Arles, i tormenti di Frank Gehry in una torre con undicimila placche di metallo - CTD
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30 novembre 2018

Arles, i tormenti di Frank Gehry in una torre con undicimila placche di metallo

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Prende forma l’edificio della fondazione Luma destinata alle arti e ispirata alle rocce dipinte da Van Gogh

Forse è scritto nel destino della Provenza che quella “cupola del cielo di un blu sorprendente”, come la definì Vincent Van Gogh, con “il sole che manda raggi color zolfo pallido” debba ispirare meno serenità e più tormenti. Oltre un secolo fa fu il genio olandese a venire nel sud della Francia e a prendere spunto per i suoi paesaggi anche dalle rocce dei dintorni di Arles, ritratte in un celebre quadro del 1888. Oggi tocca a un maestro dell’architettura come Frank Gehry far stagliare sotto il cielo provenzale una torre espressionista che giganteggia con i suoi 56 metri nel paesaggio della città francese nota anche per le rovine romane patrimonio dell’Unesco.

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Arles, la torre Luma di Frank Gehry. Fotografie di Hervé Hôte

Sembra un dialogo nel tempo quello tra Van Gogh e Gehry, adesso che la torre Luma di Arles lascia intravedere come sarà una volta completata, tra meno di due anni. La costruzione prende il nome dalla fondazione culturale aperta dalla collezionista d’arte e mecenate Maja Hoffmann, ereditiera del colosso farmaceutico La Roche, che l’edificio ospiterà a partire dal 2020.

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Arles, la torre Luma di Frank Gehry. Fotografie di Hervé Hôte

Questa storia inizia nel 2013, quando Hoffmann acquista l’area con i capannoni ferroviari dismessi del Parc des Ateliers che dal 1971 ospitava Les Rencontres de la Photographie e pensa più in grande a un parco di cinque edifici industriali da riconvertire. In quella stessa area, secondo Hoffmann, dovrà vedere la luce la Fondazione Luma, impegnata nell’arte e nella promozione di progetti legati a temi ambientali e umanitari. Hoffman si rivolge allora a Frank Gerhy, l’architetto contemporaneo che più di ogni altro, firmando il Guggenheim di Bilbao, ha legato il proprio nome al concetto di trasformazione urbana, e gli affida il masterplan dell’area, destinata a diventare un hub della cultura, e la stessa sede di Luma.

Il dialogo con il genio olandese

Il progetto di Gehry scolpisce uno spazio versatile, location ideale per mostre, festival programmi didattici e arti di ogni tipo. E lo fa alla maniera che è tipica dell’archistar, con un’opera visionaria, ricorrendo a undicimila placche di metallo, tutti pezzi unici e numerati, per rivestire la torre.

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Arles, la torre Luma di Frank Gehry. Fotografie di Hervé Hôte

Il risultato è una costruzione spettacolare, all’apparenza in frantumi, guardando la quale l’occhio si perde in cerca di un centro che però non esiste, come non esiste nelle formazioni geologiche delle Alpilles ritratte da Van Gogh cui Gerhy si è verosimilmente ispirato.

Alla base della torre – sette piani con gli uffici della fondazione, studi, laboratori e, all’ultimo piano, una terrazza panoramica e un bar – un ulteriore omaggio al patrimonio provenzale: una corona circolare in vetro chiaramente ispirata all’anfiteatro romano di Arles. L’”anfiteatro” è su tre livelli e ospiterà biglietteria, bar e sale conferenze.

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Arles, la torre Luma di Frank Gehry. Fotografie di Hervé Hôte

Il progetto prevede anche un parco pubblico dell’architetto Bas Smets per collegare il Parc des Ateliers con la città. I giardini che stanno crescendo sono realizzati con piante e fiori della regione e sono pensati per mitigare l’impatto del maestrale e le temperature estive.

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Arles, la torre Luma di Frank Gehry. La facciata è formata da undicimila placche di metallo numerate. Fotografie di Hervé Hôte

Sull’opera di Gerhy i giudizi si sprecano già. Il critico statunitense Frank Miller ha parlato di “tornado in acciaio inossidabile”, mentre i provenzali non hanno lesinato l’ironia. Qualcuno l’ha paragonata a una cannuccia strapazzata, altri, sui siti di architettura, alla casa degli Addams. Succede sempre di fronte alle opere di Gehry, che per le sue forme come minimo originali si è meritato una parodia dei Simpsons. In un episodio diventato celebre, l’architetto trova l’ispirazione per l’auditorium di Springfield dalla forma di un foglio di carta che lui stesso aveva appallottolato e buttato per terra. Un metodo che avrebbe funzionato anche con Arles.

Fotografie di Hervé Hôte.