Arredare in stile anni '50 con icone di ieri e mobili contemporanei
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23 luglio 2018

Arredare in stile anni Cinquanta con icone di ieri e mobili contemporanei

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Un design intramontabile. Da Cassina a Vitra fino a Seletti e Minotti, perché vincono ancora i Fifties

Se c’è un design che non è mai tramontato, è quello degli anni Cinquanta. Linee curve, imbottiture generose, pattern geometrici per carte da parati e piastrelle, elettrodomestici dalle forme bombate: sono alcune tra le caratteristiche principali di uno stile che ciclicamente torna a dire la sua. L’eterno ritorno dei Fifties si rivela in più modi. Ci sono i pezzi originali che raggiungono quotazioni importanti alle aste, le riedizioni di mobili d’autore a opera di aziende come Vitra, Molteni e Cassina. E ci sono le collezioni contemporanee inedite, ispirate nelle linee al decennio che vide nascere il design italiano. Sono dunque almeno tre le strade a disposizione di chi vuole arredare casa nello stile degli anni Cinquanta.

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La Eames lounge chair, icona degli anni 50 americani, e non soltanto. Prodotta da Vitra

Le collezioni inedite: Coco di Calligaris

Tra i casi più recenti di mobile contemporaneo ispirato alle linee di settan’anni fa c’è Coco, la poltroncina di Calligaris disegnata da Busetti, Garauti e Redaelli e presentata all’ultimo Salone del mobile di Milano: strutture portanti sottili, scocca imbottita e sagomata, tagli netti, velluto corposo. Un vero tributo agli anni Cinquanta, a quell’equilibrio perfetto di raffinatezza e funzione che non ha mai smesso di essere di moda. E che designer e brand continuano a inseguire, tra cliché e spunti più o meno brillanti.

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Coco, la poltrona di Calligaris disegnata da Busetti, Garauti e Redaelli

Il perché del revival

Quando si parla di design degli anni Cinquanta, la parola ricorrente è revival. In realtà lo stile del decennio che in Italia coincide con il boom economico non ha mai smesso di dire la sua nel mondo del design e dell’interior. Tributi, omaggi e riedizioni di pezzi di quel periodo d’oro, in cui il Belpaese e il mondo intero riscoprivano la serenità e la gioia del Dopoguerra, si succedono più o meno da sempre, specialmente quando è forte il bisogno di gentilezza e calore. I Fifties, per dirla in breve, sono rassicuranti, rappresentano quella madeleine proustiana che evoca pace, benessere ed eleganza. Per questo tornano con forza in questi anni incerti, per assecondare un bisogno di comfort e tranquillità che la contemporaneità evidentemente fatica a offrire con i suoi format.

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I pattern in bianco e blu di Gio Ponti. Siamo già nei primi anni Sessanta

Gli anni della serenità e del benessere

Per capire le caratteristiche dello stile di quegli anni – linee rilassanti e morbide, curve e comode – bisogna partire dal contesto. I Fifties, dicevamo, sono il decennio in cui il mondo gode della pace ritrovata e scopre il benessere diffuso. Nelle case arrivano in massa gli elettrodomestici e l’invenzione del Moplen, ancora adesso una delle materie termoplastiche più utilizzate, apre nuove frontiere. La possibilità di plasmare oggetti dalle forme libere ha un valore metaforico che va ben al di là del mondo dell’industria, e induce a guardare al futuro con ottimismo e curiosità. Sono anche gli anni in cui il design spinge avanti i confini della tecnica e della tecnologia, con Gio Ponti che disegna per Cassina la sedia Superleggera, trasformando un classico dell’artigianato ligure – la sedia di Chiavari – in una sfida alla resistenza dei materiali, e Charles e Roy Eames riescono a far mettere in produzione da Hermann Miller, dopo una lunga ricerca, la Eames Chair and Ottoman, altro classico intramontabile finito non a caso nella collezione del MoMa.

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La Superleggera di Gio Ponti per Cassina

Funzione e modularità

La funzione resta prevalente sulla vanità degli arredi, che nascono modulari (come molte delle librerie dell’epoca diventate iconiche, a partire dalla 835 Infinito di Franco Albini del 1956-7, rientrata in produzione grazie a Cassina con altri pezzi del maestro) e dalle linee pulite. Solo alla fine del decennio si inizierà a registrare quell’esplosione di colore e vivacità che prelude ai Sessanta. All’inizio prevalgono colori naturali: legno, bianco e beige spezzati da qualche colore sopra le righe, più in là ancora spunteranno i primi accostamenti arditi destinati a sfociare, soprattutto in America, in colori pastello, motivi optical e floreali.

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La libreria modulare Infinito di Franco Albini per Cassina

Il benessere è la sensazione principale che questi mobili vogliono suscitare attraverso gambe sottili e svasate, forme piene, bombate, quasi modellate sul corpo umano che sembra completamente inghiottito nell’abbraccio di poltrone e poltroncine rivestite con tessuti e pellami raffinatissimi, in linea con l’estetica bon ton dell’epoca.

Forme avvolgenti per ricreare un rifugio

Avvolgere, trasformare la seduta in un cocoon morbido è la missione delle poltrone degli anni Cinquanta. La Martingala di Marco Zanuso del 1952, per esempio. O la maestosa Primavera di Franco Albini e Franca Helg in giunco curvato, edita da Vittorio Bonacina come altri pezzi in midollino degli anni Cinquanta.

