L'Angelo Moro di Antonio Aricò, un souvenir che celebra l'incontro del design con il sacro - CTD
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L’Angelo Moro di Antonio Aricò, uno scugnizzo che celebra l’incontro tra sacro e design

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Un raffinato souvenir realizzato con i maestri napoletani della bottega La Scarabattola

Un designer incontra un gruppo di maestri artigiani e dall’accoppiata nasce una collaborazione prodigiosa: un angelo dalla pelle scura, con l’argilla nera e grezza variopinta di scarabocchi che declinano il barocco napoletano in un souvenir d’autore.

L’incontro tra Antonio Aricò e i Fratelli Scuotto della bottega La Scarabattola nasce lo scorso ottobre, in occasione di Edit Napoli, e darà i suoi frutti nel dicembre del 2021 con una collezione completa. Il primo passo, intanto, è questo angelo moro che mette insieme ritualità, tradizione, folclore e arte, bellezza e teatralità.  Una sorta di scugnizzo aggraziato che in volo mostra sereno i propri vestiti ricchi di ghirighori. Piume colori e drappeggi vestono il corpo della statuetta in terracotta nera con ali di legno, occhi di vetro, corpo di fil di ferro e stoppa e abito in seta. Dimensioni 50 cm.

Antonio Aricò e il sacro: siamo a un’altra tappa della tua ricerca sulla ritualità e il folklore riletti dal design già con l’ultima edizione di Materia Festival a Catanzaro. Perché questo percorso? 

Sono cresciuto all’oratorio dell’Istituto Maria Ausiliatrice a Reggio Calabria, circondato da suore simpaticissime, tra l’altro molte di loro napoletane! Il sacro per me rappresenta un tema che rientra nella sfera in cui da sempre mi muovo, che è quella delle origini e della famiglia. Il mio apporto è quello di provare ad affrontare il tema del bimbo e del magico senza paura di regredire. Anzi, portare all’estremo questa condizione “fantastica” mi fa sognare un mondo in cui realtà completamente divergenti si uniscono in un unicum che riesce a sublimare le emozioni. Il mio tono sul sacro non vuole essere aulico o impegnato, è come se tornando indietro a trent’anni fa mi chiedessero di ridisegnare un angelo… Lo farei proprio così, senza pensarci troppo.

Affronto il tema del bimbo e del magico senza paura di regredire. Anzi, portare all’estremo questa condizione “fantastica” mi fa sognare un mondo in cui realtà completamente divergenti si uniscono in un unicum che riesce a sublimare le emozioni

Quest’anno hai disegnato tantissimo, durante il lockdown: quanti temi ritornano, nel tuo lavoro di oggi?

Quello del colore è un tema che avevo sempre provato a rimandare, che avevo trascurato in passato. Come sa bene chi mi conosce, mi piacciono molto gli oggetti semplici ed “eterni”. Ma il tempo che ho avuto a disposizione durante la pausa a cui tutti siamo stati costretti, mi ha permesso di oziare, di stare fermo ancora di più, e da questa “noia creativa” è nata una rivoluzione di scarabocchi, ghirigori e colori che verranno raccontanti nelle mie prossime collaborazioni.

Una parola chiave per definire questo 2020 e una per il 2021?

Per il 2020, analisi. Mi sono analizzato, mi sono studiato, sono arrivato addirittura a stadi di overthinking, questo andare a fondo, questa “profondità” e questa “pesantezza” di pensiero mi hanno permesso di capire e stabilizzare alcuni miei pensieri. Per il 2021 mi auguro, e auguro a chiunque ne abbia voglia, la parola leggerezza: con il suo significato poetico e, perché no, anche nella sua accezione di frivolezza, semplicità e brio…

TUTTE LE VOLTE CHE ABBIAMO PARLATO DI ANTONIO ARICÒ