Alissa Rees, quando il design è paziente | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

12 aprile 2018

Alissa Rees, quando il design è paziente

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Flebo indossabili, sanitari per bambini… La creativa olandese che rende più facile la vita ai malati

Il design può cambiare la vita, specialmente a chi è costretto a trascorrerla in una stanza d’ospedale. Il Fuorisalone di Milano non è soltanto l’occasione per ammirare le ultime novità dell’arredo o le installazioni emozionali che aprono finestre sul futuro, ma anche un modo per gettare un faro sui designer che hanno dato alla loro creatività una missione sociale. Come Alissa Rees, ventiseienne olandese laureata alla scuola di Eindhoven. Nel suo caso il progetto non è soltanto lavoro, ma testimonianza ed esperienza di vita.

La sua è una (bella) storia che inizia nel 2011, quando Alissa, all’epoca studentessa in filosofia, s’ammala di leucemia e viene ricoverata per sottoporsi a un delicato trapianto di staminali da sangue cordonale. Quell’esperienza, fatta di dolore e paura, ma anche di ambienti asettici e spogli, di pasti sempre uguali e nessun contatto con la natura, la segna come avrebbe fatto con chiunque altro. Alissa ne esce guarita ma provata al punto da decidere di cambiare sogni e ambizioni professionali. Abbandona la filosofia e abbraccia il design. La sua prima creazione è una coppia di biglietti illustrati, uno con la data di nascita e l’altro con quella di ri-nascita, ovvero del trapianto. Alissa li invia a tutte le persone che in un modo o nell’altro le sono state vicine in quel periodo. “Non soltanto il mio sangue, i miei capelli e il mio corpo erano cambiati, ma anche la mia visione e la mia prospettiva”.

Da allora, Alissa dà vita a una serie di prodotti che, sinteticamente, potremmo definire di design medicale, ma che in realtà sono un modello di empatia applicata alle esigenze dei pazienti e un modo per riconcepire gli strumenti al servizio dell’uomo in condizioni di difficoltà. Nelle venti collezioni di Alissa, che sarà presente al FutureDome nel distretto di Ventura Future del Fuorisalone, ci sono set di portacandele per scaldare l’atmosfera vicino al letto d’ospedale, deflussori per flebo indossabili attraverso comodi indumenti imbottiti che non impediscono al malato di muoversi. E ancora piccoli oggetti in stoffa da masticare e mettere in bocca e destinati ai più piccoli: servono letteralmente a far familiarizzare i bambini con tutta una serie di microbi in cui è difficile imbattersi nella vita di città e da cui è invece utile immunizzarsi via via che si cresce. Anche questa una collezione a suo modo poetica, che nasce dall’esperienza di una donna uscita dalla malattia con un sistema immunitario nuovo e fragile, esposto a tutte le prove del caso.

 

Poetico è anche Balance your bead, alla lettera “bilancia le tue perline”, un gadget pensato per pazienti cronici costretti a misurare quotidianamente le forze prima di decidere se muoversi o riposare ancora. L’oggetto contiene trenta perline, una per ogni giorno del mese. Le perle rosse rappresentano i giorni di attività, quelle blu il giorno di riposo. Quando le perline di un colore hanno superato quelle dell’altro, vuol dire che si è in debito di forze o di riposo e che dunque è ora di cambiare programma. C’è anche la versione con quattordici perline, pensata per chi è in vacanza.

Il progetto che Alissa porta a Milano si chiama HH: una visione olandese di salute e felicità, e non è l’unico nel suo genere che arriva alla Design week. Ventura Future, con il supporto dell’Ambasciata olandese in Italia, ha selezionato sette designer che presentano progetti medicali: Johan Viladrich, Nienke Helder, Gerjanne van Gink, Tamara Hoogeweegen, Alissa Rees, Rebekka Evita Strenk e Aurore Brard.

Il tema è affrontato in tante maniere differenti. Si passa dalle soluzioni pratiche per la vita di tutti i giorni (coltelli da cucina, calzascarpe, deambulatori e altri oggetti frutto di ricerche sull’ergonomia) a set di oggetti pensati per superare le disfunzioni sessuali sviluppate a seguito di traumi da molestie sessuali. Sexual Healing è un’idea di Nienke Helder: un insieme di oggetti sensoriali e touch, da utilizzare al di fuori dell’ambiente clinico. Tutti i progetti saranno esposti al FutureDome.