E Bruno Munari inventò (nel 1950) la videoarte - CTD
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27 novembre 2018

E Bruno Munari inventò (nel 1950) la videoarte

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Alla Fondazione Plart di Napoli le Proiezioni che negli anni Cinquanta completarono il disegno futurista e anticiparono arte cinetica e mapping

C’è un Munari meno conosciuto e poco esplorato, che eppure ha dato tanto all’arte del Novecento gettando un ponte tra il Futurismo e la contemporaneità, arrivando a creare i presupposti per la scena della videoarte e del mapping. È il Munari delle Proiezioni a luce fissa e delle Proiezioni a luce polarizzata realizzate negli anni Cinquanta del secolo scorso. Opere con cui l’artista, designer e scrittore portava a compimento la sua ricerca di una nuova spazialità oltre la bidimensionalità dell’opera.

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Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata, 1953. Materiali vari, courtesy-Miroslava-Hajek

Con l’obiettivo di dipingere attraverso la luce, Munari arriva nel 1950 a smaterializzare l’arte attraverso proiezioni di diapositive, le Proiezioni Dirette, composizioni con materiali organici, pellicole trasparenti e colorate in plastica, pittura, retini, fili di cotone fermati fra due vetrini, in pratica piccoli collage proiettati al chiuso e all’aperto, sulle facciate di edifici, dando una sensazione di monumentalità e conquista di un’inedita spazialità dell’opera. Poi, nel 1953, l’artista riesce per la prima volta a scomporre lo spettro di luce attraverso una lente Polaroid e arriva alle Proiezioni Polarizzate, con cui si compie l’utopia futurista di una pittura dinamica e in continuo divenire.

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Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata,1953. Materiali vari. courtesy Miroslava Hajek

Queste proiezioni arrivano adesso in mostra a Napoli, dal 29 novembre al 30 marzo alla Fondazione Plart, grazie alla ricerca condotta dalla Fondazione stessa, che ha svolto un lavoro scientifico, delicato e accurato, di digitalizzazione dei vetrini pronti a essere proiettati. La mostra riporta finalmente alla luce una serie di lavori determinanti per gli sviluppi dell’Arte cinetica in Francia e dell’Arte programmata in Italia, che hanno anticipato soluzioni proprie delle video-installazioni multimediali e, di conseguenza, delle più recenti metodologie e linee di ricerca dell’arte interattiva, come il mapping e la Kinect-Art.

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Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata,1953. Materiali vari. Courtesy Miroslava Hajek

Abbiamo parlato della mostra, dal titolo Bruno Munari. I colori della luce, con i curatori Miroslava Hajek e Marcello Francolini.

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Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata,1953. Materiali vari. courtesy Miroslava Hajek

Perché ripescare proprio questi lavori meno noti di Munari? 

“Quando iniziammo a progettare l’idea di una mostra di Munari, il presupposto di partenza fu proprio quello di voler mostrare il lato più propriamente artistico della sua produzione. In questo senso partivamo avvantaggiati dalla collezione stessa di Miroslava, che nel tempo, lavorando con Munari, aveva costruito un insieme di opere uniche che potessero illustrare i passaggi fondamentali della sua creatività. Questi lavori sono meno noti semplicemente perché il mercato si occupa di Bruno Munari attraverso una ridondanza di negativi-positivi e curve di peano, tralasciando il più delle volte le opere uniche, che oltre a essere le più vecchie sono anche fondamentali nella ricostruzione della storia dell’arte del Novecento in Italia e non solo. Tra esse vanno menzionate più d’ogni altre, appunto, le proiezioni a luce polarizzata, unicum della collezione Hajek, che rappresentano il punto di sperimentazione più alto dell’artista. Con queste Munari, partendo dal superamento della bidimensionalità della superficie pittorica, raggiunge la conquista reale dello spazio attraverso la luce creando un movimento illusorio”.

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Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata,1953. Materiali vari. courtesy Miroslava Hajek

Queste opere di Munari in mostra sono da considerare più il punto di arrivo del Futurismo o quello di partenza per la videoarte della seconda metà del Novecento? In particolare, chi sono gli eredi, oggi, di questo lavoro e di questo approccio? 

