Il bar all'Isola Design District interamente stampato in 3D - CTD
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Paolo Casicci

25 Marzo 2019

Il bar sostenibile dell’Isola Design District realizzato interamente con la stampante 3D

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Il progetto di Caracol Studio e Flo Spa: “Spostare l’iconicità del design italiano dal prodotto al processo. Nel nome dell’ambiente”

Alla Design Week di Milano sarà possibile bere, rilassarsi e chiacchierare in un bar sostenibile, il primo stampato completamente in 3D con forme organiche da un sistema robotico antropomorfo.

L’esperimento del 3D Bar, alla Stecca 3.0 nel cuore dell’Isola Design District, è firmato da Caracol, studio milanese che lavora con le nuove possibilità creative e produttive derivate da un completo accesso alle tecnologie per la fabbricazione digitale e in particolare con la stampa 3D per la grande scala. Il progetto è realizzato in collaborazione con Flo. Spa, tra i maggiori produttori europei di packaging per alimenti, impiegando un biopolimero di origine 100 per cento naturale.

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Il 3D printed bar di Caracol all’Isola District, in collaborazione con Flo Spa

Con il 3D Bar, l’economia circolare entra dunque a pieno diritto nella settimana milanese del design, e lo fa attraverso un allestimento che è molto italiano: un bar, luogo per antonomasia della socialità come siamo abituati a intenderla e a viverla nel nostro Paese. Soprattutto, il bar sostenibile sposta l’attenzione dal prodotto al processo: le sue forme organiche sono state realizzate tramite un procedimento di generative design messo a punto da Caracol con l’obiettivo di testimoniare che se design e tecnologia sono pensati in un’ottica di sostenibilità ambientale, è possibile ottenere buoni risultati, anche in chiave estetica. La stampa 3D, peraltro, è l’unica tecnologia al mondo che produce beni di consumo senza creare scarti.

“Siamo designer del processo, prima ancora che del prodotto o di interni”, spiega Giovanni Avallone di Caracol. “Questo vuol dire che abbiamo iniziato costruendo il nostro robot, ovvero la stampante 3D, e da lì governato tutto il meccanismo che ci ha permesso di sviluppare un concept, poi di fabbricare gli arredi e infine di realizzare l’allestimento. Un processo in tre passaggi che poi è la vera sfida che il design dovrebbe raccogliere secondo noi in questo momento storico. Troppo spesso vediamo concept ispirati a idee di sostenibilità astratte, senza prodotti, oppure prodotti sostenibili senza una visione che permetta di guardare avanti”.

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Il 3D printed bar di Caracol all’Isola District, in collaborazione con Flo Spa

Il 3D Bar è in effetti il massimo della concretezza: cinquecento chili di plastica riciclata, forniti da Flo. Spa, trasformati in arredi e complementi e destinati, finita la Design Week di Isola, a essere disallestiti e riallestiti altrove, alla prossima iniziativa.

Abbiamo impiegato tre anni per riuscire a lavorare con plastica di riciclo e non acquistata dai fornitori per l’industria, alla fine abbiamo trovato un’azienda disposta a scommettere. Il designer oggi deve includere nel suo lavoro anche la ricerca di occasioni e partner che gli consentano di sviluppare una progettualità sostenibile

Il paradosso è che la difficoltà nello sviluppare un progetto del genere non sta tanto nel mettere a punto il processo, quanto nell’approvvigionarsi delle materie prime, ovvero gli scarti da riciclare. “Abbiamo impiegato tre anni per entrare in un circuito che ci permettesse di attingere alla plastica usata. Finora abbiamo dovuto comprarla ‘vergine’ dai rivenditori per l’industria. L’incontro con Flo. Spa ci ha permesso finalmente di progettare con vero materiale di riciclo. Pensiamo che la missione di un designer contemporaneo non sia soltanto il design in senso stretto, ma anche, materialmente, il cercare e il trovare situazioni e partner che gli consentano di progettare in maniera sostenibile“. Il designer come mediatore, e non soltanto come creativo. “Chiaramente l’aspetto progettuale resta centrale. Anzi, è l’altra grande sfida che un designer deve raccogliere: sviluppare quel processo che passa dall’idea alla macchina prendendo ispirazione dalla natura e modellando attraverso la tecnologia, l’hardware e il software qualcosa di sofisticato, un prodotto che, pur generato dalla macchina, resta comunque qualcosa di organico e di umano”.

Non ci interessa lavorare soltanto al prodotto, né tantomeno assecondare i cliché che ci vorrebbero spingere a creare nuove icone italiane. L’iconicità deve spostarsi su un altro livello, quello del processo produttivo

Governare questo work flow diventa allora il mestiere del designer italiano contemporaneo, che non bada più all’iconicità del prodotto, semmai la dirotta verso un’altra dimensione: “Francamente non ci interessa assecondare il cliché che, in quanto italiani, ci vorrebbe spingere a disegnare oggetti con forme di un certo tipo, più o meno glamour. L’iconicità oggi deve risiedere piuttosto nel processo: iconica è la sfida di unire tecnologia, sostenibilità ed estetica, non l’oggetto in sé. Anche per questo abbiamo pensato all’allestimento di un bar, che è una dimensione molto italiana, ma non legata al prodotto”.

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Il 3D printed bar di Caracol all’Isola District, in collaborazione con Flo Spa

Anche per Flo Spa il 3D Bar è una bella scommessa: “Siamo entusiasti di contribuire alla realizzazione di questo progetto”, spiega Erika Simonazzi, direttore marketing dell’azienda, “i nostri prodotti sono tutti riciclabili e/o biodegradibili e compostabili. Con questo progetto abbiamo la possibilità di accompagnarli a una seconda vita che ne mantiene, anzi ne accresce, il valore originale”.