Perché Black Lives Matter è il più grande progetto di design dell'era Covid-19 - CTD
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Vincenzo Bernardi

8 Giugno 2020

Perché Black Lives Matter è il più grande progetto di design nell’era Covid-19

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La scritta gialla a Washington è un caso di scuola di architettura, urbanistica e comunicazione

C’è un grande protagonista in questa era Covid-19. Non sono le mascherine, non è il plexiglass, non sono le app per tracciare i contatti e i possibili contagi. E non è neanche il distanziamento sociale. Questo protagonista è la strada. Il grande spazio che le persone decidono di prendersi quando la Storia chiede di farlo. È allora che scattano le più impressionanti operazioni di design, architettura e urbanistica, e che siano operazioni consapevoli o no poco importa: il risultato ha comunque un enorme valore progettuale.

Black Lives Matter

È quello che è successo con “Black Lives Matter” – le vite dei neri contano – l’enorme scritta voluta dalla sindaca di Washington, Muriel Elizabeth Bowser, democratica e afroamericana, di fronte alla Casa Bianca come monito a Donald Trump per non avere preso le distanze dalle violenze della polizia che hanno portato alla morte di George Floyd e usato la Guardia Nazionale per disperdere i manifestanti nell’adiacente Lafayette Square Park.

Realizzata sull’asfalto con vernice stradale gialla da volontari supportati dal Dipartimento dei Lavori Pubblici della Città, la frase è composta da lettere maiuscole grandi come quelle della scritta Hollywood sulla collina di Los Angeles ed è seguita dallo stemma della Città di Washington. Lunga 170 metri, si trova in corrispondenza dei due isolati finali della 16a Strada Nord-Ovest e termina in corrispondenza della chiesa episcopale di St. John dove Trump, nel corso delle proteste della scorsa settimana, ha posato con la Bibbia in mano per una opportunity photo che ha indignato non poco la vescova episcopale Mariann Budde, che lo ha accusato a sua volta di avere utilizzato la chiesa “come sfondo per un messaggio antitetico agli insegnamenti di Gesù”.

La scritta gialla fosforescente si prende tutto lo spazio passando fisicamente e metaforicamente sopra qualsiasi cosa. È il grido di protesta di persone in mascherina distanziate di un metro dal Covid-19 ma tenute insieme dal legame atomico dei valori universali. È architettura, urbanistica, comunicazione, ma soprattutto è una dichiarazione d’amore per i valori fondamentali e irrinunciabili che nessuna pandemia deve scalfire.

La scelta contrapposta della Bowser è invece stata quella di non occupare lo spazio antistante la chiesa frequentata da Abramo Lincoln in segno di rispetto da parte della Città e della protesta pacifica.

Sette ore di lavoro da parte dei volontari che avevano iniziato al mattino presto sono state sufficienti a completare l’opera ufficialmente denominata Black Lives Matter Plaza come immediatamente riportato anche da Google Maps. 

Una sindaca contro Trump

“Devi dominare le strade. Non puoi lasciare che ciò che sta accadendo, accada” aveva detto Trump e la risposta della Sindaca non si è fatta attendere “Ci sono persone che bramano di essere ascoltate, di essere viste e di far riconoscere la loro umanità. Abbiamo avuto l’opportunità di inviare quel messaggio forte e chiaro in una strada molto importante della nostra città”.

Nell’invaso spaziale costituito dai rigidi edifici che ospitano le sedi delle più importanti organizzazioni sindacali americane, la scritta gialla fosforescente si prende tutto lo spazio passando fisicamente e metaforicamente sopra qualsiasi cosa. È il grido di protesta di persone in mascherina distanziate di un metro dal Covid-19 ma tenute insieme dal legame atomico dei valori universali. È architettura, urbanistica, comunicazione, ma soprattutto è una dichiarazione d’amore per i valori fondamentali e irrinunciabili che nessuna pandemia deve scalfire.

Ancora una volta la strada, dopo gli esempi indiani o africani dove avevamo visto segnati per terra le posizioni da tenere per rispettare le misure di distanziamento fisico, torna protagonista nell’era Covid. La strada è lo spazio di tutti per antonomasia, cittadini e stranieri, è il luogo in cui tutti bramavamo di ritornare durante i giorni rigidi del lockdown e con la strada dovrà sempre fare i conti chi pensa di costruire muri.