Design & alto artigianato, la formula vincente al Salone | CieloTerraDesign
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Paolo Casicci

22 aprile 2016

Design & alto artigianato, la formula vincente al Salone

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Le nostre scelte tra fiera e Fuorisalone dei record

L’unica certezza viene dai numeri: il 55° Salone del mobile di Milano è stato un successo. Un’edizione record, con 372.151 presenze, il 4 per cento in più del 2014, quando la fiera inglobava, come quest’anno, Eurocucina ed Eurobagno. Presenze in aumento anche un po’ in tutti i distretti del Fuorisalone, a partire dall’area di Brera che ha fatto tornare Milano ai giorni di Expo. Mentre il Tortona design district ha comunicato il 30 per cento in più di visitatori rispetto al 2015.

È quando si esce dal recinto dei dati per parlare di qualità, che i punti fermi sono ancora (quasi) tutti da trovare. La design week è stata all’altezza dei suoi numeri? Le proposte erano adeguate alle location, inclusa la serie di palazzi e dimore storiche aperte in via eccezionale come lo splendido Palazzo Turati o l’albergo diurno di Porta Venezia, gioiello decò del 1925 riaperto dal Fai?

In attesa di metabolizzare la grande quantità di collezioni piovute sulla rassegna, una prima conclusione si può già trarre. Ed è che i visitatori hanno premiato, laddove hanno avuto modo di vederne i frutti, il binomio design e alto artigianato, ovvero quelle linee di arredo e di complementi in cui la tradizione della migliore manifattura (italiana, ma non soltanto: basti pensare al successo a Palazzo Serbelloni delle creazioni di Lasvit, il marchio che ha rilanciato nel 2007 i cristalli boemi) sposa la creatività delle firme più talentuose.

Era questo il senso, esplicito fin dal titolo, del progetto Doppia Firma, la rassegna di sedici accoppiate designer&artigiano allestita alla Biblioteca Ambrosiana – distretto 5Vie del Fuorisalone – dall’inedito cartello formato da Fondazione Cologni per i mestieri d’arte, Living del Corriere della Sera e Yoox. Tra le proposte, il kit del legname di Giordano Viganò e Giacomo Moor e il servomuto in midollino di Eligo e Arturo Pozzoli. E poi i vassoi in scagliola di Bianco Bianchi e Studio Blanco, e, ancora, i tavolini Monstera in ottone che Matteo Cibic ha disegnato in collaborazione con Bottega Gadda, le lampade smaltate a grande fuoco di Marco Zanuso jr. e Gabriella Gabrini e le sculture in carta di Michele De Lucchi e Daniele Papula.

Lo stesso recupero dell’artigianalità si poteva ammirare nell’eccentrica collezione di lampade – Sound 1, 2 e 3 – a forma di strumenti musicali realizzata da Dimorestudio e Cappellini. C’è poi il caso di Matteo Thun, che ha scelto di valorizzare, con qualche tocco sapiente, pezzi storici come le sedie chiavarine dei Fratelli Levaggi, i vetri di Murano e le ceramiche di Montelupo Fiorentino.

In fiera spiccava poi la collezione di Airnova: l’azienda friulana nata nel 1989, e specializzata in sedie e complementi per la casa e l’ufficio, ha compiuto un bel salto con la direzione artistica di Gian Paolo Venier, designer di stanza tra Milano e New York: attingendo alle raffinatezze anni ’50 e allo spirito pop degli anni ’60, è nato un living che sposa tessuti pregiati Dominique Kieffer by Rubelli e pellami italiani di alta qualità con un tratto stilistico di grande carattere. Una collezione  di ventiquattro elementi tra cabinet, sideboard, sedute, tavoli e lampade.

Nel lusso ecco poi le creazioni di Ferruccio Laviani per Citco, il marchio veneto che in passato aveva portato al Salone la sua collaborazione con Zaha Hadid. E il debutto, allo stesso tempo fresco e antico, del marchio romano Alatere: le designer Martina Stancati e Claudia Campone hanno realizzato per Black Tie il prezioso mobile bar Mai Tai. Anche qui, ispirazione anni 50 e gusto per il dettaglio artigianale.

Per il resto, ci sarà tempo per approfondire. Aspettando un altro Salone.