Alla fine della Fiera, 12 cose che ricorderemo della Milano Design Week - CTD
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Paolo Casicci

18 aprile 2019

Alla fine della Fiera, 12 cose che ricorderemo della Milano Design Week 2019

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Tra tanti allestimenti, spiccano pochi prodotti. Ecco dove abbiamo trovato eccellenza o spunti di innovazione

Unifor, tra le archistar e i talenti

Alla fine di una settimana in cui le suggestioni sono arrivate per lo più da mostre e allestimenti e meno da collezioni e prodotti, è fatale affidarsi alle certezze storiche. A partire da Unifor, baluardo dell’industria italiana del mobile a vocazione internazionale. Quest’anno, poi, il marchio per uffici del gruppo Molteni festeggiava i cinquant’anni e lo ha fatto con un allestimento elegante, monumentale e raffinato pensato da Ron Gilad nel Palazzo di Brera e con una performance ispirata alla vita in ufficio, inscenata dagli allievi dell’Accademia e a cura di Francesca Molteni. La collezione Unifor di mobili per ufficio parla la lingua delle archistar, da Renzo Piano a Norman Foster, ma a noi piace segnalare Touch Down, il tavolo nomade su ruote di Studio Klass, regolabile in altezza, richiudibile e adattabile a un ufficio realmente contemporaneo.

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Touch Down, il tavolo da lavoro “nomade” di Studio Klass per Unifor

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Il tavolo di Norman Foster per Unifor intorno cui è stata inscenato uno show degli allievi dell’Accademia di Brera, a cura di Ron Gilad e Loredana Putignani, prodotto da Francesca Molteni)

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L’installazione di Unifor nel palazzo dell’Accademia di Brera, per celebrare i cinquant’anni del marchio. A cura di Ron Gilad

Fratelli Campana, tutto il lusso dell’ecologia

Difficile trovare nella produzione dello studio brasiliano anche solo un inciampo. In qualsiasi contesto e con qualsiasi prodotto si cimentino, Humberto e Fernando portano originalità, raffinatezza, ricerca e inventiva, sfidando l’eccesso ma tenendosi sempre diverse spanne sotto il glamour fine a se stesso. A Milano erano presenti con diverse opere, tra le quali i divani, le poltrone e i vasi per la collezione Objets Nomades di Louis Vuitton (in splendido abbinamento, al Palazzo Serbelloni in corso Venezia, con il paravento Mandala di Zanellato e Bortotto), mentre nell’appartamento di via Palermo 1 hanno realizzato per Melissa un enorme uncinetto ricoperto di fili di plastica intrecciati a crochet, fabbricato con scarti di produzione e riciclabile, e per Interni un’installazione green, le colonne verdi Sleeping Piles all’Università Statale.

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Bulbo, la poltrona dei Fratelli Campana per la collezione Objets Nomades portata da Louis Vuitton a Palazzo Serbelloni in corso Venezia

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L’enorme uncinetto con fili di plastica intrecciati a crochet dei Fratelli Campana per il brand di scarpe Melissa, in via Palermo 1

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Fratelli Campana, l’installazione per Human Spaces nel cortile dell’Università Statale, a cura di Interni

Caffè populaire, il tavolo sociale ad Alcova rende omaggio ad Albini

In un Fuorisalone ad alto tasso di empatia, dove moltissimi allestimenti invitavano all’interazione – con le opere, ma anche tra gli esseri umani – spiccava il Caffè populaire nato dalla collaborazione tra Dwa Design Studio di Milano e il marchio canadese di illuminazione Lambert & Fils. Il doppio tavolo sociale, nello spazio di Alcova in via Popoli Uniti, era un invito a mollare il cellulare e a socializzare con gli sconosciuti tra un prosecco e una fetta di torta. Da sottolineare il materiale usato per il tavolo, il Silipol creato da Franco Albini comprimendo polvere di marmo e granito con pigmenti colorati che insieme danno vita a lastre. In Silipol sono realizzate le pareti della metropolitana milanese: una continuità e un omaggio al design locale degno di nota.

