La Biennale di Tallinn rimette la bellezza al centro dell'architettura - CTD
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Roberto Clever

1 settembre 2019

La Biennale di Tallinn non ci gira intorno: gli architetti tornino a parlare di bellezza

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Negletta e schivata nel dibattito internazionale, celebrata da scienze e neuroscienze, il paradosso dell’estetica al centro della manifestazione al via l’11 settembre

In una vecchia intervista al Los Angeles Times, Frank O. Gehry spiegò che “se un architetto insegue la bellezza, deve vedersela con Dio. Se invece insegue un obiettivo diverso, allora i suoi concorrenti diventano Bernini e Borromini. Superarli sarà difficile, ma non impossibile”. Era il modo del grande architetto di spiegare il motivo per il quale sulla bocca dei progettisti assai raramente ricorre la parola beauty. Parlare di bellezza in architettura, come nell’arte, è un azzardo, una pratica scivolosa. Del resto, che cosa è la bellezza, e chi può diventarne arbitro, specialmente in una società globalizzata come quella contemporanea?

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Temporal Environment, Soma

Yael Reisner, architetto, ricercatrice israeliana e curatrice della Biennale di architettura di Tallinn al via l’11 settembre, la pensa diversamente, al punto da avere scelto proprio la bellezza come concetto e fil rouge per la manifestazione estone arrivata alla quinta edizione. Beauty matters, the resurgence of beauty (la bellezza conta, il risorgere della bellezza) è il titolo dell’evento che proseguirà fino a tutto novembre portando nella capitale estone una mostra principale, un simposio, un concorso di visioni (dedicato al quartiere Kalamaja), una mostra di scuole internazionali, una serie di installazioni e, ancora, eventi collaterali a cura dell’architetto estone Kirke Päss.

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Steampunk, opera vincitrice, di SoomeenHahm Design, Igor Pantic e Fologram

“La parola bellezza è stata evitata per quasi ottant’anni. E’ successo nelle arti visive, nell’architettura, in politica, in psicologia, in poesia e nella musica, sebbene le persone continuino a usare l’aggettivo bello nella vita di tutti i giorni” spiega Reisner, che a questo tema controverso ha dedicato le sue ricerche degli ultimi anni. Nel 2010, Reisner ha pubblicato con Fleur Watson un libro di interviste a una serie di grandi architetti, da Gehry a Zaha Hadid, dal titolo Architettura e bellezza, conversazione con gli architetti su una relazione problematica, sviscerando le ragioni di questo rapporto che intere generazioni di progettisti hanno cercato di schivare. Il tema era anche al centro del dottorato di ricerca di Reisner (RMIT, 2009). E dunque, perché gli architetti non amano parlare di bellezza?

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“La ricerca della bellezza ha cessato di essere il principale motore della progettazione architettonica a seguito di una denigrazione continua e di una forma di repressione aggressiva. Nella progettazione ha avuto la meglio il riguardo per l’obbiettività, rafforzato dalla critica all’“egemonia dell’occhio” e a qualsiasi processo decisionale che scaturisse dalla soggettività. La parola bellezza è ancora associata da molti alla superficialità, a un mondo vecchio e conservatore, e il concetto che porta con sé è vittima di un pregiudizio culturale, un tabù. Eppure, il primo criterio per giudicare l’architettura è ancora la sua capacità di creare un’apprezzata esperienza estetica”.

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L’altro paradosso, secondo Reisner, è che mentre la bellezza continuava a essere negletta in architettura, anche per il peso ereditato dell’azzeramento dei valori operato dal Movimento Moderno, assurgeva a strumento cognitivo nella scienza, sempre più esplorato nella matematica e nelle neuroscienze. Mentre nel mondo dell’Intelligenza artificiale proprio la dimensione estetica sta diventando una chiave per “umanizzare” i processi informatizzati. Grandi scienziati e divulgatori come Oliver Sacks o Arthur J. Miller hanno indagato la bellezza come strumento scientifico, mentre il neurobiologo Semir Zeki ha stabilito che la bellezza non esiste in natura o nell’arte, ma nel cervello. La bellezza sarebbe dunque davvero negli occhi (e nella testa) di chi guarda.

