Architettura, al Maxxi un ciclo di incontri per rilanciare la legge - CTD
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14 luglio 2018

Architettura, al Maxxi un ciclo di incontri per rilanciare la legge

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Il primo focus è sui modelli olandese e francese

di Cecilia Anselmi, architetto e docente

L’architettura è un bene comune da cui dipende la qualità degli spazi in cui viviamo e che incide sui nostri gesti di tutti i giorni. Eppure in Italia non esiste una legge che tuteli il progetto e la sua cultura. L’aveva invocata, con una petizione su Change.org partita l’anno scorso dopo l’ennesimo affronto alla Stazione Termini di Roma, un gruppo di professionisti e cittadini che ora torna a porre la questione con un ciclo di incontri promosso dal Maxxi di Roma.

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Alberto Iacovoni, moderatore del seminario, e la direttrice del Maxxi Margherita Guccione

Perché il progetto deve essere un’opera dell’ingegno

Il primo dei quattro seminari di Verso una legge per l’architettura è stato dedicato il 10 luglio alle soluzioni sperimentate all’estero per mettere al centro il progetto e che possono rappresentare un modello per l’Italia.  Il presupposto della legge auspicata, come ha chiarito il direttore del Maxxi Margherita Guccione, è che l’architettura sia considerata opera dell’ingegno, e dunque tutelata nel tempo come tale, e non un “servizio” – come recita invece il codice degli appalti – esposto a stravolgimenti continui in cui spesso gli architetti non hanno voce in capitolo. Nessuna legge, per fare un esempio, impedisce in Italia che nel corso degli anni il “dinosauro” della Stazione Termini (le pensilina a onda all’ingresso della struttura) sia violentato dall’impatto dei cartelloni pubblicitari o dall’assegnazione di spazi a negozi ed esercizi di ristorazione. All’estero è più difficile che accada. Per questo è all’estero che il primo seminario ha guardato in cerca di riferimenti, ben sapendo, come ha sottolineato il moderatore Alberto Iacovoni, che dall’Unione Europea non arriva nessuna imposizione sul modo in cui l’architettura debba essere disciplinata nei paesi membri.

Il caso olandese: collaborazione e fiducia tra città e architetti

Il primo caso esplorato è stato quello olandese. Cilly Jansen, direttore di Architectuur Lokaal, un’organizzazione votata alla cultura del progetto, ha portato la sua testimonianza da un Paese dove non esiste una legge a favore dell’architettura, ma buone pratiche a livello nazionale che permettono agli amministratori locali di lavorare per la qualità degli spazi risolvendo criticità legate a questioni abitative, energetiche, climatiche. In Olanda esistono organizzazioni indipendenti e non a fini di lucro che, come Architectuur Lokaal, attraverso il programma Bouwcultuur supportano le amministrazioni locali e “professionalizzano” i politici locali. In Bouwcuultuur (che letteralmente significa “cultura del costruire”) afferiscono 380 comuni e oltre 1700 assessori. Un modello che riesce a prescindere da una legge perché poggia sulla fiducia reciproca tra amministratori e professionisti e garantisce la qualità.

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Cilly Jansen di Arkitectuur Lokaal

Francia: concorsi obbligatori e capitali privati per opere pubbliche

All’opposto dell’Olanda, la Francia si è data quarant’anni fa una legge per la quale, all’articolo 1, l’architettura è un bene di interesse pubblico e tutti i progetti devono scaturire da concorsi. Nonostante la crisi abbia portato anche Oltralpe alla diminuzione progressiva di bandi e investimenti (i progetti di lavori pubblici sono passati dai 13.859 firmati del 2014 ai 9610 nel 2016), il Paese rimane l’avanguardia europea per la cultura del progetto. Del caso francese ha parlato Alfonso Femia, architetto italiano molto attivo da quelle parti, spiegando come a fronte della scarsità crescente di finanze pubbliche, la Francia risponde già da anni coinvolgendo i capitali privati nel cosiddetto Ppp, il Partenariato pubblico-privato. In pratica, un’autorità pubblica ricorre ai privati per realizzare progetti di pubblica utilità e, insieme a loro, seleziona gli architetti che seguiranno i progetti. È da questo modello che è nato il programma Reinventare Parigi: partito dalla capitale, poi esteso ai comuni dell’Ile de France, sta diventando un modello esportabile in tutto il mondo che coinvolge altre quaranta aree nel pianeta con progetti innovativi pensati per le esigenze specifiche delle città e a cui lavorano team misti composti da promotori, architetti e start-up. Ai progetti partecipano anche i cittadini, consultati attraverso le associazioni dei residenti. Il processo garantisce così fiducia reciproca, rispetto per l’ambiente, risparmio energetico, biodiversità.

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Alfonso Femia al Maxxi di Roma

Una battaglia culturale

Di un terzo modello si è fatto testimone Leopoldo Freyrie del Comitato consultivo per la formazione dell’architetto presso l’Unione Europea. Una legge per l’architettura, secondo Freyrie, deve assolutamente evitare di definire nei contenuti la qualità. Soprattutto, non va pensata come una legge per gli architetti, ma come uno strumento per educare i cittadini alla cultura architettonica, promuoverla tra i committenti pubblici e privati, spingere la politica a puntare sui concorsi e sul supporto alle amministrazioni locali come nel modello olandese, coinvolgendo i cittadini nei processi di trasformazione e nel dibattito e riconoscendo nell’architetto la figura professionale in grado di mediare nei processi che danno vita a opere.

Prato e l’economia circolare

C’è poi l’esempio di Prato. Il comune toscano rappresenta per l’Europa un caso virtuoso di economia circolare, testimoniato dall’intervento dell’assessore (e architetto) Valerio Barberis: in un’Europa che secondo le proiezioni per gli anni 2020-2027 vedrà le città sempre più centrali e popolate, gli architetti possono diventare la regia e il riferimento delle trasformazioni urbane. Al seminario è intervenuto anche Lorenzo Ricciarelli, consigliere dell’Ordine degli architetti di Lucca che ha contribuito alla stesura del documento base per la legge sull’architettura discusso all’ottavo congresso nazionale degli architetti che si svolgeva negli stessi giorni del seminario al Maxxi. Ricciarelli ha ricordato quanto sia fondamentale una divulgazione capillare della cultura del progetto che passi attraverso le politiche locali e la formazione dei responsabili dei procedimenti nelle amministrazioni delle città. Da qui si ripartirà il 17 luglio con il secondo seminario, Cultura del progetto e interesse pubblico – Il concorso e gli altri strumenti per la qualità dell’architettura. Si parlerà di quei (pochi) concorsi a cui uno studio italiano noto in tutta Europa, Demogo, intervenuto al seminario con uno dei fondatori, Simone Gobbo, ha deciso di non partecipare più. Il motivo? La sfiducia nel sistema: “Preferiamo partecipare soltanto ai bandi stranieri”.