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Il Caffè populaire di Dwa Design Studio con l’illuminazione di Lambert et Fils. Ad Alcova in via Popoli Uniti. Il tavolo sociale omaggia Franco Albini

Dotdotdot, il made in Italy alla prova dell’interaction design

Impossibile non apprezzare lo sforzo creativo dei dotdotdot in Fiera. Lo studio milanese di design multidisciplinare fondato nel 2004 ha realizzato all’ingresso dello stand di Design Holding (la società proprietaria di Flos, B&B Italia e Louis Poulsen) un wall interattivo di circa 80 metri complessivi per raccontare le principali storie di design dei tre marchi e la rispettiva abilità nello scoprire talenti e proporre oggetti iconici. Inventiva e stile italiani per un progetto di interaction design e user experience pensato per un pubblico non di soli addetti ai lavori e per il grande flusso di visitatori della Fiera. Una forma giocosa e intelligente di storytelling aziendale che in effetti ha rapito chiunque vi sia capitato davanti.

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L’installazione interattiva per complessivi 80 metri dei dotdotdot per lo stand di Design Holding, titolare dei marchi Flos, B&B Italia e Louis Pulsen. Forse, lo stand più grande mai visto al Salone. Di sicuro, uno dei più belli mai visti, Allestimento di Calvi e Brambilla

Umberto Riva, la lezione di un maestro

I maestri non sono mai abbastanza nella settimana del design. L’omaggio a Umberto Riva in scena – fino al 5 maggio – alla galleria 10 Corso Como per la Fondazione Sozzani è duplice. Un filmato di Francesca Molteni e Claudia Adragna riprende il decano dei nostri progettisti attivo a 91 anni nel suo studio ai Navigli.  Imperdibile Riva che, davanti alla telecamera, racconta di come avrebbe potuto progettare qualsiasi cosa, “anche un tempio”. E imperdibili, nella location di 10 Corso Como, anche la collezione di lampade e disegni allestita dallo stesso Riva. La curatela della mostra è di Gabriele Neri che al progettista ha dedicato un prezioso volume, Interni e allestimenti, edito da LetteraVentidue.

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Forme, Umberto Riva architetto e designer: la mostra della Fondazione Sozzani, 10 Corso Como, a cura di Gabriele Neri con video di Francesca Molteni e Claudia Adragna

Dimorestudio, visioni irripetibili nel nome di Gabriella Crespi

Ancora una conferma per Emiliano Salci e Britt Moran. Il duo che da anni detta lo standard dell’interior design colto, glamour e raffinato quest’anno s’è fatto in quattro. Nella location di via Solferino, come al solito presa d’assalto con lunghissime code, l’omaggio alle Visioni di Gabriella Crespi. Salci e Moran sono riusciti a convincere Elisabetta, figlia ed erede di Gabriella, a rimettere in produzione in esclusiva mondiale pezzi come tavoli bassi, lampade da tavolo e da terra, applique, bronzi, ottoni, lacche e acciai artigianali fatti a mano, frutto di una stagione irripetibile del design italiano. All’ex Cinema Arti, Interstellar era l’allestimento dark, molto anni Sessanta con virate disco, per presentare la nuova collezione del duo. E suggestivo, anch’esso nell’ex cinema, il Progetto Tessuti, con le stoffe e le foto delle stesse scattate da Andrea Ferrari.

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Dimorestudio celebra con Visioni il design di Gabriella Crespi, di cui lo studio di Emiliano Salci e Britt Moran riediterà in esclusiva mondiale una serie di pezzi

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Dimorestudio celebra con Visioni il design di Gabriella Crespi, di cui lo studio di Emiliano Salci e Britt Moran riediterà in esclusiva mondiale una serie di pezzi

Ecole Camondo, l’interior design in blu Klein espugna il Barocco

Il Teatro del giorno degli studenti francesi della prestigiosa scuola di design fondata nel 1944, per la prima volta a Milano sotto la guida di Mathilde Bretillot, era un’oasi di vivacità e rigore nella Copper Room di Palazzo Litta, dove sei elementi in blue Klein erano disposti in armonia per dimostrare il ruolo e l’importanza dell’interior architect. Il contemporaneo alla conquista del Barocco.

