La rinascita dell'Autogrill che come un'astronave annunciava futuro e sviluppo per l'Italia - CTD
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Davide Gallina

23 Dicembre 2020

Quando il futuro dell’Italia era un’astronave atterrata sull’autostrada

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Viaggio emozionale nel (rinato) Autogrill Villoresi Ovest di Angelo Bianchetti, che Life scelse nel 1958 come emblema del Boom

Ci sono luoghi che abbiamo nella memoria come se fossero li da sempre, eppure sono apparsi un giorno per poi rimanere e insistere nella nostra storia di Paese e nella vita di ognuno di noi. Il pretesto di queste poche righe è la rinascita dell’autogrill Villoresi Ovest avvenuta qualche giorno fa. Un fatto che, forse più di qualsiasi altra cosa, è la bella fotografia di una progettualità che già settant’anni fa parlava di futuro.

“Andiamo a prendere un caffè a Como” . Da milanese quale sono, nella mia infanzia  ho sentito innumerevoli volte mia madre o mio padre pronunciare queste parole nei sabati pomeriggio, quando ancora la città era vista solo come un luogo lavorativo e, appena si poteva, si scappava per la famosa gita fuori porta.  

Vorrei proprio partire da qui e percorrere quel tratto magico di autostrada per arrivare  (o forse no)  a Como, andando alla ricerca di quel luogo magico che si staglia sulla famosa e storica Autostrada dei  Laghi (e mi raccomando: se volete fare quelli inseriti chiamatela la Milano-Laghi).

Per andarci salgo sull’Alfa di famiglia che porta anch’essa il nome di vecchi fasti automobilistici, schiaccio il pulsante (una volta avremmo detto giro la chiave) e siamo già in cammino verso la prima curva che ci dichiara di percorrere e solcare quella che viene considerata la madre di tutte le autostrade italiane, essendo nata nel 1923 dall’idea di Piero Puricelli come prima autostrada a pedaggio d’Italia.

 

Il percorso è dritto, un rettilineo che attraversa il classico paesaggio suburbano milanese brulicante di aziendine e capannoni di ogni tipo e poi subito cavalcavia che raccontano che se ne è fatta di strada da quel 1923. Supero Rho e quello che fu EXPO 2015 e già vedo un luogo caro che si affaccia alla destra del mio cammino: è l’Alfaromeo di Arese dei maestri Ignazio e Jacopo Gardella e Anna Castelli Ferrieri, un luogo che fu sito produttivo e ora museo. Ma questa sarà un’ altra storia. 

In un attimo giro la testa e ritorno sul tracciato. Eccoci: si staglia nel cielo bianco e evanescente il tripode che, come una astronave aliena a tre braccia, sembra sbarcata su questo pianeta. L’emozione è tanta e, messa la freccia, sono nell’area di sosta del rinato Autogrill Villoresi ovest oggi denominato 1958.

Il rettilineo attraversa il classico paesaggio suburbano milanese brulicante di aziendine e capannoni . Supero Rho, quello che fu EXPO 2015 e l’Alfaromeo di Arese dei maestri Ignazio e Jacopo Gardella e Anna Castelli Ferrieri. Fino a quando il tripode di Angelo Bianchetti si staglia sul cielo bianco ed evanescente.

Il mirabolante progetto dell’architetto Angelo Bianchetti si presenta davanti a me in tutta la sua raffinata costruzione e poetica comunicazione . Il tripode metallico con in cima le circonferenze ospitanti il logo di Autogrill fa da portale al vero nucleo centrale ancora immutato e splendente. Il lavoro di Bianchetti e il suo passato al fianco di Ludwig Mies van der Rohe,  Walter Gropius e Marcel Breuer si vedono tutti. Il corpo centrale è ancora cilindrico e totalmente vetrato quasi a chiedermi di entrare immediatamente: cosi faccio. Il pensiero  per un attimo va alle altre opere architettoniche di Bianchetti (i famosi Autogrill a ponte su tutti)  disseminati sul percorso autostradale italiano.

Le porte lasciate alle spalle mi catapultano in quelle atmosfere adolescenziali, e non solo, in cui l’Autogrill è il paradiso, un paese dei balocchi dove possiamo trovare, assaporare e acquistare di tutto. Un mondo traboccante di oggetti e cibi che si materializza come per magia. 

Qui capisco che a Como non arriverò mai e quel caffè lo prendo proprio nel corpo centrale circondato da vetrate e sotto il magnifico e perfettamente restaurato lampadario che tutti chiamiamo “Maria Teresa o a goccia”. Un lampadario simile è quasi scomparso da ogni spazio retail contemporaneo, ma è qui a regalare una sensazione di lusso e regalità a noi viaggiatori. Le atmosfere sono quelle dell’inaugurazione del 1958, quando presenziarono le più alte cariche dello Stato e la  rivista americana Life lo immortalò in una copertina dichiarandolo il simbolo delle rinascita del nostro Paese. 

Immortalato da Life come simbolo della rinascita italiana, ancora oggi l’Autogrill Villoresi Ovest è una porta per il paradiso, per un paese dei balocchi dove possiamo trovare, assaporare e acquistare di tutto. Un mondo traboccante di oggetti e cibi che si materializza come per magia

Dal reportage di Toni Thorinbert

Gli anni sono passati e forse anche noi abbiamo bisogno di una rinascita in questo 2020 tormentato. La memoria va a un lavoro del fotografo Toni Thorinbert. ripubblicato recentemente sulla rivista Autoitaliana, che raccontava proprio quel desiderio di rinascita dei nostri padri e nonni che solcavano questi stessi spazi con macchine meno tecnologiche di quelle odierne ma con la medesima voglia di Guardare al Futuro; proprio lo slogan scelto da Autogrill per il rilancio di questo luogo magico.