Architettura e provincia, la cartolina da Pescara di Giovanni Vaccarini - CTD
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Antonia Marmo

18 Giugno 2020

Architettura e provincia #1, la cartolina da Pescara di Giovanni Vaccarini

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Prima tappa di un viaggio tra i progettisti lontani dalle grandi città. “Vivere il proprio territorio è un progetto nel progetto”

Che cosa vuol dire fare architettura in Italia a livello internazionale lavorando lontano dalle grandi città? Quali fermenti agitano gli studi più attivi distanti dai centri su cui generalmente sono puntati i riflettori? Abbiamo intrapreso un viaggio tra questi studi e professionisti, a ciascuno dei quali abbiamo chiesto di spedire una cartolina dalla propria terra. Iniziamo con Giovanni Vaccarini Architetti, da Pescara.

Prendo spunto da uno scritto di Aldo Aymonino, tuo professore e mentore, dedicato proprio alla tua architettura, per iniziare a parlare di architettura italiana dalla provincia, in un viaggio in Italia tra chi lavora a partire da questa dimensione, periferica solo geograficamente. Aymonino scrive: “Quella raccolta di lavori inaspettati e a volte stupefacenti per capacità inventiva e controllo del risultato realizzato, dimostra, se mai ce ne fosse ancora bisogno, che spesso, sempre più spesso, sono le realtà eccentriche a costituire l’humus della ricerca architettonica avanzata nel nostro Paese, mentre le grandi città spesso inseguono in affanno. Per noi metropolitani erranti, convinti di essere al centro del mondo, una bella lezione”. La dimensione della provincia, come osservatorio e come prospettiva sull’architettura italiana, in questo tempo nuovo sembra più che mai rivalutata, riportata al centro, ma per te non è una condizione nuova, hai parlato di “campo adriatico” e di occasioni di “acqua bassa” e da qui sei partito per esprimerti altrove, e qui sei rimasto, qui ritorni. Quali sono i termini, i confini, i temi, le materie di questo rapporto? A cosa guardi, da dove prendi, cosa trattieni, cosa lasci, cosa trasformi? Disegnaci e mandaci una cartolina dalla tua Pescara, dal tuo Abruzzo, tra mare e montagna, partendo dal territorio, passando dal tuo modo di fare progetto, arrivando dove vuoi.

Il territorio costituisce la grande risorsa dell’Italia. Una risorsa economica, culturale, umana. Questa condizione è già propria del grande mondo della ricerca imprenditoriale: Ferrari è a Maranello, Guzzini a Recanati, nel mio Abruzzo un’intera provincia è stata segnata dalla Fiat – Sevel e dall’azione dell’abruzzese Sergio Marchionne. Molti altri esempi ci sarebbero, passando per i neutrini che da Ginevra in una frazione di secondo raggiungono il Gran Sasso: non ci sono più poli da cui si irradia conoscenza, ma una moltitudine di poli, una rete, un territorio con una coralità di peculiarità. Questo è il territorio in cui vivo e lavoro. 

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La cartolina di Giovanni Vaccarini Architetti: L’architettura è un fatto d’arte, è suscita emozioni, è al di là delle questioni costruttive. L’architettura è fatica.

Il retro della cartolina: disegno, dunque sono.

Il territorio costituisce la grande risorsa dell’Italia. Una risorsa economica, culturale, umana. Questa condizione è già propria del grande mondo della ricerca imprenditoriale: Ferrari è a Maranello, Guzzini a Recanati, nel mio Abruzzo un’intera provincia è stata segnata dalla Fiat – Sevel e dall’azione dell’abruzzese Sergio Marchionne

È proprio su questa ridefinizione di prossimità tra centro e periferia (provincia) che ti stimolo a ragionare. Quando sono in giro per il mondo (pandemia permettendo), porto sempre una parte della mia terra con me. Un’abitudine ad osservare le piccole cose, frammenti di un tutto, non pezzi minori, ma dettagli fondamentali nella costruzione dei pensieri da cui le architetture prendono forma. Penso a Fellini che ha raccontato la sua Rimini anche quando era a Roma attraverso i Vitelloni di matrice pescarese descritti da Ennio Flaiano. Il nostro studio ha ormai più di un quarto secolo. I primi progetti sono nati esattamente da questi dettagli marginali o, come mi piace pensare, dalla convinzione che si possa fare architettura anche con una delle occasioni brutte sporche e cattive che il nostro territorio offre. Così sono nati i primi progetti come i laboratori Racotek o l’edificio polifunzionale ex ArenaBraga.

