Architettura e provincia, la cartolina da Mantova di Archiplan - CTD
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Antonia Marmo

13 Settembre 2020

Architettura e provincia #3, la cartolina da Mantova di Archiplanstudio

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“Stratificazione e sensualità: il progetto è relazione ravvicinata con i luoghi”. La parola allo studio che porta il contemporaneo tra Leon Battista Alberti e Giulio Romano

Che cosa vuol dire fare architettura in Italia a livello internazionale lavorando lontano dalle grandi città? Quali fermenti agitano gli studi più attivi distanti dai centri su cui generalmente sono puntati i riflettori? Abbiamo intrapreso un viaggio tra questi studi e professionisti, a ciascuno dei quali abbiamo chiesto di spedire una cartolina dalla propria terra. La parola a Diego Cisi, Archiplanstudio, da Mantova.

Tra Leon Battista Alberti e Giulio Romano, il progetto può affermarsi nella sua limpidezza, oppure mescolarsi con i luoghi. La dimensione della provincia, come osservatorio e campo di applicazione per l’architettura italiana, torna più che mai al centro in questo tempo nuovo, delineando un’area del progetto di ampia sperimentazione e allo stesso tempo di ritrovata identità. Con voi siamo a Mantova, terra di mezzo tra le materie, le storie e le geografie, e sembra, questo suo essere di confine tra elementi diversi, trasferirsi nella vostra filosofia e nella vostra pratica progettuale come tratto distintivo. Vuoi iniziare da questo sguardo molteplice per disegnare la tua cartolina?

Viviamo in un territorio complesso, che oltre alla Città Unesco si sviluppa in un ambito in parte collinare e in parte di pianura, tratteggiato dalla presenza di fiumi importanti quali il Po e il Mincio. Questa diversità degli ambiti di intervento ha esaltato la nostra capacità di interpretazione del contesto alla quale cerchiamo di volta in volta di fornire delle risposte puntuali. Ci interroghiamo sempre su come la contemporaneità possa entrare in questo atteggiamento di attenzione al contesto inteso sia come relazione con manufatti esistenti, sia in relazione all’architettura in generale e al paesaggio. L’individuo si trova generalmente nell’impossibilità di controllare il mondo, ma per mezzo della complessità che ci ha fornito la nostra formazione accademica, abbiamo cercato di dare risposte articolate, trasversali e ramificate al progetto con le questioni proprie dell’architettura e alla committenza, rispetto al senso del fare e del vivere contemporaneo.

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Casa CV, foto Giuseppe Gradella

Se stare fuori dai grandi centri offre chiavi di ispirazione e di intervento del tutto diverse e ricche di potenzialità rispetto alle logiche più metropolitane, quali sono quelle che voi traete dal vostro territorio, per tornare poi a informarlo con la vostra architettura?

Il nostro approccio al progetto risuona delle esperienze di due architetti importanti che hanno operato nella nostra città quali Leon Battista Alberti e Giulio Romano, con atteggiamenti molto diversi tra loro sul piano materiale, il primo con una visione ideale e pragmatica del costruire, mentre il secondo con una visione più flessibile che gli permette di adattarsi al contesto ridefinendolo “alla propria maniera”. Questa polarità forma la nostra visione dell’architettura, dove l’idea progettuale può affermarsi nella sua originalità e limpidezza, oppure mescolarsi in una relazione profonda e articolata con i luoghi.

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Casa Effe, foto Davide Galli

Tanti i luoghi, le modalità e le scale per i vostri progetti, tra vecchio e nuovo, tra paesaggio e costruito, tra funzioni contemporanee e recupero. Mi piacerebbe che ci tracciassi una mappa-racconto di casi significativi che ben descrivono il vostro rapporto con il contesto per cui, per citarvi, “le architetture si traducono in gesti puntuali, che ricercano nella propria costruzione le ragioni di appartenenza, di appropriatezza e spiritualità”. 

Se tracciamo una mappa dei nostri progetti che hanno contrassegnato il nostro percorso, partirei dal recupero di Corte Ca’ Nova, un progetto poco noto ma per noi strategico in quanto ci ha permesso ti tradurre in forma il concetto di stratificazione dei segni, che vengono mantenuti leggibili nella complessità delle nuove facciate, che diventano una sorta di testo in grado di raccontare l’evoluzione del manufatto. Anche il recupero dell’appartamento AL rappresenta un momento significativo del nostro percorso, nel quale la ricerca espressiva della materia e la ricerca di superfici in grado di esprimere la sensualità dell’architettura sono giunte a un buon livello di sintesi che poi è stato sviluppato e approfondito in tutti gli interventi successivi sul costruito.

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Appartamento Brolettouno a Mantova, foto Davide Galli

La residenza di Sarginesco, invece, è un tentativo di istituire un rapporto con i luoghi, negando i luoghi stessi, sostituendo il rapporto con l’esterno con un paesaggio artificiale attorno al quale si sviluppa l’abitazione.

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Residenza a Sarginesco, foto Gianni Basso

Il museo delle Bonifiche di Bondanello evidenzia il rapporto tra il nuovo e l’antico, con due volumi che si mescolano trovando una relazione tra di loro in termini volumetrici rivendicando la propria autonomia formale.

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Museo delle Bonifiche, Bondanello

Il percorso paesaggistico culturale del Mincio di Virgilio rappresenta il  tentativo di tradurre in forma architettonica un’interpretazione di tipo letterario del paesaggio fluviale che ha ispirato alcuni testi del poeta mantovano, oltre al tentativo di evidenziare con elementi architettonici esperienze di tipo storico e antropologico  avvenute in tale ambito.

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Percorso paesaggistico culturale sul Mincio dedicato a Virgilio, foto Martina Mambrin

Con Chiesenatico, siamo intervenuti sul paesaggio fluviale, rivitalizzando i luoghi abbandonati mediante  l’inserimento di percorsi naturalistici e strutture leggere per definire luoghi dove stare, riportando così l’attenzione sul patrimonio paesaggistico, che generalmente in Italia non esprime le proprie potenzialità e valori.

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Parco fluviale di Chiesenatico

C’è una provincia raccontata che appare e si costruisce tra le pagine di tanta della nostra letteratura. Così come anche in tanta arte figurativa, nel cinema, nella fotografia… Vorrei che scegliessi il tuo autore, uno solo, quello che ti sembra più vicino al tuo mondo, e che alla cartolina aggiungessi anche una sua frase o una sua immagine che magari ti accompagna sovente nelle tue peregrinazioni progettuali di/dalla provincia. 

Forse l’autore che in qualche modo esprime la capacità di entrare nella complessità delle cose e della vita in generale, esprimendone l’ambiguità e le contraddizioni, è Ermanno Olmi nel film Centochiodi, ambientato nel territorio mantovano. Una frase celebre di questo lungometraggio: ”C’è più verità in una carezza che in tutte le pagine di questi libri”.

Riqualificazione piazza Alberti a Mantova. Foto Giuseppe Gradella

E infine, nello spazio breve e circoscritto del retro di una cartolina, un tuo messaggio di saluto e riflessione su quello che in questo momento ti sembra più importante da progettista. 

Riteniamo necessario che il progettista ritrovi un ruolo riconosciuto nella nostra società, e questo non dipende dalla scala dell’intervento, ma dalla capacità di fornire tramite il progetto delle risposte puntuali e complesse e di instaurare con i luoghi una relazione ravvicinata.

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Diego Cisi, Stefano Gorni Silvestrini e Jacopo Rettondini. Foto Giuseppe Gradella

Archiplanstudio, Diego Cisi, Stefano Gorni Silvestrini, Jacopo Rettondini.