Alessandro Gorla, un designer a capo della Factory Quasar - CTD
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Paolo Casicci

8 Dicembre 2020

Alessandro Gorla, un designer alla direzione creativa di un fab lab

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La Factory di Quasar: un laboratorio che dall’accademia si apre alle aziende. E in primavera un e-commerce con prodotti (anche) degli studenti

C’è una Factory nuova di zecca, a Roma. Ha i macchinari e gli strumenti del classico fab lab, ma l’anima è quella del design. La Factory è infatti uno spin off di Quasar Institute for Advanced Design, accademia romana del progetto con oltre trent’anni di storia. E alla direzione creativa della Factory c’è dalla nascita, questo autunno, un designer, Alessandro Gorla, titolare di Studio Algoritmo, docente Quasar e coordinatore di corsi di laurea e master presso l’istituto della Capitale.

Alessandro Gorla, che cosa vuol dire un (altro) fab lab a Roma e nel Lazio, terra di fab lab e della Maker Faire?

Forse non parlerei di fab lab vero e proprio, ma di una sorta di sua evoluzione. Non siamo il classico laboratorio di rapid prototyping, dove è possibile consegnare un file e ritirare il prodotto una volta ultimato ma, essendo Quasar Design Factory una realtà interna ad un’Accademia di Design, ci poniamo al servizio della prototipazione dei progetti dei nostri studenti (che devono partecipare in maniera attiva ai processi produttivi), ma anche di aziende esterne e start-up, e credo che la mia esperienza di docente e designer permetta un dialogo molto proficuo tra realtà che non sempre si pongono in contatto.

Il laboratorio, fortemente voluto dalla nostra C.E.O., la dottoressa Luna Todaro, vuole delinearsi come una realtà attiva nel design per quanto riguarda la creatività, la sperimentazione e la produzione, aprendo le sue porte verso il mondo produttivo nazionale e internazionale, con l’obiettivo di creare un polo culturale e un circolo virtuoso tra studenti, aziende e università. Il fine è quello di operare come un vero e proprio centro ricerche, con l’ottica di sperimentare e migliorare nuovi linguaggi e processi produttivi (che poi è sempre stato uno dei compiti dei designer).

Foto Gianmarco Guarascio

Ad esempio, alcuni giorni fa, è entrato in produzione un progetto di uno studente sviluppato all’interno del laboratorio di progettazione del Master in product Design & Made in Italy che dirigo. Durante il percorso didattico gli studenti si sono cimentati con la progettazione di prodotti per Slalom, realtà produttiva che si occupa di sistemi fonoassorbenti e, dopo le prototipazioni avvenute all’interno del lab, uno di essi è stato appunto selezionato, entrando nel catalogo prodotti dell’azienda. 

Ci apriamo al mondo produttivo nazionale e internazionale con l’obiettivo di creare un polo culturale e un circolo virtuoso tra studenti, aziende e università. Il fine è quello di operare come un vero e proprio centro ricerche

Un percorso simile è avvenuto con Forma&cemento, azienda produttrice di arredi e complementi in laterizio, per la quale gli studenti del Master, coadiuvati dagli Architetti Sante Simone e Alessandro Zappaterreni, hanno sviluppato una collezione di mattoni dal nome OPUS, che è stata presentata insieme agli altri prodotti dell’azienda all’ultima edizione d EDIT Napoli. Per realizzare i mattoni gli allievi hanno progettato e realizzato stampi sfruttando tutte le tecnologie presenti in #QDF, ovvero taglio laser, stampa 3D, termoformatura, fresa CNC, per poi colare all’interno degli stessi il cemento fornito dall’azienda. In questo momento, sempre all’interno del laboratorio del Master, stiamo collaborando con SLAMP per definire una linea di lampade per l’outdoor, non siamo ancora pronti, ma non vedo l’ora di cimentarmi insieme agli studenti nel taglio, piegatura e termoformatura del loro fantastico tecnopolimero…

Stampi per Formacemento, foto Flavia Rossi

Che cosa vuol dire oggi per un designer dirigere un fab lab?

Vuol dire non perdere contatto con il progetto, immergersi completamente e profondamente nei processi per capirne le dinamiche produttive. La visione di un progettista già impegnato a diversi livelli nella definizione di prodotti è quella che spesso manca all’interno dei fab lab e spero che questo mio ruolo di direttore creativo possa dare quel qualcosa in più nelle fasi di ideazione e di sviluppo dei progetti.