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Ex Arena Braga a Teramo

Le opportunità offerte dal territorio costituiscono l’innesco di un possibile percorso progettuale, l’incipit a cui deve seguire un nostro travaso di sapienza. La parola “sapienza” mi piace molto, mi rimanda sempre a un duplice senso: da un lato il saper fare, poiché il nostro mestiere richiede un buon numero di abilità e conoscenze imprescindibili; da un altro il “sapore” che il nostro lavoro deve avere. L’architettura non è amorfa, insipida, ha un proprio carattere che genera sempre sensazioni, emozioni.

Sui confini e sui filtri: Non riesco a vedere confini precisi allo sguardo e ai filtri con cui trattenere elementi. Simultaneamente si accumulano figure, forme, dispositivi, materiali, componenti, ecc… selezionati per empatia o per funzione o semplicemente per materia. Sulla mia scrivania si affiancano conchiglie a parti di metallo punzonato, a scarti di manifatture additive; tutti sono frammenti in cerca di una posizione in un progetto o in un pensiero. Alcuni hanno già trovato il loro spazio, altri sono come sospesi in attesa del loro momento (forse). Nel frattempo si innescano connessioni e sovrapposizioni con cui esplorare nuovi progetti. Sulla dimensione: nella mia Pescara mi muovo a piedi o in bici. Una bella dimensione. La densità urbana permette di avere i servizi concentrati e a portata di piede; in una prima cerchia con raggio di 15 minuti a piedi e in una seconda con raggio di venti minuti in bici vivo la quotidianità. Poi c’è il raggio d’azione dell’auto o del Frecciarossa o dell’aeroporto (qualche volta l’ho raggiunto in 30’ di bici). Sulla rete, sei onnipresente. Direi che proprio in questo mix di prossimità differenti è la nostra cifra. In quest’era post pandemica, saremo sempre più chiamati a gestire questa mescolanza di reale e virtuale.

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Arena a Pescara

Nella mia Pescara mi muovo a piedi o in bici. Una bella dimensione. La densità urbana permette di avere i servizi concentrati e a portata di piede; in una prima cerchia con raggio di 15 minuti a piedi e in una seconda con raggio di venti minuti in bici vivo la quotidianità. Poi c’è il raggio d’azione dell’auto o del Frecciarossa o dell’aeroporto

E stare in questa dimensione tipicamente italiana, di paesaggi a cavallo, di complessi rapporti di scale e di presenze stratificate, e progettare conoscendone bene i valori, le potenzialità, le lezioni, anche i rischi, cosa ci può dare oggi in un mondo che si è rivelato in tutta la sua fragilità e richiede una nuova attenzione? Avrai già sicuramente qualche risposta dal tuo punto di vista privilegiato, qualche storia di tua architettura come dire “sensibile” realizzata o in corso, perché io penso che una buona architettura sia in fondo buona per ogni tempo, e non credo che, al netto di poche nuove variabili di cui tener conto, che un bravo architetto debba ora cambiare chissà cosa del suo modo di progettare…

Le architetture sono artefatti “sensibili” per loro natura. Registrano l’insieme delle istanze che provengono dalla città, dal paesaggio, dalla committenza e che vengono trasposte  in un organismo spaziale. Il nostro lavoro è un lavoro di ascolto e di trasposizione/traduzione, in questo senso, mi verrebbe da dire, senza tempo. Quest’ultima pandemia, come le molteplici della nostra storia sono da inquadrare nell’insieme delle criticità che ci aiutano a correggere il percorso. Un acceleratore di eventi. Credo che sia un nostro dovere aguzzare costantemente la capacità di ascolto. Stare nel territorio, vivere le nostre strade e le nostre città (fisiche e virtuali) è il primo strumento di ascolto; la “realta” è molteplice e dinamica, in continua trasformazione. Questa condizione dinamica induce una riflessione attenta sulla flessibilità e adattabilità degli spazi e delle architetture (resilienza), nel nostro lavoro. Spesso abbiamo visto cambiare programmi funzionali, committenti e obiettivi tra fase di progettazione e realizzazione, una condizione abbastanza comune che richiede un progetto nel progetto. Un atteggiamento “adattivo” che non si liquida in una semplice ricerca di un nuovo equilibrio spaziale e figurativo, ma, una vera e propria caratteristica inclusiva di condizioni dinamiche.

