Perché secondo Amazon dovremmo puntare sui suoi (brutti) mobili - CTD
menu
Paolo Casicci

12 febbraio 2019

Perché secondo Amazon dovremmo puntare sui suoi (brutti) mobili

Share:

Il colosso debutta nell’arredamento con collezioni anonime e zero innovazione. Ma l’obiettivo non è il design: piuttosto costruire un marketplace totale

La prima domanda che si è tentati di fare dopo aver visto le immagini di Movian e Alkove, le collezioni di mobili con cui Amazon ha debuttato qualche ora fa nel mondo dell’arredamento, è perché mai dovremmo puntare sull’ennesimo divano, sedia o scrivania che per qualità, linea e innovazione non hanno nulla di più di quanto si può trovare in qualsiasi catena low cost che fa del basso prezzo il suo punto di forza.

amazon-alkove-mobili

Divano della collezione Alkove di Amazon

Superato lo shock, la domanda più corretta in realtà sarà un’altra: perché un gigante della distribuzione digitale, un game changer del mercato globale, decide di vendere col proprio marchio mobili nel migliore dei casi anonimi, dall’appeal prossimo allo zero e di nessuna innovazione, proprio mentre un altro gigante come Ikea alza la posta in gioco e si lancia nell’arena dell’economia circolare?

movian-amazon-scrivania

Scrivania di Amazon

La risposta è che, probabilmente, al colosso di Jeff Bezos non interessa piantare le tende nel campo del design, men che meno – a dispetto della descrizione di questi mobili piena di riferimenti allo stile nordico e giapponese – in quello dell’interior in cui convivono originalità, stile e prezzi accessibili. L’obiettivo di Amazon potrebbe essere utilizzare l’arredamento per aggiungere un altro tassello, l’ennesimo, alla costruzione di quel marketplace universale e digitale che l’azienda di Seattle fondata in un garage nel 1994 è diventata nel giro di venticinque anni.

amazon-mobili-scrivania

Scrivania di Amazon

Vista in quest’ottica, è normale e quasi dovuto che il marchio di Alexa, l’assistente vocale cui dallo scorso ottobre anche in Italia possiamo chiedere che tempo fa o di accendere e sfumare le luci di casa e governarne la domotica, abbia pensato a produrre pure i mobili dove appoggiare il suo stesso supporto digitale. Come è normale che, creata la rete per una distribuzione universale, in grado di soddisfare con Amazon Prime il cliente in tempi brevissimi, l’azienda abbia pensato a come riempirla di prodotti con il proprio marchio. Non basta, evidentemente, che il carrello dello shop on line sia pieno: la corsa al primato impone di mettere la propria etichetta occupando ogni settore merceologico possibile.

alkove-amazon-tavolino

Tavolino di Amazon

Per questo, più che al mondo del design, il guanto di sfida simbolico è lanciato al mercato come concetto e come spazio digitale. Certo, non va sottovalutato in termini di business il potenziale di vendita di pezzi che arrivano sulla porta di casa facendo risparmiare il passaggio in un centro commerciale o in un mobilificio. Poteva, del resto, un brand che lavora per consegnare la merce a domicilio con i droni fermarsi di fronte a un tavolo o a un comodino?

alkove-amazon-tavolini-coppia

Coppia di tavolini Amazon, collezione Alkove

Insomma, più che di arroganza creativa la sfida di Amazon è il segno di un’enorme ambizione, e forse proprio per questo ancora più rischiosa. Gli amanti del buon design avranno allo stesso tempo di che consolarsi come di arrabbiarsi di più: se il cattivo gusto crescerà nei tinelli di mezzo mondo, non sarà per la volontà di portare nuovi mobili nelle nostre case, quanto per riempirle e basta.

alkove_amazon-poltroncina