Biblioteca Lateranense: il contemporaneo danza sui reperti - CTD
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Paolo Casicci

15 aprile 2019

Biblioteca Lateranense, il contemporaneo che danza su uno scrigno di reperti

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L’utilitas di King Roselli Architetti Associati per l’università dei papi: esaltare il passato senza ammutolire il presente

Quarto appuntamento con #Rooms, il progetto editoriale in collaborazione con Open House Roma che racconta quello che della città non si vede: le storie, le idee e le persone che rendono alcuni luoghi speciali. Il tema di #ohr19, Utilitas, è anche il primo tema di Rooms: con Firmitas (solidità) e Venustas (bellezza) l’Utilitas è per la cultura classica una qualità che ogni architettura deve possedere. Indagare il rapporto tra le architetture e la loro “utilità” significa anche interrogarsi su quanto gli spazi siano in grado di trasformarsi nel tempo per rispondere ai bisogni in continuo mutamento. Rooms è un viaggio alla scoperta di tutto questo.

di Paola Ricciardi

Il bibliotecario svizzero Thomas Guignard poco più di un anno fa ha creato l’account Instagram concretelibraries dove pubblica le fotografie (scattate da lui) delle più belle biblioteche del mondo. Come ha raccontato al The Guardian, le inquadrature sono spesso centrali e simmetriche, “per evidenziare la sacralità di questi spazi”.

L’idea che la biblioteca sia una sorta di luogo del “sacro laico” d’altra parte non è nuova, e forse è per questo che tali spazi esercitano un fascino così forte su molte persone: “Tempio della cultura” o “tempio della memoria” sono spesso chiamati, e come nei templi si entra osservando un silenzio religioso. Il bibliotecario diventa l’officiante, i lettori gli iniziati e il libro l’oggetto di culto-feticcio che rende possibile l’accesso al bene immateriale – spirituale – del sapere, permettendone la tramandabilità nel tempo e quindi, in qualche modo, la sua “eternità”, prerogativa del divino.

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Biblioteca Lateranense a Roma, King Roselli Architetti Associati

Esiste un luogo a Roma – e forse Roma è una delle poche città dove un luogo del genere poteva esistere – in cui l’idea della biblioteca come spazio del sacro è qualcosa di più di una metafora: delle sette università pontificie, quella Lateranense è conosciuta come “l’Università del Papa” perché qui hanno studiato cinque pontefici e la sua biblioteca conta, fra i fondi librari in dotazione, quelli donati direttamente da Gregorio XIII e quelli trasferiti qui dalla biblioteca dei Padri Geronimiani da Pio IX.

Come dice il nome, la Pontificia Università Lateranense ha sede nell’area adiacente al complesso di San Giovanni in Laterano. Quello che forse non tutti sanno, è che quest’area gode del privilegio di extraterritorialità sancito dai Patti Lateranensi del 1929: sostanzialmente, qui ci troviamo in territorio Vaticano. E’ per questo motivo che, dopo la firma dei Patti, papa Pio XI decise di trasferire l’università fondata nel 1773 dal Palazzo di S. Apollinare (a pochi passi da piazza Navona) su questo suolo di proprietà dello Stato della Chiesa, accanto alla cattedrale che prima di San Pietro aveva ospitato la Santa Sede. Siamo nel 1937 e un “romanissimo” edificio di mattoni e travertino in stile razionalista sorge alle spalle della Scala Santa, in azzardata adiacenza a quello che resta di un complesso termale del III secolo d.C. ancora oggi visibile su via dell’Amba Aradam (ma tutta l’area del Laterano nasconde sotto terra una città di resti archeologici), e a pochi metri di distanza dall’obelisco egizio di Tutmosis III, il più antico di Roma, posizionato prima al Circo Massimo e poi qui alla fine del 1500.

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Biblioteca Lateranense a Roma, King Roselli Architetti Associati

E’ in questo luogo denso di stratificazioni e anche di collisioni, quindi, che si compie infine l’ultimo atto: quello della costruzione dell’ampliamento dell’università per dare una nuova sede alla biblioteca, nel 2006.

Il progetto viene affidato allo studio romano King Roselli Architetti Associati, formato in quel momento da un londinese – Jeremy King – e un romano – Riccardo Roselli – a cui dopo un anno si assocerà il napoletano Andrea Ricci.

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Biblioteca Lateranense a Roma, King Roselli Architetti Associati

Sono gli anni dopo il Giubileo e a cavallo del nuovo Piano Regolatore, gli anni dei grandi progetti nel centro di Roma – così come delle grandi speculazioni in periferia – di Piano, di Meyer e Hadid. King Roselli è uno studio relativamente giovane – fondato nel 1995, non noto come le archistar al pubblico generalista ma conosciuto nell’ambiente di chi l’architettura lo fa o la studia perché portatore di un pensiero contemporaneo, raffinato e rigoroso. Pochi anni prima, nel 2002, si è fatto notare con un edificio costruito nel cuore di Roma che è l’espressione concreta di questo pensiero: l’ES Hotel, a pochi passi da Termini; non un Auditorium, un’Ara Pacis, un Maxxi, ma un albergo con annesso parcheggio in un’area adiacente alla principale stazione ferroviaria della città, che ha il pregio di mostrare come anche un’architettura quotidiana possa sfuggire alla mediocrità a cui ha abituato la città degli ultimi trent’anni ed esprimere una qualità architettonica elevata attraverso un linguaggio contemporaneo.