Marcello Francolini: “Conobbi per la prima volta Miroslava Hajek al Convegno Internazionale di Studi sul Futurismo del 2012 al centro Ezra Pound di Roma. Lì vidi per la prima volta le Proiezioni Polarizzate di Bruno Munari. Era chiaro, anzi lampante, che quelle opere erano la diretta prosecuzione del progetto futurista della Ricostruzione dell’Universo. La rappresentazione del movimento diveniva così rappresentazione in movimento. Alla singola immagine Munari applicava il tempo, trasformando così la composizione da statica a dinamica, aprendo la strada a un’estetica poliespressiva che solo nel XXI secolo diverrà evidente della nuova società 2.0. Quindi Munari anticipa decisamente tutta la sperimentazione artistica che tenta di superare la bidimensionalità della tela: arte ambientale, video-arte e video-mapping, giacché comprende prima di tutti l’esigenza di abbandonare i pennelli e la tela per creare un’arte che sia diretta emanazione di una società tecnologicamente trasformabile.  Questo nuovo modo di procedere porta alla nascita dell’opera d’arte ‘attivabile’, che consiste tanto del suo livello fisico e materico, quanto del suo livello fenomenico e immateriale. Ciò porta alle estreme conseguenze la volontà futurista di porre lo spettatore al centro del quadro, tanto che con Munari il quadro si smaterializza divenendo immagine-spazio, e lo spettatore, potendolo attraversare, diviene fruitore, ovvero ‘spettatore attivo’. Quest’ultimo diviene parte aggiunta all’opera e con la sua presenza contribuisce a modificarla continuamente”.

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Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata,1953. Materiali vari. courtesy Miroslava Hajek

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Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata,1953. Materiali vari. courtesy Miroslava Hajek

“Tutta la gente viene alla finestra a vedere questa casa che cambia i colori continuamente”: così Munari raccontava con grande eccitazione i suoi esperimenti con i vetrini. Oggi, in quali nomi dell’arte contemporanea troviamo lo stesso entusiasmo e lo stesso senso di scoperta che c’era allora nel maestro? 

“Sarebbe troppo lungo rispondere a questa domanda. Pensiamo a tutti i suoi allievi nel corso del tempo, dagli Stati Uniti al Giappone. Per non parlare dei gruppi di arte cinetica che lui stesso definì programmata: Gruppo N, Gruppo T, Gruppo MID, solo per restare in Italia, e quanti ne influenzò oltreconfine dal GRAV al Gruppo Zero e tanti altri. Ma non possiamo qui stilare liste, perciò ci affidiamo alle parole del Maestro: ‘La conoscenza strumentale e tecnica è fondamentale. Come per una corretta comunicazione verbale è bene conoscere il giusto significato delle parole e le regole per tenerle assieme nel discorso, così anche per la comunicazione visiva. Questa conoscenza non distrugge la personalità. È assolutamente sbagliato credere che l’ignoranza dia il massimo di libertà. Anzi la conoscenza dà all’individuo una completa padronanza del mezzo per cui si esprimerà con chiarezza e coerenza tra il mezzo e il messaggio’. Questa citazione non ha caso è presente nel libro di Munari noto come Fantasia. Giacché l’enorme immaginazione di Munari è frutto proprio della sua volontà di conoscenza tecnica dei materiali e dei procedimenti. Ma quanti tra i grandi nomi dell’arte oggi praticano questo tipo di curiosità? I grandi atelier purtroppo usano sempre più demandare lavori specifici pensando piuttosto ad assemblare concetti già noti invece di ricostruirli daccapo attraverso la genesi di forme nuove date dalla combinazione consapevole delle materie. Oggi, poi, si confonde sempre più l’arte con l’intrattenimento creando una confusione dei generi che produce un isolamento degli artisti sempre più trincerati nel proprio individualismo”.

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Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata,1953. Materiali vari. courtesy Miroslava Hajek

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Bruno Munari, Vetrini a luce polarizzata,1953. Materiali vari. courtesy Miroslava Hajek

Come è stato lavorare alla digitalizzazione delle opere? 

“Digitalizzare le Proiezioni a luce polarizzata è stato un lavoro molto complesso, che ha curato direttamente Miroslava Hajek con l’apporto finanziario della Fondazione Plart. Le digitalizzazioni sono fac simile dei vetrini a luce polarizzata che restituiscono un effetto identico a quello reale. Ma del modo in cui è stato raggiunto l’effetto, preferiamo non parlarne, ma mostrarlo direttamente”.

 

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Bruno Munari, Vetrini a luce fissa,1950. Materiali vari. courtesy Miroslava Hajek

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Bruno Munari, Vetrini a luce fissa,1950. Materiali vari. courtesy Miroslava Hajek