Palermo, l'arte contemporanea è Manifesta - CTD
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11 giugno 2018

A Palermo l’arte è Manifesta

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Al via la biennale nomade e indipendente. Al centro il rapporto tra uomo e paesaggio

A Palermo sta per aprire i battenti Manifesta. La rassegna internazionale nomade giunta alla dodicesima edizione è pronta per il via, fissato il 16 giugno nel capoluogo siciliano con una serie di anteprima a partire da mercoledì 14. Sarà l’occasione per vedere trenta lavori inediti commissionati appositamente per la biennale e scoprire sotto una nuova luce luoghi storici o appena restaurati di Palermo – come lo splendido Palazzo Butera – tra installazioni, performance e interventi urbani che portano le firme di artisti di rango.

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Il Teatro Massimo di Palermo, tra le location di Manifesta 12

I protagonisti

Ci sarà la brasiliana Maria Thereza Alves, che indaga gli effetti del colonialismo attraverso la flora dei luoghi. Il nigeriano Jelili Atiku, che affronta temi come violenza e corruzione. Lo svizzero Uriel Orlow partirà da tre alberi per raccontare la memoria antimafia, e non soltanto quella, di Palermo. Il collettivo londinese Cooking Sections arriva con uno studio sul controllo delle acque in Sicilia e un’inchiesta sulle tecniche agricole tradizionali che consentono di coltivare senza irrigare. Ci sarà anche il visual artist Khalil Rabah, che porterà nell’Orto botanico un mercato di manufatti, mentre gli architetti belgi Rotor partono da un progetto su Pizzo Sella, un terrazzo sulla scogliera, per indagare un nuovo rapporto tra uomo e paesaggio. E poi l’italiana Marinella Senatore, con la sua processione danzante del 16 giugno nel centro storico e lo scrittore palermitano Giorgio Vasta che presenta una app per la narrazione della città.

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Pizzo Sella a Palermo, nel lavoro degli architetti belgi Rotor

Che cosa è Manifesta

La rassegna è nata nei primi anni 90 per portare l’arte a misurarsi con i temi politici, economici e culturali che s’affacciavano in Europa dopo la fine della Guerra fredda. È stata fondata ad Amsterdam dalla storica dell’arte olandese Hedwig Fijen, che ancora oggi la guida. Ogni nuova edizione viene avviata e finanziata individualmente ed è gestita da un team permanente di specialisti internazionali. Accanto agli eventi principali, anche una selezione di settantuno appuntamenti collaterali nati da oltre seicento candidature internazionali.

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Palazzo Costantino a Palermo, tra le location di Manifesta

Perché Palermo

Il capoluogo siciliano è il luogo in cui si incrociano tre continenti, considerato da sempre il centro del Mediterraneo. Dice la direttrice Hedwig Fijen: “Manifesta 12 a Palermo è una grande sfida per ripensare a come gli interventi culturali possano avere un forte ruolo nell’aiutare a ridefinire uno dei più iconici crocevia del Mediterraneo della nostra storia, all’interno di un lungo processo di trasformazione”. Per dirla con i creative mediators della rassegna, Bregtje van der HaakAndrés JaqueIppolito Pestellini Laparelli e Mirjam Varadinis, “Palermo è stata selezionata per la sua rilevanza su due principali temi che identificano l’Europa contemporanea: migrazione e condizioni climatiche, e sull’impatto che tali questioni hanno sulle nostre città. Le diverse stratificazioni e la fitta storiografia di Palermo – occupata da diverse civiltà e culture con forti legami e connessioni con l’Africa del Nord e il Medioriente negli ultimi duemila anni – hanno lasciato le loro tracce nella società multiculturale, localizzata nel cuore dell’area mediterranea”.

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Palazzo Costantino a Palermo, tra le location di Manifesta

Il concept della coesistenza

Il tema di Manifesta 12 è quello della coesistenza. La sfida, cioè, è di capire come l’arte può contribuire a trovare una chiave di lettura e d’azione in un mondo in cui flussi di cose e persone ridisegnano i confini, le comunità, gli ecosistemi. Alla lettera, il concept è Giardino planetario, coltivare la coesistenza. Per esplorarlo, dobbiamo partire da un dipinto antico. Parliamo di Veduta di Palermo: Francesco Lojacono lo dipinse nel 1875, oggi è collocato all’interno della Galleria d’Arte Moderna del capoluogo siciliano. La peculiarità della tela è che ritrae una gran quantità di specie botaniche e quasi nessuna di queste è autoctona. Ci sono ulivi asiatici e eucalipti australiani, nespoli giapponesi e fichi d’India messicani. Nel quadro è riassunta quella che oggi definiremmo biodiversità, concetto che trasposto in chiave culturale dà l’idea della ricchezza di Palermo e della Sicilia, terre di scambi, incroci, contaminazioni e meticciato. È ispirandosi a questo quadro e alla genesi dell’Orto botanico palermitano, fondato nel 1789 proprio per aprire gli scienziati allo studio delle coltivazioni non locali, che Manifesta 12 ha elaborato il suo concept. Questa ispirazione, mutuata dalla botanica e trasposta sul piano culturale, si traduce in quel cartellone di appuntamenti, mostre ed eventi che mirano a fare di Palermo un giardino dove movimenti e flussi di cose e persone generano diversità, paesaggio e comunità.

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Palazzo Ajutamicristo, Palermo

 

Il giardinaggio come metafora

Alla base di questo ragionamento c’è il pensiero di uno dei curatori della rassegna, il teorico e botanico francese Gilles Clément: sua è, nel 1997, la teoria che il mondo sia un giardino planetario e che all’uomo tocca esserne il giardiniere. Un giardiniere che, però, non piega le specie a sua immagine e somiglianza, ma ne riconosce la propria dipendenza da queste, orchestrando la convivenza all’insegna di uno sforzo di responsabilità comune. Fuori dalla metafora, il discorso sul giardino di Clément vale come chiave per affrontare i cambiamenti climatici e sociali in corso. Il Giardino Planetario ospiterà quattro sezioni, ciascuna delle quali sarà interprete di quattro temi diversi. Il giardinaggio diventerà in pratica l’occasione per entrare nel vivo di questioni come i flussi globali o il rapporto tra centro e periferia, cercando di capire come intervenire recuperando progetti del passato interrotti. Il quartiere della Kalsa sarà il fulcro di Manifesta con l’Orto botanico, il Teatro Garibaldi, Piazza Magione, la Chiesa dei Santi Euno e Giuliano e Palazzo Butera.