A livello personale ho la possibilità di apprendere nuovi processi, conoscere caratteristiche e potenzialità dei materiali, fare sperimentazione. Conto anche di coinvolgere colleghi designer del territorio e non, per aiutarli nella definizione e ottimizzazione dei prototipi pensati sia per produzioni industriali che per piccole serie. Un laboratorio come il nostro può essere molto utile a studi di progettazione e aziende in procinto di produrre prodotti, come accaduto con alcuni progetti del mio studio (Studio Algoritmo n.d.r.) per il quale abbiamo appena realizzato un prototipo di massima in legno tagliato al laser e piegato (con dettagli realizzati in stampa 3D) per United Pets, la quale doveva verificare le dimensioni reali di un prodotto che poi sarà realizzato con stampo rotazionale. Oppure con UPgroup, storica azienda di Carrara per la quale abbiamo prodotto un prototipo in scala in PMMA tagliato al laser di una panca in marmo attualmente in fase di sviluppo e lo abbiamo fatto utilizzando scarti di lavorazioni precedenti (seguendo il concept della panca stessa), a dimostrazione del fatto che spesso i modelli, se ben studiati, non devono necessariamente costare molto.

La visione di un progettista già impegnato a diversi livelli nella definizione di prodotti è quella che spesso manca all’interno dei fab lab e spero che questo mio ruolo di direttore creativo possa dare quel qualcosa in più nelle fasi di ideazione e di sviluppo che serve

Dice Francisco Gomez Paz, designer e Compasso d’Oro per la sedia Europia, che l’uomo è uscito dalle caverne non perché designer ma perché ha avuto verso il mondo un approccio da designer. Ti ritrovi in questo pensiero? 

Assolutamente si, così come l’uomo delle caverne si è trovato a manipolare e a mettere a sistema ciò che la natura gli regalava, arrivando a produrre manufatti necessari alla sopravvivenza, scoprendo e utilizzando una tecnologia produttiva (sasso contro sasso), così per noi è possibile trovare nuove strade attraverso la ricerca, lo studio della materia, delle sue caratteristiche e di ciò che abbiamo a disposizione per modificarla.

Non dobbiamo pensare che in uno spazio come il nostro venga delegato tutto alla tecnologia, anzi, un po’ come è successo per l’uomo delle caverne e i suoi primi strumenti, in #QDF c’è molta manipolazione (sia scultorea che meccanica). Sicuramente c’è un dialogo continuo tra virtuale e materico, ma ci troviamo comunque di fronte a una evoluzione dell’artigianato nella quale l’approccio da designer spinge verso la costante ricerca di innovazione nei materiali e nei processi produttivi.

Infine posso dire che durante l’età della pietra gli umani si ritrovavano intorno al fuoco per sentirsi al sicuro e beneficiare delle interazioni sociali, anche al giorno d’oggi tutti provano un piacere ancestrale di fronte a un camino acceso, ma a noi capita molto spesso di imbambolarci di fronte a una stampante 3D o a una fresa a controllo numerico durante una lavorazione e anche questo è un punto di contatto con i nostri avi…

Davide Tranchina, foto Gianmarco Guarascio

Non dobbiamo pensare che in uno spazio come il nostro venga delegato tutto alla tecnologia, anzi, un po’ come è successo per l’uomo delle caverne e i suoi primi strumenti, in #QDF c’è molta manipolazione sia scultorea che meccanica. Sicuramente c’è un dialogo continuo tra virtuale e materico

Un fab lab come palestra di talenti: è possibile? 

Certo, lo deve essere. Il progetto prevede proprio l’inserimento di studenti Quasar all’interno del laboratorio. Per me è stato un grande piacere accogliere nel team due ragazzi come Bianca Putotto e Gianmarco Guarascio, brillanti diplomati in Habitat Design messi sotto contratto dall’Istituto come junior designer e assistenti tecnici. Oltre a essere una grande risorsa per l’Istituto che li ha formati, all’interno di #QDF i nostri giovani talenti possono accrescere le proprie skills sia per quanto riguarda l’uso dei macchinari che lo sviluppo progetti di studenti e aziende. Oltre a me, Bianca e Gianmarco, il nostro lab può contare su Davide Tranchina, sviluppatore e tecnico di laboratorio specializzato che ha lavorato in fab lab di altri atenei e la cui esperienza sul campo lo rende la chioccia perfetta per la formazione dei nostri neo professionisti. 

