Design & Designers

Alessandra Apos, l’immaginazione è una mappa aperta

Geometrie fantastiche e topografie della mente scolpite sulla pietra leccese, una mostra a Roma

Inseguendo il proprio filo – mentale, geografico, della memoria – ognuno può arrivare pressoché dappertutto. Il bello dello svolgere questo filo personale, più che l’approdo, è il viaggio stesso. Un viaggio che nel caso di Alessandra Apos, architetto e designer, diventa l’occasione per costruire mappe immaginarie in cui design contemporaneo e materiali della tradizione s’incontrano in opere inedite e suggestive.

Immaginario aperto è il nome della mostra che fino all’11 gennaio ospita a Roma, nello spazio Label201, queste mappe scolpite anche nella pietra leccese, eppure “aperte” all’interpretazione soggettiva, quasi un suggerimento a svolgere ciascuno un proprio percorso. Ma Immaginario aperto è anche il progetto di Aposmaps, ricerca sperimentale, esplorazione di un segno, disegno, trama, connubio tra arte e design, ideato da Alessandra Apos e Andrea Persano. Si tratta di disegni su cartoncino, tracciati istintivi, disegnati a penna in un’alternanza di bianchi e neri, positivi e negativi in modo che vi possano riconoscere profili di figure o immagini familiari. Figure zoomorfe, elementi vegetali e urbani che affiorano per caso o con l’aiuto di piccoli punti.

“La mappa non riproduce un inconscio chiuso su se stesso, essa lo costruisce”,  scrivevano Gilles Deleuze e Fèlix  Guattari in Mille piani, come ricorda nelle note alla mostra la storica dell’arte Elena Giulia Abbiatici: “Noi siamo le carte che tracciamo e l’immaginario che vediamo. La mappa esprime l’identità del percorso individuale e dei tanti percorsi possibili; si confonde con il suo oggetto, in quanto la traccia stessa è movimento. E’ una mappa fatta di ‘linee di fuga’ nel senso letterale che Deleuze e Guattari hanno dato a questa formula… In un contesto sociale de-territorializzato, il termine ‘mappa’ diviene sempre più astratto e limitato ad una visione panoramica su Google Street View o ad una visione contingente su navigatori online – quelli che limitano lo spazio ad un’indicazione di percorso e ci escludono una concezione geografia d’insieme. Le attività umane si stanno de-materializzando e dislocando, la geografia politica disgregando e la cartografia diviene uno dei problemi principali nella comprensione del mondo”.

Nella mostra, le opere di Alessandra Apos sono accompagnate da One Home, opera multicanale di Ynaktera, come una colonna sonora del viaggio nella percezione continua degli ambienti umani contemporanei, suoni che si sovrappongono tracciando segni e altre mappe mentali da rielaborare ciascuno a modo proprio. Inoltre, è allestita la nuova produzione di segni su carta e su tela, accompagnati dai Vasi della linea outdoor e dai Gatti realizzati in collaborazione con Pimar, azienda pugliese leader nell’estrazione e nella lavorazione della pietra leccese. In mostra, ancora, la collezione di ceramiche dalle linee geometriche ideate da Apos con il designer Andrea Persano e realizzata nel 2016 dal ceramista Andrea Margiotta.

Scrive Carlo Martino in un testo che accompagna la mostra: “Lo Spazio proposto da Alessandra Apos è allo stesso tempo uno Spazio di evasione e uno Spazio di inclusione, che ci fa evadere con l’immaginazione e ci coinvolge per l’affinità che abbiamo con le immagini topiche. Uno spazio che gioca anche con l’ambiguità interpretativa, la polisemia, per cui accade che quelle che potrebbero apparire come isole di un tessuto urbano, grazie ad un singolo puntino si trasformino in sagome di gatti. Il risultato estetico è in piena sintonia con la contemporaneità, segnata come aveva già previsto Italo Calvino nelle sue Lezioni Americane, dalla molteplicità. Segni che diventano frammenti, ripetuti e molteplici, tenuti insieme da tracciati viari a formare delle unità morfologiche compatte e autonome. Nella mostra Immaginario aperto, nelle sperimentazioni sulla pietra leccese – materia del territorio della Apos – compaiono per la prima volta delle versioni tridimensionali delle mappe, in cui il segno diviene solco, a dimostrazione della grande versatilità delle texture elaborate dall’autrice, versatilità già dimostrata d’altronde nelle opere precedenti, in cui i segni reagivano ed enfatizzavano le forme dei supporti ceramici”.

Foto di Cinzia Comadé

Share:

Leave a reply