Architettura e provincia #4, la cartolina da San Miniato di LDA-iMda Architects - CTD
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Antonia Marmo

14 Dicembre 2020

Architettura e provincia #4, la cartolina da San Miniato di LDA.iMdA Architects

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“Identità e sperimentazione: l’architettura in provincia riattiva relazioni”. La quarta tappa del viaggio tra gli studi lontani dalle grandi città. Parla Paolo Posarelli

Che cosa vuol dire fare architettura in Italia a livello internazionale lavorando lontano dalle grandi città? Quali fermenti agitano gli studi più attivi distanti dai centri su cui generalmente sono puntati i riflettori? Abbiamo intrapreso un viaggio tra questi studi e professionisti, a ciascuno dei quali abbiamo chiesto di spedire una cartolina dalla propria terra. Per la quarta puntata abbiamo chiesto a LDA.iMdA Architects, studio a San Miniato. Ha risposto Paolo Posarelli

Si va sempre di più delineando un’area del progetto di ampia sperimentazione e allo stesso tempo di ritrovata identità legata alla dimensione della provincia, come osservatorio e campo di applicazione per l’architettura italiana, più che mai al centro, poi, del dibattito e delle potenzialità in questo momento delicato di grandi cambiamenti. Con voi approdiamo a San Miniato e incontriamo un territorio che si muove a cavallo delle geografie, delle storie e dei riferimenti nobili e che spesso travalica i propri confini, facendo dell’inclusione un suo tratto distintivo. Partiamo da qui per inquadrare la vostra cartolina?

Operiamo a San Miniato, città che da circa 95 anni, per ragioni politiche, si trova in provincia di Pisa e non più in area fiorentina. Di fatto il territorio e la nostra città vivono, come molti comuni toscani, di un’identità propria. San Miniato, chiamata “Città delle Ventimiglia”, è baricentrica nel territorio toscano ed era il luogo in cui le città toscane pattuivano accordi di Pace o Diete, molto spesso nella località di San Genesio (primo insediamento di rilievo storico). Principalmente le città coinvolte in queste guerre di territorio erano: Firenze, Pisa, Lucca (sotto il cui territorio diocesano San Miniato è stata fino al 1622) e Siena. Dunque si tratta di un crocevia importante, storicamente punto d’intersezione tra l’asse Nord-Sud della via Francigena e l’asse navigabile dell’Arno in direzione Est-Ovest. In questo territorio operiamo fin dai tempi dell’università, e in questo contesto abbiamo progettato e costruito i primi edifici, perché uno dei pregi della provincia è spesso la concretezza: è più facile portare a compimento un progetto. Esiste, o meglio esisteva, nel territorio, un senso di libertà sperimentativa e di rispetto identitario, una specie di “Giano Bifronte” culturale nato dal dualismo storico di questi luoghi: identità ed innovazione.

 

Dalle scuole innovative alle architetture per il sociale, dai progetti per riattivare relazioni in zone produttive in trasformazione a quelli di paesaggio per sperimentare nuove forme di conservazione e valorizzazione della natura: quali sono i fili che tengono insieme oggi le condizioni e le specificità locali con quelle più ampie, addirittura immateriali? Quali sono i racconti e i filoni di ricerca che in questo senso portate avanti?

I soci fondatori dello studio si sono formati alla Facoltà di Architettura di Firenze negli anni ‘90: un periodo un po’ particolare, di “passaggio”, in cui vengono a mancare i nomi di riferimento dell’architettura fiorentina come Savioli, Ricci, Michelucci. Si sta invece affermando professionalmente la generazione Radical con Natalini, Toraldo di Francia, Pettena, insieme ai Bolidisti di Buti ed agli Zziggurat di Breschi, osservati con favore da Zevi, da sempre affascinato dallo sperimentalismo progettuale. Si apre di fatto un territorio di ricerca abbastanza interessante, arginato in parte dall’affermarsi in facoltà di una linea di ricerca forse più attenta al valore identitario dell’architettura italiana e forse più legata al pensiero culturale prevalente portato avanti da Tafuri e successivamente da Dal Co. In questo contesto si è formata negli anni ’90 una classe di progettisti senza Maestri diretti: le presenze dei Maestri ci influenzano arricchendoci ma non ci caricano di una responsabilità disciplinare a cui fare riferimento. Vediamo invece di buon grado come negli anni della nostra formazione il dibattito intorno alla città e agli strumenti d’intervento è andato sviluppandosi e, ancora oggi, la trasformazione di vaste aree industriali in tutta Europa sta cambiando il volto delle nostre città: Il Progetto Urbano diviene il nostro primo campo di ricerca all’interno dell’Università, lavorando in gruppi multidisciplinari che ridisegnano settori di città con l’intento di accogliere e prevedere le esigenze della società e quindi dello sviluppo urbano.