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Powerbarn, centrale a biomasse in Romagna

Stare nel territorio, vivere le nostre strade e le nostre città (fisiche e virtuali) è il primo strumento di ascolto; la “realta” è molteplice e dinamica, in continua trasformazione. Questa condizione dinamica induce una riflessione attenta sulla flessibilità e adattabilità degli spazi e delle architetture (resilienza), nel nostro lavoro. Spesso abbiamo visto cambiare programmi funzionali, committenti e obiettivi tra fase di progettazione e realizzazione, una condizione abbastanza comune che richiede un progetto nel progetto.

Vedi anche tu come me una geografia di architettura italiana e più in generale di progetto italiano (anche interni, anche design…) di/dalla provincia con tratti di forte significato e vitalità, guardando fuori, guardando alle varie scale, mi dai qualche tua dritta tra le realtà che trovi più interessanti?

Il panorama degli architetti italiani contemporanei è ricco e variegato. Ogni territorio esprime delle eccellenze in grado di confrontarsi nel quadro internazionale, con architetture di una profondità di riflessione e una sapienza costruttiva con pochi pari. Troppo spesso, però, si tratta di solisti isolati, un po’ come i campanili dei territori che abitano. Questa caratteristica non permette di fare squadra e la mancanza di massa critica ci rende tutti più deboli di fronte alla capacità di mobilitazione dei colleghi europei. Il nostro lavoro è iniziato plasmando le occasioni che il territorio ci ha offerto, sperimentando architetture che da subito hanno avuto un riscontro nazionale e internazionale. Abbiamo interpretato istanze inespresse della comunità che abitiamo, sperimentando tipologie ibride per lavorare ed abitare (i primi progetti dei laboratori Racotek o l’edificio polifunzionale ex ArenaBraga sono in questo senso emblematici); un po’ come le invenzioni tipologiche palladiane. Il territorio a un certo punto si è dilatato cancellando i confini geografici tracciando nuove traiettorie; i progetti a Riyadh o gli uffici SPG a Ginevra e il recente Powerbarn a Ravenna ci hanno permesso di misurarci con un territorio nuovo e stimolante. In questi ultimi mesi, al mantra “just do it” oppure “stay hungry, stay foolish” si è sostituito un #iorestoacasa che ha ripiegato tutto il nostro territorio nel soggiorno di casa. Ora aspettiamo un nuovo orizzonte.

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Headquarter SPG a Ginevra

Il panorama degli architetti italiani contemporanei è ricco e variegato. Troppo spesso, però, si tratta di solisti isolati, un po’ come i campanili dei territori che abitano. Questa caratteristica non permette di fare squadra e la mancanza di massa critica ci rende tutti più deboli di fronte alla capacità di mobilitazione dei colleghi europei.

Io, quando penso alla dimensione creativa della provincia italiana, non posso fare a meno di pensare a tutta quella illuminata e luminosa schiera di scrittori che l’hanno raccontata o che da essa sono partiti per raccontare in generale la vita, l’umanità varia, tenendola comunque sempre presente. Vorrei che scegliessi il tuo scrittore, uno solo, quello che ti sembra più vicino al tuo mondo, e che alla cartolina aggiungessi anche una sua frase che magari ti accompagna sovente nelle tue peregrinazioni progettuali di/dalla provincia.

Sono affezionato a molti autori, non mi è facile sceglierne solo uno, mi piacerebbe proporti un trittico. Costretto, scelgo il libro/frammento che più amo: “Un weekend post moderno” di Pier Vittorio Tondelli. Un puzzle di scenari italiani: Warriors a Correggio, Rimini come Hollywood, Frequenze rock, Giro in provincia.

Navigazioni in bicicletta

…Il mare Adriatico pare un prolungamento della campagna romagnola. C’è una continuità fra la terra e l’acqua rintracciabile non solamente in espressioni di uso comune, ma in sensazioni e immagini ben più interessanti…

Pier Vittorio Tondelli

In questa crasi tra mare e bicicletta c’è la descrizione del territorio adriatico che più amo.

E infine, nello spazio breve e circoscritto del retro di una cartolina, un tuo messaggio di saluto e riflessione su quello che in questo momento ti sembra più importante da progettista. 

Disegno dunque sono. 

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Giovanni Vaccarini, foto Sergio Camplone

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Lo studio a Pescara, foto di Stefano Pollio