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Biblioteca Lateranense a Roma, King Roselli Architetti Associati

Il modo di lavorare di King Roselli sull’ES Hotel è in qualche modo esemplificativo anche del percorso che lo studio compirà con la Biblioteca Lateranense: perché questo grande edificio che non ha paura di affermare la sua identità in un contesto consolidato come quello della città che circonda Termini, che usa ferro e vetro e esibisce forme che richiamano la velocità dei treni che gli scorrono affianco, è anche cauto nell’inserirsi nel tessuto urbano: sopraelevato da terra per accogliere le rovine scoperte sotto la sua superficie (come accade sempre a Roma), bianco e nero come la stazione, ha la forma del blocco ottocentesco con la corte centrale come i palazzi in stile piemontese che circondano Piazza Vittorio.

“Penso che per l’amore, e quindi per il rispetto, che abbiamo nei confronti di questa città, l’architettura non debba puntare ad essere auto celebrativa” dice Riccardo Roselli. “Deve essere contemporanea, sì, e dare quel significato aggiuntivo in più, però deve anche avere la capacità di integrarsi, il che non vuol dire integrarsi come vernacolo. Mi riferisco ad una integrazione che tiene conto degli aspetti di proporzione, peso, misura, materia”.

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Biblioteca Lateranense a Roma, King Roselli Architetti Associati

Questa stessa capacità di leggere il contesto e di andarcisi a inserire come una voce che ha qualcosa di nuovo e importante da dire, ma che non cambia bruscamente il discorso quando questo ha un valore, anzi consente di capirlo meglio, si ritrova quindi nel progetto della Biblioteca Lateranense: abbattendo quei volumi preesistenti che erano ormai superflui e non più funzionali, aggiunge un volume stereometrico e in cortina come gli edifici razionalisti tra i quali si va – letteralmente – ad infilare e dai quali si tiene a debita ma debole distanza; i tagli obliqui in facciata, privi di qualsiasi classica simmetria, denunciano però immediatamente lo stile contemporaneo del nuovo blocco.

La scelta di andare a dialogare con il contesto attraverso il materiale ma non attraverso la forma è leggibile da chiunque già alla prima occhiata, ma nasconde in realtà molto di più: come ci racconta Andrea Ricci, l’intenzione di utilizzare un rivestimento simile a quello dell’esistente si spinge fino a trovare la stessa fornace di produzione dei mattoni del 1937, ormai chiusa, e che ritorna in attività solo per questo cantiere; mentre la facciata dai tagli asimettrici è in realtà un insieme di travi in grado di risolvere brillantemente il problema di una struttura interna fatta di pilastri esilissimi per non gravare sui reperti archeologici ritrovati – come sempre a Roma – nel sottosuolo.

Dentro, invece, questa scatola rivela la propria natura di scrigno: una sala studio articolata complessivamente su sette livelli, dove le piattaforme che ospitano le postazioni per la lettura circondano un grande vuoto a tutta altezza. Il movimento ascensionale delle piattaforme mette in scena lo spettacolo silenzioso dello studio, la bellezza del raccoglimento, quella sintesi che le biblioteche fanno, di rendere comunitaria la lettura, che come la preghiera è nel fondo una delle attività più solitarie dell’uomo.

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Biblioteca Lateranense a Roma, King Roselli Architetti Associati

Un luogo luminoso, quindi, complesso spazialmente e allo stesso tempo semplice, è il cuore del progetto e ciò che la committenza aveva richiesto venisse costruito: un nuovo fulcro per l’Università, che i progettisti realizzano in uno spazio che racchiude insieme funzione e simbolo, utilitas e senso.

Come in certi edifici sacri, infatti, la luce che piove dal soffitto e dalle finestre porta a sollevare lo sguardo verso l’alto appena si entra: ma è una luce calma, non drammatica, che avvolge i libri e le persone, una luce razionale che consente di azzerare praticamente il ricorso all’illuminazione artificiale. Come per l’ES Hotel, anche qui il ritrovamento dei resti nel sottosuolo è lo spunto per ideare un ingegnoso sistema strutturale, che protegge il passato ma non costringe ad ammutolire il presente, anzi del presente sfrutta le conoscenze avanzate e la capacità tecnologica di inventare nuove soluzioni.

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Biblioteca Lateranense a Roma, King Roselli Architetti Associati

E’ la voce di un sacro che è anche laico e contemporaneo; l’espressione di un sapere che ci parla, una cultura del progetto che possiamo capire anche quando non siamo progettisti, perché è dei nostri tempi: è la nostra voce.

(ha collaborato Diana Carta)

Durante Open House Roma potrete visitare la Biblioteca Lateranense e il Radisson Blu ES Hotel di King Roselli Architetti Associati. Saranno inoltre visitabili la Biblioteca Angelica, la Biblioteca Hertziana e la Biblioteca dell’Accademia Nazionale dei Lincei e Corsiniana. Più info al programma sul sito di Open House Roma.

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