Campeggi, il design italiano brilla giocando
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Campeggi, il design italiano brilla giocando

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Gli ultimi pezzi di Santachiara e Magini confermano il primato di un’azienda che innova unendo ironia e funzionalità

Il Design italiano è figlio di un felice connubio che affonda le radici in un’epoca feconda e unica, ovvero tra le fughe (futuriste) di Fortunato Depero e altre personalità della nostra modernità, quelle di alcune avanguardie degli anni successivi, come la Metafisica, e il confronto, sempre serrato, fino ad oggi, tra utopia e invenzione, tecnologia e artigianato.

Nel mezzo di questa feconda condizione, si colloca la costruzione negli anni trascorsi fino a oggi di un microcosmo di sistemi produttivi indipendenti, così come di grandi realtà industriali, che, in forme del tutto atipiche, sostengono una produzione vasta, diversificata, inventiva, vivace e originale, pur tra le pieghe di una inevitabile crisi di sistema (quello italiano in generale!).

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Campeggi, il flagship store ad Anzano del Parco, provincia di Como

Il caso dell’azienda Campeggi, parafrasando il pensiero di un maestro della critica italiana del progetto, Andrea Branzi, si palesa nel tentativo di sperimentare vie inedite, adottando soluzioni tecniche innovative, ma coniugate perennemente con un fare artigianale, cui soprattutto il contributo utopico non è mai venuto a mancare. E la scelta di autori, come Denis Santachiara in particolare, di Emanuele Magini, Giulio Manzoni, Giovanni Levanti, conferma il tratto iconico e utopico, sospeso tra arte e tecnica, invenzione e produzione, che riesce a conferire percorsi innovativi, identità e originalità ai prodotti di questa azienda.

Campeggi ha una storia di pezzi flessibili, intelligenti, originali, versatili, nel solco della migliore inventiva italiana, in un perfetto equilibrio tra Design e prezzo.  Una storia interessante che ha matrici peculiari, e autenticamente genuine, in prodotti come Kenia, una poltroncina di “straordinaria semplicità” disegnata nel 1995 da Vico Magistretti, un telaio di alluminio che si chiude con semplicità, esattamente come un ombrello!

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Kenia, la poltroncina ripiegabile di Vico Magistretti per Campeggi, 1995

Oppure, ancora, si evolve prodigiosamente, fino a qualche anno fa, con la poltrona Anish (evidente omaggio all’arte di Anish Kapoor) di Emanuele Magini, un saggio di bravura e fusione felice tra arte e design, prodotto e tecnica, esperienza aziendale e coraggio di sfidare mode e mercati. Anish è contemporanea, sensuale, ma precisa, iconica, espressiva, senza alcun indugio al banale neo-decorativismo, generosa, accogliente e geniale, segnica e funzionale.

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Anish, la poltrona di Emanuele Magini

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Anish, la poltrona di Emanuele Magini

Quest’anno, al Salone del Mobile di Milano, Campeggi ha presentato altri nuovi prodotti nel solco di questa intelligente coerenza, tra cui Bitta, un progetto del geniale Denis Santachiara, che ho trovato magnifico per semplicità e funzione: si tratta, in realtà, di un piccolo, elegante pouf ispirato, come dice lo stesso nome, alla bitta dei porti, una piccola, agile seduta che, una volta aperta, si autogonfia e diventa un comodo letto di emergenza.

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Bitta, il pouff di Denis Santachiara che si gonfia e diventa un letto

Nel sito ufficiale, Campeggi si presenta con ironia e chiarezza, sostenendo una scelta di coerenza tra design e produzione “per evitare la noia delle posizioni acquisite, per superare l’immobilità delle situazioni sedimentate, per rimettere in moto desideri e piaceri…”.

Un’azienda “che immagina un universo luminoso e dinamico di oggetti pronti a muoversi e trasformarsi per assecondare il vostro piacere di abitare, vivere, cambiare. Per accelerare prima dello sbadiglio, Campeggi vi propone il proprio dizionario fatto di Comodità, Agilità, Movimento, Pragmaticità, Economicità, Grazia, Gioco, Imprevedibilità”.

Sempre in questo Salone, un prodotto di Campeggi che si è fatto notare è Maracanà dello stesso Magini, una sorta di piccola tribuna gradonata per la casa, che con alcuni semplici movimenti è letto matrimoniale, divano su tre diversi livelli, giocosamente declinato come un piccolo pezzo di stadio per l’home entertainment.

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Maracanà, la tribuna divano di Emanuele Magini che diventa letto

Altro nuovo prodotto significativo, che si rifà ad Anish, è Orfeo, una piccola architettura di forma ovale nel suo lato corto, morbida, tessile, che racchiude un letto, ma anche un divano, sfruttando la estrema flessibilità del tessuto, già sperimentato, di Anish. Una sorta di Yin e Yang libero, creativo, adattivo.

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Orfeo, il divano di Emanuele Magini

Certo, se vogliamo riferirci ad un modo democratico (molto oltre Ikea!) di fare design, Campeggi ha molto da insegnare a tante altre realtà nazionali, che da questo modello dovrebbero trarre insegnamento per quella felice sintesi tra bellezza, funzione, durata che nessuno può imitare, o, ancor peggio, copiare. Semplicità e complessità, “l’imprevedibilità come logica conseguenza di una filosofia aziendale che non pratica l’ovvio e mai si adagia sulle posizioni acquisite”, che mai si fa banale, piuttosto si rende sofisticato, ma non incomprensibile, elegante, ma popolare e accessibile, teso verso la forma, ma mai banalmente formalista, proteso oltre le mode, fedele alla radice modernista e utopica, metafisica, seria e ancora oggi rigorosa, pur se con grande ironia e giocosità.

Questo è design, questo è fare impresa con intelligenza creativa, sperimentare, innovare, senza perdere il fascino di oggetti unici. Occorre imparare da Campeggi, cui la grafica di Italo Lupi aggiunge il tocco unico, che solo la coerenza tra prodotto e comunicazione sanno, e devono, avere!

L’azienda lombarda persegue un design che è invenzione, gioco, ironia e versatilità. Una ricetta che ha molto da insegnare, e non soltanto ai progettisti di mobili. Forse, perfino agli architetti

L’architettura, infine, la sorella maggiore delle arti, dovrebbe attingere a questa importante lezione, che scaturisce dalla forza dinamica del design, dalla sua importante flessibilità, per iniziare a capire come il progetto debba essere in perenne mutamento, per adeguarsi alle richieste di una società che cambia rapidamente. La ieratica staticità dei nostri edifici, rigidi, fissi, arcaici nelle loro forme consolidate, nel loro essere troppo solidi, quanto fragili, negli anni futuri sarà spazzata via dalla necessità di abitare flessibile.

Trovo, pur nel delirio di una offerta che aumenta ogni anno a dismisura, più stimolanti per un progettista il Salone e il Fuorisalone di Milano, che ormai le noiose e prevedibili Biennali di Architettura di Venezia. Il Design è avanti, il Design è futuro, l’Architettura rischia di essere stretta nella morsa del suo lungo passato.