AANT e Casa delle donne, il design è una battaglia civile - CTD
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15 giugno 2018

AANT e Casa delle donne di Roma, il design è una battaglia civile

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Gli studenti dell’accademia al lavoro per le volontarie sotto sfratto dal Comune

C’è un format, a Roma, nato in una scuola creativa e che ogni anno proietta in questo periodo i suoi studenti direttamente nel mondo del lavoro, in quell’universo di rapporti che prima o poi, come professionisti, avranno con aziende, committenti e clienti. Il format si chiama 25esima ora ed è un’idea di AANT, l’Accademia delle arti e delle nuove tecnologie che ha sede in piazza della Rovere, in un’antica stamperia a una manciata di minuti dal Vaticano.

Una sfida per i diritti

Ma AANT si trova vicina anche a un’altra realtà storica romana, la Casa internazionale delle donne, il centro di volontariato e ascolto su cui da un anno pesano un’ingiunzione di pagamento di 800 mila euro e una minaccia di sfratto da parte del Comune di Roma. Così, da un’idea della direttrice dell’Accademia, Rossana Quarta, quest’anno 25esima ora si è trasformata nell’occasione per far sposare al design e alla creatività una battaglia civile, e il contest si è svolto direttamente in questo pezzo di storia del volontariato italiano, di cui gli studenti sono stati chiamati a concepire un progetto di design e di comunicazione.

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Gli studenti di AANT alla Casa delle donne di Roma

Studenti e tutor in gara

“La 25esima ora del 2018 è stato un evento catartico e un atto di civiltà” dice Rossana Quarta. Il concorso è una maratona creativa che coinvolge gli studenti di design in una non-stop di 24 ore simili a quelle che può capitare di condurre sul serio per rispettare i tempi di una consegna. Alla maratona partecipano dunque un cliente vero, con una necessità specifica legata al design e alla comunicazione, da cinque a dieci squadre composte da giovani designer guidati e coadiuvati da docenti, professionisti ed ex studenti con funzione di art director o designer senior. Il tempo per consegnare il lavoro dopo il brief con il cliente è di ventiquattro ore. Dopo una notte passata a lavorare, gli studenti incontrano il cliente, presentano le loro proposte e aspettano il verdetto. I vincitore, una squadra di graphic design e una di design, affiancano il cliente nella fase realizzativa del progetto, fino al suo compimento.

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Gli studenti di AANT alla Casa delle donne di Roma

Un evento catartico

Dice Rossana Quarta: “Da questo atto catartico e di civiltà è scaturita un’energia nuova, prorompente, che ha rinnovato il valore del format, ne ha intensificato l’emozione intrinseca e lo ha reso di fatto un momento esperienziale unico per tutti: organizzatori, docenti, studenti e staff. L’eccezionalità della condizione del cliente – non più un referente con un’attività da valorizzare come nelle edizioni scorse, ma un vero e proprio scenario di crisi da analizzare nei minimi dettagli, ha portato gli organizzatori di AANT alla riformulazione del layout della maratona; ne è nato quindi un briefing ‘dislocato’ nella sede della Casa Internazionale delle Donne, dove i partecipanti dalla viva voce delle protagoniste hanno potuto apprendere le pietre miliari della loro storia, il loro vissuto quotidiano, la crisi che stanno vivendo e le loro necessità in termini di comunicazione e riqualificazione del luogo. In un pomeriggio di workshop gli studenti hanno appreso i valori della Casa e interiorizzato la forza che connota queste donne straordinarie, percepito con intensità l’importanza del loro lavoro, e hanno risposto lavorando con una concentrazione senza uguali, impegnandosi per l’intera maratona come mai era accaduto prima, dimostrando una maturità interiore superiore alle aspettative, e anche un’attitudine professionale che va al di là della loro età”.

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Gli studenti di AANT alla Casa delle donne di Roma

La generosità e la festa

Ancora Quarta: “Un ricordo resta più forte di altri: per venticinque ore l’accademia è stata silenziosa, un fatto senza precedenti, e niente avrebbe fatto pensare che centocinquanta studenti stessero lavorando a progetti impegnativi in una competizione senza esclusione di colpi. E alla fine hanno vinto tutti. Sì certo, sono state acclamate le due squadre vincitrici di design e graphic design, ma lo spirito generoso e partecipativo ha aleggiato fino alla fine, con applausi reciproci e selfie di gruppo in piazzetta senza distinzione di squadra. Questo resta di importante: aver fatto qualcosa di buono e aver offerto agli studenti un’occasione unica per misurarsi con temi seri e concreti; e averli visti cambiare in una notte, diventare uomini e donne all’improvviso, e poi di nuovo ragazzi, a competizione finita”.

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Gli studenti di AANT alla Casa delle donne di Roma

I supereroi dei diritti civili

E questo è il messaggio di ringraziamento per i suoi allievi che Quarta ha affidato a Facebook a concorso concluso: “Cari studenti AANT, questa 25esima ora è stata eccezionale e penso che resterà impressa in tutti coloro che vi hanno preso parte. Non era scontato vedervi lasciare l’accademia dopo 25 ore di maratona ancora pieni di energia, carichi a mille e, accidenti, felici. I vostri docenti, li ho già ringraziati personalmente e in gruppo, sono dei super professionisti con una passione da ragazzini. Ma non ho finito di ringraziare, ho tenuto il meglio alla fine. Mentre si concretizzava l’organizzazione della 25esima ora, a un certo punto ho avuto paura. Non la solita, intendiamoci. Chi mi sta più vicino sa che la responsabilità per questo evento made in AANT a un certo punto mi fa venire voglia di dire ‘questa è l’ultima’. Ho avuto paura di proporvi un tema troppo lontano dal vostro vissuto, troppo difficile, qualcosa di troppo politico nel senso più vero che questa parola ha per me. E invece. Invece siete stati eccezionali. Vi ho osservati nella Casa Internazionale delle Donne e il vostro ascolto e il vostro silenzio mi hanno colpito profondamente, l’applauso lunghissimo alla fine del briefing mi ha commosso. Siete diventati all’improvviso dei super eroi ingaggiati in una battaglia di orgoglio civile. La vostra capacità di raccogliere una sfida così difficile e articolata mi ha resa orgogliosa. In pochissimo tempo avete colto il senso profondo di un luogo che è un organismo vivo e vibrante, e avete fatto il vostro lavoro con rigore e allegria, creatività e competenza, passione e obiettività. E ci avete messo cuore e testa. Mi dicono ‘sono diventati di colpo degli adulti geniali’, oppure ‘sono stati bravi’ e sapete che qui nessuno regala niente, però questa volta è giusto dire qualcosa in più. Insomma siete dei grandi e io che peso le parole al milligrammo non posso dirvi che questo. Grazie, mi avete sorpreso, commosso, resa fiera e avete fatto delle cose bellissime. Che, oltretutto, ‘funzionano’”.

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Gli studenti di AANT alla Casa delle donne di Roma