Acquadùci e Trame Siciliane, nell'isola un rifornimento di design - CTD
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Virginio Briatore

30 luglio 2018

Aquadùci e Trame Siciliane, nell’isola un rifornimento di design

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La stazione di servizio con l’area giochi e relax e i taglieri in legno ispirati alla tradizione: la vitalità della Sicilia Occidentale nei progetti di due creativi

Valeria Ingrao, giovane architetto di Alcamo, ha realizzato un progetto raro: portare acqua e verde, giochi e serenità in un distributore di benzina. Siamo oltre l’America, al di là di Bagdad Cafè, siamo da qualche parte tra Babilonia e Granada.

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Il percorso d’acqua di Acquaduci nella stazione di servizio progettata a Birgi, Trapani, dall’architetto Valeria Ingrao

Passaggio – Pausa – Nodo – Acqua. Sono quattro le parole che descrivono il progetto voluto dai signori La Franca, imprenditori del carburante di Castellammare del Golfo. Il progetto si chiama Acquadùci, che in Sicilia significa acqua dolce, e che in Provenza il buon Petrarca cantava con le chiare, fresche e dolci acque.

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Il percorso d’acqua di Acquaduci nella stazione di servizio progettata a Birgi, Trapani, dall’architetto Valeria Ingrao

Siamo a Birgi, a poca distanza da Trapani, in prossimità dell’omonimo aeroporto che collega la Sicilia occidentale con il resto del mondo e vicini a Marsala, con le sue saline, luoghi di turismo e cultura millenaria. La costa è quella ovest e a mezzora di traghetto ci sono le isole Favignana, Marettimo e Levanzo.

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Acquaduci, la stazione di servizio con l’area riposo e dedicata ai più piccoli progettata da Valeria Ingrao a Birgi, Trapani

I La Franca hanno voluto realizzare in questo spazio un’area di servizio, all’interno della quale i viaggiatori in sosta per il rifornimento di carburante possano riposarsi e usufruire di alcuni servizi essenziali.

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Le maioliche colorate della gebbia di Acquaduci

Racconta Valeria Ingrao: “In fase avanzata di realizzazione della stazione di servizio vengo contattata dai clienti che mi chiedono di progettare il paesaggio, gli attraversamenti, gli spazi comuni di tutta l’area, un parchetto con alcuni giochi per bambini. Il fulcro del progetto è Acqadùci, un piccolo parco che trasforma la sosta in momento di ristoro grazie all’acqua, attraverso un percorso di trenta metri che si compie tra il terrazzamento e la gebbia che la raccoglie e la scompone in riverberi luminosi con le sue maioliche colorate. Una passeggiata lungo il corso d’acqua, giocando con cerchi in parte appoggiati, in parte a sbalzo sull’acqua che lo percorrono tutto e lo attraversano, con terrazzamenti ad ospitare i viaggiatori”.

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La gebbia di Acquaduci, progetto dell’architetto Valeria Ingrao. Sullo sfondo, il traliccio che da limite diventa un elemento del paesaggio, ben illuminato

La gebbia è la tipica vasca siciliana in muratura grezza, utilizzata per l’irrigazione dei campi. Le piante aromatiche, il prato e gli alberi principali messi a dimora nel terreno sono tutte piante autoctone, capaci di ristabilire un rapporto con la storia del territorio; le pavimentazioni scelte sono locali ed ecologiche. L’architetto ha lavorato con il ‘cemento lavato’ cambiando gli inerti che disegnano e colorano la pavimentazione; la passeggiata è trattata con cemento liscio poi tagliato, per disegnare una pavimentazione astratta; il piccolo teatro formato da due terrazzamenti è costruito con pietrame a secco, le ampie sedute sono ammorbidite dal prato; il progetto di illuminotecnica realizza una luce rarefatta, illuminando anche quell’ingombrante traliccio che da limite diventa punto di forza.

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Le maioliche colorate della gebbia di Acquaduci di notte

Conviene ritardare il pieno e se serve deviare il cammino, pur di rifornirsi in un distributore d’acquaduci!

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Il percorso di acqua di Acquaduci

Teste di moro e arancini, il design passa dal folclore

Gabriele D’Angelo dopo la laurea magistrale in Design all’Università di Firenze è rientrato in Sicilia perché, parole sue, “le mie ispirazioni provengono tutte da qui, dalla materia di questi posti, dal patrimonio iconografico, dalle architetture e dagli stili che qui si perpetuano e mischiano da secoli. Il mio modo di progettare tende a sintetizzare questi stimoli e a rendere i miei progetti ‘leggeri’, semplici e funzionali, cercando di non aggiungere a essi più del necessario”.

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Tagliere Testa di moro, di Gabriele D’Angelo per Trame Siciliane

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Tagliere Carretto, di Gabriele D’Angelo per Trame Siciliane

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Tagliere Maiolica, di Gabriele D’Angelo per Trame Siciliane

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Porta arancini, di Gabriele D’Angelo per Trame Siciliane

Partendo da un’idea di Riccardo Ferrantelli, titolare dell’omonima falegnameria attiva ad Alcamo dal 1930, D’Angelo ha sviluppato con lui il brand Trame Siciliane: una collezione di taglieri che reinterpretano alcuni classici legati all’iconografia siciliana e al suo folclore, usati anche per servire con grazia e cultura le nuove estetiche del cibo. Pregevole, per fattura e concetto, la piccola collezione di mobili contenitori, realizzati sempre dalla storica falegnameria, che utilizzano in gran parte legni di recupero ed esprimono nuovi pensieri d’arredo.

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Tavolini Multiessenza, di Gabriele D’Angelo per Trame Siciliane

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Madia Multiessenza, di Gabriele D’Angelo per Trame siciliane

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Madia Multiessenza, di Gabriele D’Angelo per Trame Siciliane