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Sei pezzi in blue Klein disposti nella Copper Room di Palazzo Litta per testimoniare il valore di un interior architect. Il lavoro della Ecole Camondo

Vito Nesta, la maturità di un talento alle prese con la storia

Il designer del Grand Tour alla prova della maturità, perfettamente a suo agio, con la curatela di Annalisa Rosso, nelle stanze del Grand Hotel et de Milan dove Giuseppe Verdi visse trent’anni, compose il Nabucco e morì nel 1901. Un allestimento,  che pesca nella storia e la reinterpreta in perfetto equilibrio tra omaggio e stile personale. Pelle (fornita dall’azienda Bonaudo che ha sposato il progetto), ceramica e palette confermano l’attitudine onirica di questo talento alle prese non più soltanto con collezioni di oggetti narrativi, ma con interni complessi che una storia l’hanno già. Nesta è bravo nel sovrapporre la sua, in un gioco sofisticato eppure leggere di rimandi emotivi.

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L’omaggio a Giuseppe Verdi nelle stanze del Grand Hotel et de Milan in cui il musicista compose il Nabucco e morì nel 1901. Vito Nesta con la curatela di Annalisa Rosso

Eileen Fisher, la (vera) circolarità da indossare

Di tutte le installazioni e mostre di prodotti ispirate al design circolare, spesso frutto più di furbe operazioni di marketing che di genuina coscienza ambientale, scegliamo Waste no more di Eileen Fisher, ospitata da Rossana Orlandi. Eileen Fisher è la fashion designer anglosassone titolare della company che produce abbigliamento riciclando e riutilizzando scarti e vestiti usati provenienti dalle sue stesse collezioni. L’allestimento in total white a cura di Lidewij Edelkoort e Philip Fimmano ha dato vita a uno spazio quasi spirituale.

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La sartoria di Eileen Fisher, marchio di moda sostenibile. Al Fuorisalone esponeva in uno spazio total white da Rossana Orlandi

Scuola superiore d’arte applicata del Castello Sforzesco, il game design con l’aiuto da casa

I marziani del Fuorisalone. Arrivare a Base, nell’ex Ansaldo, accanto ai “futurologi” di Ventura Project per inventare un gioco – con l’aiuto “da casa” del pubblico collegato via social network, interrogato attraverso sondaggi – non è da tutti. La Scuola Superiore d’Arte Applicata del Castello Sforzesco ha portato alla Design Week la freschezza del game design, disciplina che, recentemente, ha riscoperto il suo lato analogico. E infatti a coordinare l’esperimento con allievi e docenti c’era Spartaco Albertarelli, il designer dietro le edizioni italiane di classici come Risiko! e Monopoli. Una conferma per gli appassionati, una scoperta per i neofiti.

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Spartaco Albertarelli, game designer e docente della Scuole superiore d’arte applicata del Castello Sforzesco, a Base per realizzare in cinque giorni un gioco, Castellinaria, con la collaborazione del pubblico interrogato sui social networl

La saponetta allo smog per riflettere

Vi lavereste le mani e la faccia con saponette fatte di smog? No di certo. Eppure, si tratta dello stesso smog che respiriamo ogni giorno nelle nostre città inquinate. Tra tutti i progetti di ricerca portati tra Ventura Future e gli altri distretti votati alla sperimentazione, scegliamo questo, Pollutant Soap, a Base per Ventura Projects, tra l’ironico e il provocatorio. Una collezione di Jihee Moon del Royal College of Art. Un’operazione di comunicazione a suo modo brillante.

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Le saponette del Royal College of Art realizzate con lo smog: un progetto di comunicazione provocatorio, a Ventura Future

Antonio Aricò e la profezia del design mediterraneo

Un documentario al Fuorisalone: azzardo o storytelling azzeccato? Nel caso di Le radici e le ali di Antonio Aricò, entrambe le cose. L’azzardo è riuscito perché lo storytelling personale era il pretesto per anticipare quella che potrebbe essere la tendenza del design italiano di domani: un’ispirazione eclettica che guarda al Mediterraneo. Nel docufilm, la storia di Aricò, partito dalla falegnameria del nonno in Calabria e arrivato a lavorare per i grandi marchi del design industriale, da Seletti ad Alessi, diventa l’occasione per raccontare uno spaccato della nostra storia creativa, dei suoi limiti e delle sue potenzialità.

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Antonio Aricò e suo nonno Saverio Zaminga nella falegnameria del secondo