Cappellini e Leonardo Talarico, il catalogo diventa un artwork | CTD
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5 febbraio 2018

Cappellini e Leonardo Talarico, il catalogo diventa un artwork

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L’idea che trasforma un oggetto di servizio in creatività

di Roberto Clever

 

Esistono oggetti di uso quotidiano, nel mondo del design, abbastanza scontati, prodotti e diffusi per necessità più che come veicolo di stile, creatività e bellezza, ma che di stile, creatività e bellezza dicono spesso molto più degli oggetti che sono il core business di un brand.

Prendiamo il caso dei cataloghi: migliaia di volumi stampati per raccogliere e illustrare la produzione di un brand che fatalmente finiscono sulle scrivanie e gli scaffali di studi di architettura, di artisti, clienti e giornali. Perché non fare del catalogo un’ulteriore declinazione della creatività di un marchio? In fondo, quel libro è uno dei tanti biglietti da visita di una azienda e, come tale, non dovrebbe sfigurare in mezzo agli altri oggetti contenuti al suo interno.

L’idea di sfruttare la necessità del catalogo come occasione per un artwork è di Cappellini, che per il terzo anno consecutivo ne ha affidato la creatività a un designer giovane e gia affermato come Leonardo Talarico, specializzato in product ed exhibit design e che da tempo segue Giulio Cappellini nelle varie art direction in giro per il mondo e non soltanto in quella per il brand milanese. Il risultato è una copertina di forte impatto, con riferimenti a segni e pezzi della produzione Cappellini, ma con un fil rouge che in qualche modo sviluppa il racconto molto personale del designer e della sua passione per il Sudamerica, dove spesso si reca in viaggio.

Ma non c’è soltanto un filo rosso a legare le immagini in questa copertina: una continuità creativa esiste in tutti e tre i cataloghi firmati da Talarico negli anni. “Ho approfittato di questo progetto per comunicare un mondo, quello di un bambino che cresce. Così, il primo lavoro è basato tutto su colori pastello, come li userebbe un bimbo di 5 anni. Quello successivo sul segno della matita, mentre l’ultimo raggiunge una sofisticazione maggiore. Se guardiamo in particolare al primo, chi mi conosce stenterebbe ad attribuirmelo, perché io lavoro in genere per sottrazione”.

Mostrare il mondo di Cappellini con gli occhi di un bambino è un progetto che è piaciuto a Giulio. “Guardiamo in faccia la realtà”, dice l’imprenditore: “I catalogi sono oggetti importanti ma noiosi. Finiscono tra la polvere delle librerie. Allora mi sono detto: se va fatto, che sia creativo. È poi importante che questo oggetto riprenda le linee, i colori e lo stile del marchio, e così è. Lavoro con Leonardo da anni e ci intendiamo benissimo. Nei suoi lavori per noi c’è il segno del passato, il riferimento all’arte e alla civiltà di Paesi lontani, ma sempre in chiave attuale, contemporanea, come piace a noi”.