Nel nostro territorio operiamo fin dai tempi dell’università, e in questo contesto abbiamo progettato e costruito i primi edifici, perché uno dei pregi della provincia è spesso la concretezza: è più facile portare a compimento un progetto. Esiste, o meglio esisteva, nel territorio, un senso di libertà sperimentativa e di rispetto identitario, una specie di “Giano Bifronte” culturale nato dal dualismo storico di questi luoghi: identità ed innovazione. 

Il fronte della cartolina: fiori della pianta d’aglio, ingrediente ricorrente nella cucina toscana.

Il retro della cartolina

Casa Turini, il nostro primo progetto, riproduce in piccolo l’approccio che avevamo in quegli anni e che per molti suoi aspetti riteniamo valido anche oggi: il sistema delle relazioni immateriali progettato attraverso centri o poli d’interesse adottato magistralmente da Giancarlo De Carlo ad Urbino.

I nostri progetti nascono da questo humus culturale fertile e di volta in volta vengono calati nei temi progettuali che ci vengono proposti: la riattivazione dei circuiti relazionali è alla base dell’headquarter di VoipVoice a Montelupo Fiorentino e del progetto Casa Verde per la Fondazione Stella Maris (un centro per patologie neuropsichiatriche a San Miniato), ma anche di Artwood Showroom a Castelfiorentino.

Anche il progetto per il Biolago di Castelnuovo Val di Cecina muove le sue considerazioni dallo stesso approccio, in questo caso si trattava di rafforzare una piccola polarità esistente, quella del centro sportivo della frazione di Sasso Pisano. L’idea è stata quella di introdurre un’attività esclusiva/rara, ovvero il biolago balneabile, che dialogasse con gli elementi della natura esistenti come le fonti termali e la vegetazione autoctona.

Biolago del Sasso Pisano

I progetti per scuole innovative si inseriscono invece in una modalità di approccio differente: non sono commesse dirette ma frutto di concorsi pubblici vinti. Il primo progetto di questa tipologia e il più importante per dimensione è quello per il Comune di Caraglio (Cuneo) del 2013 di cui a fine 2021 forse partiranno i lavori di costruzione. Il tema sviluppato è quello della “Casa dei Bambini” che si inserisce in un contesto di frangia urbana del piccolo edificato del capoluogo, ma che nasce di fatto dall’innesto di una tipologia insediativa altamente flessibile e facilmente adattabile al contesto in cui è collocata. Anche i successivi plessi di Aviano (PN) e di Rosignano Marittimo (LI) sono frutto dello stesso incipit progettuale sviluppato e adagiato in un contesto insediativo variato. Non è un semplice esercizio tipologico ma piuttosto il ricreare una trama narrativa adatta al luogo esaltandone le valenze. Ci sono altri progetti di scuole che abbiamo fatto e che dimostrano come questo approccio sistemico si adatti a contesti insediativi differenti – non tutti certamente – e crei condizioni spaziali e di qualità architettonica a nostro avviso interessanti, per citarne alcuni: il progetto della scuola Carracci a Bologna e il polo scolastico di Casciana Terme (PI). Questa nostra ricerca decennale sarà presto oggetto di un piccolo saggio che ne riassumerà gli aspetti più importanti.

Scuole innovative ad Aviano

 

E veniamo alle forme dell’abitare più intimo: le vostre case e i vostri progetti di design dimostrano la centralità dei rapporti con il contesto e dell’attenzione alle persone, fino a quella anche poetica della forma e della materia, in continuità con la migliore tradizione italiana. Quali sono le vostre esperienze più esemplari in questo senso?