Oltre agli inserimenti diretti di studenti che hanno finito il loro percorso di studi, c’è la possibilità di accogliere allievi ancora impegnati in corsi triennali, professionali e master, per poter svolgere esperienze formative in laboratorio.

Altra fase importante del progetto è quello di creare un e-commerce con prodotti ideati dai nostri corsisti e prodotti nel laboratorio. E’ già stata lanciata la call e selezioneremo presto le proposte, per poi lanciare il nuovo canale in primavera. In questo modo i nostri giovani talenti avranno la possibilità di firmare prodotti e percepire royalties, senza aspettare anni per entrare nel mercato come designer, come è successo a me…

Il team QDF: da sinistra. Alessandro Gorla, Davide Tranchina, Gianmarco Guarascio e Bianca Putotto

Lanceremo un e-commerce con prodotti ideati dai nostri corsisti e prodotti nel laboratorio. E’ già stata lanciata la call e selezioneremo presto le proposte, per poi lanciare il nuovo canale in primavera. In questo modo i nostri giovani talenti avranno la possibilità di firmare prodotti e percepire royalties

 

Chi si rivolge a voi? 

Studenti, aziende e progettisti… L’ultimo lavoro al quale siamo stati chiamati a partecipare si chiama “Lettere sospese”, una installazione progettata dall’architetto Francesco Carofiglio che sarà esposta a fine dicembre 2020 nella nuova sede del Consiglio regionale Puglia a Bari, un progetto che vuole rendere omaggio ai 70 anni dalla prima produzione della Lettera 22, storica macchina da scrivere della Olivetti progettata da Marcello Nizzoli nel 1950 e vincitrice del Compasso d’oro nel 1954. Dato che l’operazione prevede la nostra interpretazione e creazione di 70 modelli (in scala reale) di Lettera 22, stiamo sfruttando al massimo il potenziale di #QDF, visto che il processo ha previsto la modellazione e stampa 3D a filamento plastico del master, che poi è servito a creare stampi in silicone, nei quali viene colata la resina epossidica colorata tramite pigmenti in polvere. Le casseforme sono state realizzate con fogli di compensato tagliati al laser, così come l’impianto delle tastiere in plexiglas. 

Come orientate i progetti e i clienti? 

Ogni progetto che ci viene proposto prevede uno studio approfondito per cercare prima e proporre poi al cliente la soluzione più efficace sia in termini prestazionali, estetici e di contenimento dei costi. #QDF è una realtà consolidata in quanto spin-off dell’istituto, ma avendo la mia squadra ricevuto l’incarico da settembre siamo già in grande crescita esponenziale, a dimostrazione che, se ben comunicato, il dialogo azienda-università-studenti funziona.

Foto Gianmarco Guarascio

Che cosa pensi della stampa 3d? Per anni se ne è parlato come del futuro:  oggi è uno strumento scontato come tanti o ha ancora molto da dire? 

Quello che posso dire è che all’interno di #QDF la stampa 3D è una realtà consolidata, non tanto nella produzione diretta di oggetti (ci sono ancora troppi limiti, altrimenti vedremmo molti più prodotti sul mercato realizzati con questa tecnica), ma a supporto della stessa. I casi sopra citati mostrano come questa tecnologia sia uno strumento di grande utilità nei processi realizzativi.

Inoltre non esiste solo la stampa a filamento plastico ed il laboratorio mette a disposizione di docenti, studenti e aziende anche stampanti 3D a polvere di nylon e resina, il che ci permette di coprire uno spettro pressoché infinito di applicazioni, dalle più grossolane alle più dettagliate (senza dimenticare Termoformatrice, fresa CNC, taglio laser CO2, Stampante UV, Scanner 3D). Questa flessibilità ovviamente consente anche usi più propriamente creativi, ad esempio abbiamo in cantiere la realizzazione di una capsule collection di oggetti realizzati con la nostra stampante per la ceramica, dove mi piacerebbe invitare creativi di mondi diversi e divergenti. 

La stampa 3D è una realtà consolidata, non tanto nella produzione diretta di oggetti (ci sono ancora troppi limiti), ma a supporto della stessa. Queste tecnologie non sono una novità assoluta, ma sicuramente permettono di esplorare linguaggi inediti

Queste tecnologie non sono una novità assoluta, ma sicuramente permettono di esplorare linguaggi inediti, ibridando e ponendo a dialogo materiali di natura diversa, tecnologie e ambiti creativi differenti.

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