Mentre scienziati e divulgatori come Oliver Sacks e Semir Zeki guardano proprio alla bellezza come strumento per interpretare l’uomo e il cosmo, e i ricercatori ricorrono alla soggettività per umanizzare l’Intelligenza artificiale, gli architetti restano riottosi a parlarne, come se pesasse ancora la visione che associa alla bellezza qualcosa di tradizionale, classico e non all’avanguardia

Spiega ancora Reisner: “Non possiamo definire la bellezza in termini semplici, tuttavia sappiamo che la sua esperienza ha una qualità, una freschezza, un significato, una chiarezza e una profondità sorprendenti, spesso ambigue”. Ma è nell’era “aumentata” dalla tecnologia e al tempo dell’architettura post-digitale, che la bellezza torna a contare. “L’uso stesso dell’espressione post digital architecture ha segnato un notevole cambiamento nell’ammettere e riconoscere il ruolo umano nel design digitale e il significativo, rapido cambiamento delle sue relazioni con le tecnologie digitali e le forme d’arte. Questo interesse nuovo per la gamma architettonica della bellezza deriva dal crescente riconoscimento del giudizio umano e dell’intuizione cognitiva, come testimoniano i ricercatori attivi nel mondo dell’Intelligenza artificiale ma anche i neurobiologi: questi ultimi sostengono che esiste un’oggettività in ogni esperienza soggettiva, come nel meccanismo che porta a vedere il colore. Nel 2011 è stato rivelato che gli esseri umani sperimentano quattro tipi di bellezza nel loro “cervello emotivo”: la bellezza visiva, quella musicale, la bellezza morale e quella matematica. Ciascuna di queste può essere registrata e persino quantificata. La nostra civiltà non potrebbe esistere senza l’esperienza del piacere, e dunque della bellezza. Fa parte della nostra struttura neurobiologica e ci rende non solo più felici ma anche più sani; la bellezza conta! E proprio come l’amore, è reale”.

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Interface, Space Popular

Parallelamente – insiste Reisner – anche i matematici affermano che la bellezza ha un ruolo importante in numerose teorie già dimostrate, specialmente alcune riguardanti l’universo: un fatto che ha ampliato la fiducia di questi scienziati nella bellezza intesa come un indicatore di verità. “E questa è un’affermazione che dovrebbe scatenare pensieri affascinanti. Viviamo nell’era del design digitale, ed è affascinante notare come questo mondo, all’inizio considerato come puramente anti-soggettivista, stia portando alla ribalta concetti come immaginazione, intuizione, creatività, gusto e stile. Il regno della soggettività, insomma, sta riacquistando forza. Del resto, il ritorno stesso dell’autorialità è diventato realtà nella progettazione architettonica nel 2010-11, con i sistemi CAD-CAM, mentre gli architetti sono diventati artigiani, dove per artigianato si intende la capacità di disegnare in digitale ciò che poi diventerà un oggetto fisico”.

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Augmented Nature, Elena Manferdini

È il mandato creativo degli architetti, secondo la curatrice, portare nuova bellezza nelle città. Una bellezza ovviamente plurale. “Nel nostro tempo, la bellezza non è un’idea singolare; la bellezza sono molte bellezze e dobbiamo cercarne di nuove e profonde nell’architettura”.

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Alla Biennale di Tallinn saranno protagoniste anche le opere selezionale a seguito della call internazionale vinta da Steampunk, un padiglione in elementi di legno piegati a vapore firmato dalla cordata londinese di SoomeenHahm DesignIgor Pantic e Fologram. L’opera riassume il senso dell’integrazione analogico/digitale: i progettisti hanno usato strumenti analogici migliorati dalla precisione di applicazioni tecnologiche d’avanguardia, reinterpretando la ricca tradizione estone di costruzioni in legno. “Il progetto supera il concetto di capanna,  utilizzando in una logica algoritmica semplici materie trasformate in una struttura altamente complessa e abitabile”, afferma Gilles Retsin, curatore del programma di installazioni della Biennale. Insomma, una fusione di artigianato e tecnologie per la produzione di forme organiche, il risultato della collaborazione uomo-macchina nel segno di una (immaginiamo) nuova bellezza.