Il nostro primo progetto è stato Casa Turini a Pontedera (PI), una residenza appunto frutto di un lungo lavoro  iniziato con una variante al Piano Regolare e terminato con la pubblicazione nell’Almanacco degli Architetti Italiani di Casabella nel 2007.

Esiste un fil rouge? Certamente, ed è quello delle relazioni, che in contesti insediativi rarefatti divengono relazioni con il contesto, col paesaggio, con l’orografia e con le tessiture agricole dei campi. L’abitare privato è forse uno dei temi più complessi dell’architettura perché, fin dal primo momento, è necessario confrontarsi con l’emozionalità di chi commissiona un progetto. La centralità della persona crediamo che sia importante per ogni progettista ma ci interessa molto anche la dimensione del benessere dello spazio, che non può prescindere dalla presenza della luce naturale e dal rapporto tattile e visivo con i materiali.

Casa nell’Orto è l’ultima terminata; qui i rapporti dimensionali sono stati fondamentali per definire poi il progetto finale, come si capirà dal prospetto d’ingresso. Ricordo come prima di arrivare alla soluzione definitiva, siano state fatte moltissime prove, perché il rapporto dimensionale e di scala di quel piccolo manufatto era assolutamente prioritario per la definizione del progetto. Però, come molti hanno notato, non è un edificio che si specchia proiettandosi in un’autoreferenzialità asfittica. Il rapporto di scala e la scelta di elevarlo leggermente risponde ad un’esigenza semantico/prossemica precisa: sollevarsi e stare nello spazio come monito a chi lascia oggetti in abbandono. Il territorio in cui si inserisce è residuale all’agglomerato esistente, in prossimità di una via di comunicazione regionale e di una discarica di fanghi conciari riconvertita in luogo sportivo.

Casa Verde

La provincia, come sguardo e orizzonte, appare e si costruisce anche tra le pagine di tanta della nostra letteratura. Così come anche in tanta arte figurativa, nel cinema, nella fotografia… Vorrei che scegliessi un autore, uno solo, quello che considerate più vicino al vostro mondo, e che alla cartolina aggiungessi anche una sua frase o una sua immagine che magari vi accompagna sovente nelle vostre peregrinazioni progettuali di/dalla provincia.

Per raccontare metaforicamente la dimensione culturale della provincia e di una bella regione come la Toscana mi piace raccontare quello che spesso diceva Luciano Marrucci, poeta e scrittore sanminiatese e parroco di campagna di una piccola parrocchia, Moriolo. Nelle serate d’estate spesso lo raggiungevo al tramonto e dalla sommità della collina, vedendo lo skyline della città storica capoluogo di San Miniato, lui che da giovane parroco si era imbarcato come sotto-ufficiale nelle navi della Marina militare, mi diceva, ammirando estasiato: “Vedi, San Miniato è dolce come il miele e come il miele dopo un po’ ‘stucca’”. Sta qui, in questa breve affermazione, tutto il sapore della provincia, una medaglia con due facce, un lato esprime una qualità diffusa, relazioni dirette, buon vivere e bene stare, dall’altro una specie di asfissia culturale che proviamo a compensare con la nostra professione, con le relazioni maturate negli anni, alla ricerca di una dimensione in costante mutamento.

Nelle serate d’estate spesso raggiungevo al tramonto un poeta e parroco di un piccolo centro. Dalla sommità della collina, vedendo lo skyline della città storica capoluogo di San Miniato, mi diceva estasiato: “Vedi, San Miniato è dolce come il miele e come il miele dopo un po’ ‘stucca’”

Headquarter VoipVoice

 

E infine, nello spazio breve e circoscritto del retro di una cartolina, un vostro messaggio di saluto e riflessione su quello che in questo momento vi sembra più importante da progettisti.

La dimensione ideale per un progettista è quella di non farsi mai abbandonare dallo Stupore della scoperta e dalla Meraviglia della bellezza. Un messaggio che non prevede necessariamente una temporalità circoscritta ed è forse questo il paradigma che andiamo cercando ma che abbiamo sempre avuto sotto gli occhi.

Il team di Lda-Imda

Nella foto grande, la Casa nell’Orto a San Miniato