Torna il Grand Tour (e finisce nei nostri taccuini di viaggio) - CTD
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Paolo Casicci

5 agosto 2019

Torna il Grand Tour (e finisce nei nostri taccuini di viaggio)

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Dai carnet dei grandi illustratori editi da Louis Vuitton ai raduni di appassionati armati di Moleskine e matite. Perché in un mondo digitale rinasce una passione analogica

Guardate Roma con gli occhi di Miles Hyman, l’illustratore americano rimasto impressionato dalla palette dei palazzi e «intenerito dal contrasto tra l’eterno e la vita effimera degli abitanti». Andate a Cuba con Li Kunwu, cresciuto nella Cina di Mao e che a L’Avana ha visto dappertutto foto e ritratti di Mandela e del Che, gli stessi della sua giovinezza in patria «sostituiti ormai da cartelli sulle buone maniere». Esplorate la Route 66 con lo svizzero Thomas Ott, che per 4500 chilometri e tre settimane dice di averci trovato soltanto fantasmi, a partire da quello di un indiano abituato a correre più veloce della sua anima e, quindi, costretto ogni volta ad aspettarla all’arrivo. Oppure sognate la Praga magica del russo Paverl Pepperstein con le sue conchiglie: «La città è lontanissima dal mare e queste decorazioni sono ovunque per compensare la distanza».

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Si può arrivare ovunque d’un tratto, se il tratto è d’autore. Nonostante la rivoluzione digitale abbia rimpicciolito il mondo, avvicinato tra di loro gli emisferi, riempito i nostri occhi di un altrove indistinto catturato da milioni di profili instagram, il desiderio che più di ogni altro continua a crescere nell’uomo moderno è sempre quello: partire e raccontare. Meglio ancora se per immagini.

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Miles Hyman, dal carnet de voyage su Roma per Louis Vuitton

«Con Google Earth l’ignoto è a portata di clic, ma quando il reporter più audace crede di essersi spinto fino ai confini del mondo, trova sempre qualcuno più intraprendente dal quale fatica a distinguersi» , osserva l’esperto di turismo e fondatore della Scuola del viaggio Claudio Visentin. «Se però il racconto di viaggio interessa ancora il pubblico e sperimenta nuovi spazi e nuove forme, è perché ogni generazione deve poter narrare daccapo il mondo con parole tutte sue» .

Seppure viviamo in un mondo digitalizzato, il racconto di viaggio interessa ancora il pubblico che sperimenta nuovi spazi e nuove forme. Ogni generazione deve poter narrare daccapo il mondo con parole tutte sue

A questa sfida non potevano sfuggire i millennial e i loro fratelli minori, le generazioni che più di altre hanno fatto dello storytelling personale una questione di stile e di identità. Non meno attivi sono gli interpreti del gypset style (da gypsy e jet set), categoria trasversale per età che trasforma il viaggio in occasione per mettere in mostra istantanee di vite un po’ nomadi e un po’ snob. «Viaggiare – spiega ancora Visentin – è diventata una scuola di osservazione e il modo per definire all’esterno la propria personalità. Un racconto d’autore, o anche solo un post dalle vacanze, è un fermo immagine potentissimo che manda un messaggio preciso su chi siamo e quale posto vogliamo occupare nel mondo» .

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La Praga di Paverl Pepperstein nel carnet per Louis Vuitton

È anche per questo che, nell’era degli smartphone, la scrittura e le immagini, incluse quelle analogiche, riconquistano la scena. O che workshop e community fanno rivivere on line il Grand Tour e in libreria tornano i carnet de voyage, i taccuini come quelli di Hyman, Li Kunwu, Ott e Pepperstein in cui disegni e parole si sovrappongono e definiscono un genere a parte. Né è un caso che a mettere la firma su questa remise in scene di suggestioni e sogni a occhi aperti sia un marchio come Louis Vuitton, editore di travel book dal 2013 e con all’attivo una collana che include i titoli dedicati a Roma, Cuba, Praga e alla Route 66: chi più dei marchi di moda sa che cosa è uno status symbol e come costruirlo? E poi Gaston- Loius Vuitton, nipote del fondatore della casa, fu collezionista di libri e fondatore di una società bibliofila che aprì il salotto agli appassionati del genere.

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Sebastià Martí Benedí, illustratore “scelto” da Moleskine e pubblicato sul sito del brand

Ma se esploriamo il mondo dei taccuini, scopriamo che alla carica con matite e pennelli ci sono pure gli italiani, e sono (ancora) bravissimi. Stefano Faravelli, per fare il nome più quotato, è l’autore di carnet tanto amati da Guido Ceronetti («Stefano è il solo artista in grado di dipingere con un capello presumibilmente corto, oppure con un pelo di coniglio strappato in modo indolore», diceva di lui la grande intelligenza non allineata) cui è andato l’ambito Grand Prix al penultimo Festival du Carnet de Voyage di Clermont- Ferrand. Faravelli, che ha 58 anni e viene da Torino, ha raccontato per una vita Londra e New York, Parigi, Istanbul e Gerusalemme, per rappresentare l’Italia nel 2011 alla Biennale di Venezia.

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Pietro Cataudella, dal sito Moleskine

Nel frattempo crescono nel mondo iniziative, club e raduni dedicati al disegno di viaggio. Ad Amsterdam s’è chiuso da qualche giorno Urban Sketchers, il simposio annuale dell’organizzazione omonima che vuole alzare il valore artistico del disegno sul posto, promuoverlo e creare una vera e propria community di riferimento. A Urban Sketchers aderiscono grafici, illustratori e appassionati non professionisti di local drawing. Una comunità con le sue regole, quasi un manifesto, che prevede, appunto, il disegno sul posto, l’attitudine a catturare la scena in cui il disegnatore è calato, la fedeltà a questa scena e la condivisione con il pubblico on line. Mostrare il mondo, un disegno alla volta, è lo slogan di Urban Sketchers, nato nel 2007 quando l’illustratore di cronaca Gabriel Campanario crea un gruppo Flickr a tema che diventa in breve un punto di riferimento nel suo genere.

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Mattias Adolfsson, dal sito Moleskine

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I raduni di Urban Sketchers sono vere e proprie battute di caccia al disegno nel raggio condiviso di una location, sul modello lanciato a livello mondiale dallo storyboarder di Pixar Enrico Casarosa. La community è talmente cresciuta da avere attirato l’interesse di sponsor come Moleskine. La prossima edizione è prevista nell’aprile 2020 ad Hong Kong. Ognuno, come direbbe Hyman, l’americano a Roma di Loius Vuitton, avrà di fronte una trama implicita che, come è normale, «tutti riscriveranno a loro modo, immaginando una storia unica e personale».

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Alex Constant, dal sito Moleskine

Articolo originariamente apparso su Repubblica