questo caso, l’idea di operare nello scenario – naturale e sociale – di Matera ha avuto un ruolo fondamentale. Come si può non pensare, nella città dei Sassi, ad una contaminazione tra forze ataviche ed energie contemporanee? Come non partire dalla dirompente identità di questo luogo, differente da qualsiasi altro, per generare una riflessione sul rapporto che l’uomo ha con le sue origini e con l’ambiente naturale in genere? Il Metaponto è l’ultima meta del viaggio di Pitagora nella Magna Grecia: la filosofia pitagorica, meraviglioso ponte tra matematica e astronomia, è un ‘punto di fuga’ che ci ha aiutato a disegnare per questo Geo-Synchronicity un immaginario inclusivo, composto da ispirazioni provenienti dal mondo della scienza così come da quello del folklore; la possibilità di utilizzare il Design Thinking come risorsa utile a progettare una nostra nuova sincronizzazione con i regimi del cosmo naturale, forse, passa anche da una concatenazione di inedite ibridazioni tra emisferi culturali apparentemente lontani tra loro”.

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