Sorpresa: la bicicletta più glamour l'ha disegnata Jean Prouvé nel 1941 - CTD
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Davide Gallina

29 luglio 2019

Sorpresa: la bicicletta più glamour di oggi l’ha disegnata Jean Prouvé nel 1941 per gli operai

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Coleen è ispirata al design del maestro francese pensato per gli operai durante la guerra. Ce n’era bisogno? Sì, se per far mollare l’auto serve un’icona di stile…

“Tutto si muove, tutto corre, tutto si volge rapido; una figura non è mai stabile davanti a noi, ma appare e scompare incessantemente. Per persistenza dell’immagine nella retina, le cose in movimento si moltiplicano, si deformano, susseguendosi, come vibrazioni, nello spazio che percorrono”. 

Queste parole del Manifesto futurista del 1909 sembrano scritte apposta per descrivere quello che Jean Prouvé progettò nel 1941 e che oggi l’azienda francese Coleen reinterpreta in chiave contemporanea strizzando un po’ l’occhio a quel mondo stiloso al quale la bicicletta sta guardando sempre di più.

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Fortunato Depero, “Ciclista attraverso la città”, 1945, olio su tavola, Museo d’Arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto

Senza la sensazione frustrante di pedalare prima sulle quattro rotelle e poi di cadere a mani in giù, forse nessuno avrebbe mai potuto godersi quel senso di libertà e adrenalina che solo la bicicletta può darti mentre sfrecci per le strade.

Questi pensieri nella mente di tutti devono essere stati nella testa dei progettisti di Coleen che si sono trovati a realizzare la bicicletta elettrica ispirata al celebre modello disegnato da Jean Prouvé.

Grandi accelerazioni, spunto e autonomia sono le caratteristiche di questa nuova e-bike che diviene un oggetto del desiderio per viaggi spensierati.

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Scrivere un pezzo sulle biciclette è oggi quasi uno sport nazionale (e meglio così, visto che è un bene comprendere che questo mezzo di trasporto va riportato in auge dopo il secolo delle automobili) ma progettualmente non posso non soffermarmi su una deriva che sta prendendo piede in questi anni e che forse la bicicletta di Coleen incarna pienamente.

Nel 1941 l’homo faber Jean Prouvé (1901-1984), un maestro del ferro, progetta un modello di bicicletta destinata a rimanere nella storia come il mezzo di trasporto per gli operai e i lavoratori francesi che, durante la guerra, dovevano recarsi a lavoro. 

Guardandola è un tripudio della progettualità di Prouvé, che piazza nel telaio un teso e splendido scatolato metallico degno del lavoro di Nervi completato con accessori come i parafanghi, i fanali e l’immancabile portapacchi posteriore con il famoso e riconoscibile progetto a fori che di Prouvé stesso è uno dei tratti iconici.

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Da qui, dopo ottant’anni circa ci troviamo davanti a un mirabile progetto di mobilità sostenibile che sostituisce la pedalata di umana trazione con una super efficiente pedalata assistita da un motore elettrico che garantisce sino a cento km di autonomia.

Guardando bene il modello, si distinguono i tratti formali di Prouvé, ma subito ci si accorge dell’eleganza e della leggerezza di questo oggetto che perde gli elementi più tecnici e funzionali.

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Coleen, dettaglio delle bicicletta ispirata al modello di Jean Prouvé del 1941

Qui l’animo da progettista mi porta a una riflessione che può sembrare amara.

Dopo ottant’anni, un oggetto funzionale per antonomasia, servito a migliaia di persone come mezzo di spostamento a basso costo, è diventato un’icona di stile per distinguersi nel traffico cittadino. 

Non fraintendetemi, questi passaggi dichiarano come un oggetto che sta rientrando sempre più nella nostra vita (per spostamenti lavorativi o di puro divertimento) stia sentendo la necessità di rifarsi il trucco diventando glamour magari snaturandosi un po’, perdendo il fascino progettuale della sua essenzialità tecnica e divenendo un oggetto iconico da esibire.

Da pezzo dove ogni dettaglio è funzionale, questa bici è diventata un’icona glamour. Ma va bene anche questo, se il risultato è di avvicinare alle due ruote chi per rinunciare all’auto ha bisogno di mostrarsi alla moda

Credo quindi che questa trasformazione sia una fase fisiologica con il compito di avvicinare alla bicicletta molte persone che non avrebbero mai pensato di farsi vedere in giro su una due ruote lasciando cosi la vistosa e ingombrante automobile in garage. 

Alla fine successe cosi anche per l’automobile, che è diventata il fedele amico dell’uomo. Quindi, a pensarci bene, ogni mezzo è utile a far divenire la bicicletta la migliore amica dell’uomo nel nuovo secolo, anche se al prezzo di 6000 euro.

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Coleen