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1 marzo 2018

ArtRooms, tutti a Roma contemporaneamente

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Pittura, video e installazioni: la fiera indipendente nata a Londra punta sulla capitale

 

di Isabella Clara Sciacca

 

L’arte contemporanea prova a conquistare Roma, dal 2 al 4 marzo, con ArtRooms, la mostra che vuole replicare il successo inglese delle ultime quattro edizioni e mira a diventare un appuntamento fisso anche da noi.

Una scommessa non da poco, dal momento che se Oltremanica l’arte contemporanea incontra l’interesse pubblico e privato, lo stesso non si può dire di Roma, dove gli spazi pubblici dedicati non sono mai abbastanza e il mercato si muove attorno a poche, anche se qualificate, gallerie.

Non è un caso che si punti sulla capitale, dal momento che i creatori di Artrooms, Cristina Cellini Antonini, fondatrice e art director, e Francesco Fanelli, co-founder, sono due expat che dopo aver dato vita ad ArtRooms  a Londra – attualmente l’appuntamento più grande per artisti indipendenti nel Regno Unito – hanno deciso di esportarlo nel loro Paese.

Il format offre ad artisti indipendenti, ovvero non rappresentati da nessuna galleria, la possibilità di esporre in maniera gratuita e di vendere. Artisti provenienti da tutto il mondo usufruiscono di un programma che include spazi espositivi gratuiti, la possibilità di lavorare al fianco di curatori emergenti e affermati e di incontrare galleristi e acquirenti, allo stesso tempo la fiera è il luogo ideale per gallerie e collezionisti, per scoprire giovani talenti e le tendenze da tutto il mondo.

Cinquanta stanze del The Church Hotel per tre giorni saranno trasformate in atelier d’arte contemporanea, molte delle quali site specific, dando vita a uno spazio personale e privato in cui gli artisti accoglieranno il visitatore nel loro mondo.

La fiera si articola in tre sezioni: Rooms, Sculpture Park e Video Arte. Al programma si aggiungono installazioni, interviste, eventi speciali, tra cui la prima nazionale della telepresenza in ologramma a cura di Studio Tangram.

Room, la sezione principale, ospiterà cinquanta artisti, scelti tra circa cinquecento candidati provenienti da tutto il mondo.

Tra questi, nove gli artisti italiani: Elisa Cantarelli con il progetto Dotting, Sabina D’Angelosante, i fotografi Gianmaria De Luca, Paola Ruvioli e Paolo Repetto, Ernesto Galore (alias Emanuele Garletti), Marika Ricchi con il progetto Giù I piedi dal letto, Barbara Salvucci, e la multi premiata Antonella Scaglione.

Dall’Australia arrivano due artisti il cui lavoro pittorico è fortemente legato alla letteratura: Robert Lee Davis, che narra attraverso i quadri Le città invisibili di Italo Calvino, e le ceramiche fluttuanti di Kieran Ingram, ispirate dalla poesia Burnt Norton di TS Eliot. Dalla Nuova Zelanda, Fiona Hueston porterà a Roma le sue installazioni di origami, mentre gli artisti pakistani Rizwan Ali e Tania Nasir, entrambi miniaturisti, parteciperanno rispettivamente con opere rappresentanti la dinastia Mughal e con le tradizionali geometrie islamiche.

Esporranno i loro lavori anche Chisato Yasui (Giappone), l’artista multimediale Natalia Ohar (Ucraina) e Tolga Bayraktar (Turchia).

Originaria del Senegal e residente in Italia, Awa Sar esporrà un’opera in seta selvaggia; Zuzana Lalikova (Slovacchia) presenterà Penelope’s Dream; mentre Emilia Maino, o LIA Colectivo, (Cile) proporrà un lavoro tessile su paesaggi geografici.