Il caffè della Pinacoteca di Brera allestito da rgastudio come parte del museo - CTD
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Paolo Casicci

2 novembre 2018

Il caffè della Pinacoteca di Brera allestito da rgastudio come parte del museo

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La sfida degli architetti: far dialogare la ristorazione con le 38 sale e gestire l’eredità di Piero Portaluppi

Rgastudio firma a Milano il Caffè Fernanda, parte del progetto di riallestimento della collezione della Pinacoteca di Brera. Il caffè prende il nome dalla visionaria direttrice Fernanda Wittgens, cui si deve la riapertura del museo nel 1950, dopo i terribili bombardamenti del ’43.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio

Coerenza cromatica e materica

Collocata nell’ex ingresso principale, la caffetteria è concepita come parte del percorso museale e in particolare del nuovo riallestimento delle trentotto sale curato dal direttore James Bradburne negli ultimi tre anni. Per questo il progetto del bar si è focalizzato sia sulla coerenza cromatica e materica con il nuovo allestimento, sia sulla reinterpretazione dell’architettura dello spazio risalente agli anni Cinquanta.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio. Sopra il bancone, S. Bernardo che converte il duca di Aquitania, di Pietro Damini

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio

Da Marino Marini a Thorvaldsen, le opere d’arte esposte

L’intenso color ottanio scelto per le pareti è coerente con i diversi toni caldi che si incontrano nelle sale espositive, ed esalta le grandi opere d’arte presenti nel caffè: la Conversione del Duca d’Aquitania di Pietro Damini, Le tre Grazie di Bertel Thorvaldsen, il busto di Fernanda Wittgens di Marino Marini e il suo ritratto eseguito da Attilio Rossi.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio. A sinistra, Fernanda Wittgens ritratta da Attilio Rossi, a destra Amore e le Tre Grazie di Thorvaldsen

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio. Tra le due finestre, il busto di Fernanda Wittgens ritratta da Marino Marini

Per illuminare l’ambiente e le opere in modo corretto si sono utilizzati solo proiettori Led orientabili, montati su binari che ricalcano l’orditura delle travi in gesso esistenti.

Gli splendidi pavimenti marmorei in Fiore di Pesco e le cornici in Rosso Lepanto, ereditati dal progetto di Piero Portaluppi, sono stati recuperati e restaurati.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio. Sopra il bancone, S. Bernardo che converte il duca di Aquitania, di Pietro Damini

Sotto la tela seicentesca del Damini è stato posto il grande bancone del bar dalle estremità arrotondate. Il progetto del banco reinterpreta i mobili anni Cinquanta in legno cannettato, stravolgendone le dimensioni: è costituito da grandi liste semicircolari di noce canaletto e da un sottile piano in ottone anticato.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio. A sinistra, accanto alla finestra, il busto di Fernanda Wittgens ritratta da Marino Marini

L’ottone del piano si assottiglia ulteriormente e diviene cornice per gli specchi della bottigliera che ci mostrano riflessi Amore e le Tre Grazie del Thordvalsen.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio

I tavoli sono anch’essi in ottone e noce. La volontà di usare i medesimi materiali per gli arredi di sala è mirata a uniformare lo spazio e non interferire con la visione delle opere.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio

Dalle comode poltroncine ottone e rosa antico si può ammirare il busto del Marini mentre dai tavoli di fronte al banco si può osservare il ritratto di Attilio Rossi e scorgere Il bacio di Francesco Hayez, esposto nell’ultima sala del museo.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio

Chi era Fernanda Wittgens?

Fernanda Wittgens è una delle eroine sconosciute d’Italia. Storica dell’arte di grande competen­za e idealismo sociale, fu imprigionata dai nazisti nel 1944 per aver aiutato degli ebrei a fuggire. Fu una direttrice museale formidabile, la prima donna in Italia a dirigere un museo statale. Dopo la morte prematura del suo mentore Ettore Modigliani nel 1947, provvide alla ricostruzione della Pinacoteca di Brera in seguito ai devastanti bombardamenti dell’agosto 1943, e il 9 giugno 1950 inaugurò la “Grande Brera”, un insieme di trentotto spazi espositivi completa­mente ristrutturati su un progetto di Piero Portaluppi, che dedicò al defunto Modigliani.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio

Wittgens puntava a creare un “museo vivente”: riempì le sale di fiori, ospitò sfilate di moda e prolungò l’apertura fino a tarda sera. Era un’appassionata di arte moderna; dopo la sua morte prematura nel 1957, il suo pupillo Franco Russoli continuò a farsi promotore della missione sociale del museo come crogiolo di civiltà.

rgastudio

Fondato nel 2006 da Raffaele Azzarelli e Giuliano Iamele, rgastudio si occupa di progettazione architettonica e interior design, gestendo progetti di diversa natura e scala, dalla fase preliminare a quella esecutiva. Negli ultimi anni lo studio ha maturato una specifica competenza nella progettazione di spazi innovativi per il mondo della ristorazione. Tra questi si segnalano: i ristoranti Ratanà, Erba Brusca, Taglio e la caffetteria del museo Hangar Bicocca a Milano. E, ancora, il Bistrot nella Nuvola Lavazza di Cino Zucchi a Torino.

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Caffè Fernanda, Pinacoteca di Brera, rgastudio