Apertura, lentezza, sfiga/sfida... Abbiamo chiesto a 9 designer le parole chiave per uscire dal 2020 | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

22 Settembre 2020

Apertura, lentezza, sfiga/sfida… Abbiamo chiesto a 9 designer le parole chiave per uscire dal 2020

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A tre mesi dalla fine di un anno difficilissimo, ecco come il mondo del progetto può lavorare per il colpo di coda

Mancano tre mesi alla fine del 2020, e ci siamo chiesti se in questo lasso di tempo è possibile per il mondo del design raccogliere le forze tentando di raddrizzare le sorti di un anno difficilissimo. Quale parola chiave, quale concetto o pensiero dovrebbe animare un progettista da qui al 31 dicembre e più avanti nel futuro? Abbiamo girato la domanda a nove protagonisti a vario titolo dell’universo del design. Ecco che cosa ci hanno risposto. E qualcuno lo ha fatto con un haiku…

L’illustrazione della foto in apertura è di Angelina Cirkova

Antonio Aricò, designer

In un momento di crisi e incertezza non mi piace fare previsioni, né pensare alle regole del “prima” e del “dopo”, ma sperimentare e provare a ragionare con lo stomaco invece che con la testa. Sfidare quello che è arrivato senza una ragione senza la ragione: questo mi dà carica e positività nei momenti neri.

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Antonio Aricò

Alberto Bovo, Hangar Design Group, designer

Penso che il 2020 sia un anno importante per chi si occupa del progetto. E non sarà un anno da dimenticare. I primi sei mesi sono serviti a capire quanto poco importante sia pensare di stupire con il design, e quanto invece sia necessario comprenderne il significato funzionale e antiretorico. Credo sia servito a tutti gli operatori (progettisti, aziende, critici e giornalisti) accorgersi che si può vivere anche senza l’obbligo della novità. I secondi sei mesi sono, e saranno, il tempo per ricomprendere il ruolo di ognuno di noi gettando via tutte le abitudini e i metodi pregressi. C’è l’obbligo del riposizionamento. E, si sa, mettersi in discussione – soprattutto per i progettisti e le loro cerchie, presuntuosi come sono, non sarà facile. Ma chi ci riuscira, avrà futuro.

Marco Petroni, critico e curatore

Cercare parole in comune, un modo per respirare insieme. Invece che determinarlo noi come esseri viventi, il cambiamento radicale ce lo sta imponendo un virus: cogliamo quest’occasione per un gesto di immaginazione radicale. L’agency, la possibilità di agire si sono ridotte. Pensare un’altra forma dell’abitare è la nuova sfida per il mondo del progetto.

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Eleonora Odorizzi, cofondatrice di Italian Stories 

Siamo tutti un po’ Carthago, prima o poi. Bellissimi e splendenti un attimo prima, e il momento dopo un evento inaspettato ci scaraventa a terra. Ci facciamo così male che quasi pensiamo di non poterci riprendere più. E invece no, ce la facciamo e torniamo a essere la meraviglia che eravamo. Ma le lezioni non si imparano mai troppo bene, purtroppo. Incontriamo sempre qualcuno o qualcosa che ci mette i bastoni tra le ruote e ci fa sfracellare, perché la prudenza non appartiene a chi è nato per brillare. E brillare implica un fuoco potente ma fugace, che lascia il posto alla ben nota cenere. Eppure, dopo oltre duemila anni, Carthago è sempre lì, sempre bellissima, pronta a rinascere, a dispetto di chi le aveva giurato guerra eterna. E pensare che è tutta colpa di un cuore spezzato.

Giovanna Massoni, curatrice

La mia parola chiave è lentezza. Il tempo rallenta, quello esteriore della produzione e quello interiore del pensiero attivo. Le città svuotate, come fosse Ferragosto, riallineano i pensieri e il silenzio accompagna  i desideri di cambiamento. La progettualità torna finalmente all’essenziale, che non è l’urgenza da prestazione ma un atto cognitivo e introspettivo aperto che abbraccia il mondo. La lentezza consente la partecipazione. Siamo finalmente venuti al mondo.

 

Valentina Del Ciotto e Simone Spalvieri, designer

La nostra parola chiave per il progetto del futuro prossimo è consapevolezza. Questa parola se ben interpretata può portare a una progettazione più attenta e a una produzione più sostenibile. I designer devono gettare i semi per la nascita di progetti etici ed ecosostenibili e gli industriali creare un terreno fertile per il loro sviluppo, con il grande vantaggio che l’ecologia sarà molto probabilmente il business del futuro. Il Covid-19 ci ha fatto aprire gli occhi su una realtà che è ben chiara da almeno un ventennio: ci stiamo autosabotando e ci stiamo riuscendo bene. L’uomo ha storicamente la caratteristica a volte positiva, altre molto meno, di pensare che tutto andrà bene anche quando è ad un passo dal burrone. Lo slogan “Andrà tutto bene” è  in realtà figlio di questo pensiero ottimista legato al fato, che sa molto di “che Dio ce la mandi buona”. La verità è che se continuiamo ad essere gli stessi non andrà per niente bene, o meglio, può andare bene una volta mettendo qualche toppa, ma la prossima? E ormai è chiaro che in molte delle catastrofi e crisi che stiamo vivendo non c’entra il destino avverso. Bisogna ripartire dalla consapevolezza che attraverso scelte e comportamenti, ognuno di noi modifica attivamente in meglio o in peggio il mondo in cui viviamo. 

 

JoeVelluto, designer

La parola chiave per affrontare questo momento, secondo me, è leggerezza. Abbandonare ogni certezza, lasciar perdere, abbandonare, spogliarsi, alleggerirsi. Questo per qualcuno può diventare una pesantezza. Alleggerirsi in realtà è entrare nel vuoto, nello sconosciuto, nell’incertezza, nell’insicurezza, e paradossalmente è proprio lì che si trova la creatività, nella vera condizione dell’essere umano. E allora ecco che la creatività diviene un atto naturale. La leggerezza è la diretta conseguenza della consapevolezza che tutto è in continua trasformazione. Molti invece si sentono a disagio nel sapere questo, molti provano disagio quando entrano nel vero territorio della creatività, proprio perché non si hanno appigli, non si sa se quello che si sta facendo va bene oppure no, perché è sconosciuto… proprio come il salto nel vuoto di Yves Klein. Leggerezza è accettare di fare questo salto nel vuoto!

Andrea Maragno in una foto di Ioan Pilat

Ilaria Marelli, designer

Apertura: questa è la parola che mi è venuta in mente per definire i mesi che verranno… Apertura in realtà dovrebbe essere un atteggiamento base nel design, ma non nascondiamoci che spesso ci siamo rinchiusi in gabbie fatte di convenzioni, di scadenze, di aspettative del mercato… Invece questi mesi ci hanno fatto capire che molti frame sono solo un appesantimento di modi di interagire che oggi potrebbero essere molto più snelli e flessibili. Dopo l’iniziale paura e i tentativi di ricerca di soluzioni a tutti i costi, oggi viviamo un day by day dove rimaniamo aperti all’ascolto, a provare, a sperimentare, consapevoli che non c’è una strada giusta ma che si possono aprire nuove strade. E tutto questo è stimolante.

Odo Fioravanti, designer

Crisi essere opportunità / Sfiga essere sfida / Mo basta però