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Martingala di Marco Zanuso

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Un “rifugio” sono anche altri due classici intramontabili come la Egg e la Swan di Arne Jacobsen per Fritz Hansen, che il designer danese firmò per un albergo di Copenhagen, mentre è un esempio di ergonomia ante litteram la CH24 Wishbone Chair di Hans J. Wegner, figura simbolo del Danish Modern, con il suo schienale disegnato a forma di Y, realizzata artigianalmente in legno con oltre 120 metri di corda che intreccia la seduta. Oggi è prodotta da Carl Hansen.

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Swan di Jacobsen per Carl Hansen

Anche la sedia Tulip di Saarinen, altro simbolo dell’epoca, fa parte di questa famiglia di sedute “avvolgenti”, ed è forse il pezzo in assoluto più conosciuto del periodo, e anche il più imitato, progettato tra il 1953 e il 1958 e edito da Knoll International. La Pelican Chair del maestro danese Finn Juhl, dalla forma scultorea e arrotondata, è un altro manifesto del suo tempo, edito da Onecollection.

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La Tulip di Saarinen per Knoll, un classico anni Cinquanta

Oggi come ieri. Da Lema a Seletti

Ispirati a queste linee sono arredi inediti, presentati all’ultimo Salone milanese. Ecco Shellon di Désirée by Gruppo Euromobil, firmata Setsu & Shinobu Ito, divano centrale a isola dalla linea morbida che richiama un fiore di loto. Oppure Taiki di Lema, design di Chiara Andreatti, imbottitura dalle forme classiche, rigorose e struttura in massello di frassino tinto rovere. E ancora Ikkoku di Blifase, disegnata da studio Carlesi/Tonelli, anche in questo caso una poltrona dalla forma accogliente grazie a uno schienale che avvolge.

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Divano Shellon, Desire, design di Setzu e Shonobuito

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Taiki, poltrona Lema, design Chiara Andreatti

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Ikkoku di Blifase, altro omaggio ai Fifties

Anche la nuova versione di Prince Cord Outdoor di Minotti, design di Rodolfo Dordoni, scheletro della scocca percorso da un intreccio in corda in bella vista, cuscini su seduta e schienale, è chiaramente ispirata ai Fifties americani. Con Sofa Snakes, invece, Seletti veste il divano col decor firmato Toiletpaper, un pattern surreale e scenografico che sposa forme morbide e piedini in ottone. Pure Louise di Zanotta, firmata da Philippe Nigro che le ha dato le sembianze di una microarchitettura, ha la leggerezza, la solidità e l’imbottitura e il rivestimento in stoffa o pelle tipici di un arredo di settant’anni fa.

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Prince Cord di Rodolfo Dordoni per Minotti

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Sofa Snakes di Seletti, design Toiletpaper

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Louise di Zanotta, design Philippe Nigro, foto Miro Zagnoli

Le riedizioni: Cassina, Molteni, Vitra

Oltre ai pezzi originali d’epoca e ai tributi contemporanei, c’è il fenomeno delle riedizioni. In Italia, Molteni & C mette in commercio dal 2012 i progetti di Gio Ponti, una collezione di arredi, alcuni mai prodotti in serie, presentati dopo un lungo percorso di ricerca, selezione e studio dei prototipi, grazie alla collaborazione e all’accordo firmato in esclusiva con gli eredi Ponti. La collezione, realizzata con la direzione artistica dello Studio Cerri & Associati, comprende arredi disegnati da Ponti tra il 1935 (sedia per il primo Palazzo Montecatini) e gli anni Cinquanta (libreria, cassettone, tavolino, poltrona, cornici e tappeto, tutti pezzi presenti in casa Ponti in via Dezza a Milano, 1956-57).

 

 

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Mobile contenitori di Gio Ponti edito da Molteni

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La poltrona d153 di Gio Ponti, edita da Molteni

Ma anche Vitra riedita pezzi di quell’epoca, per esempio Il tavolo tondo Guéridon disegnato tra il 1949 e il 1950 da Jean Prouvé, altro classico insieme alle sedie Standard, gambe in acciaio e sedile e schienale in legno. O, ancora, il Marshmallow Sofa di George Nelson, padre dell’American Modernism. Cassina, invece, punta su 526 Nuage progettata da Charlotte Perriand tra il 1952 e il 56, collezione di credenze, contenitori, librerie autoportanti, librerie a muro con appoggio a terra o appese, un sistema di librerie che estremizza il concetto di modulo e libertà compositiva.

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Nuage di Charlotte Perriand, edita da Vitra

Icone anche tra le lampade

Impossibile non avere visto almeno una volta nella vita la PH Artichoke, un classico del catalogo Louis Poulsen. Settantadue foglie che schermano la sorgente luminosa, dodici archi in acciaio su cui le foglie sono posizionate a 360° in maniera sfalsata: è stata creata nel 1958 da Poul Henningsen per un ristorante di Copenaghen, il Padiglione Langelinie. La struttura ricorda un organismo vegetale e permette di visualizzare l’apparecchio da qualsiasi angolo senza scoprire la fonte di luce posta al centro, creando un effetto di illuminazione unico. Progettata da Le Corbusier per l’Unité d’Habitation di Marsiglia nel 1949/1952, la Lampe de Marseille è una lampada da parete regolabile che con il suo segno netto si impone da elegante protagonista dello spazio. La riedita il brand italiano Nemo.

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Il lampadario Ph Artichoke di Poul Henningsen per Louis Poulson