Caruso, la madia di Paolo Cappello per Miniforms che ha liberato la musica dai fili - CTD
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Mario Alessiani

3 Dicembre 2020

L’intelligenza del design #4: Caruso, la madia altoparlante che ha tolto di mezzo di fili

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Forma analogica e tecnologia Bluetooth, nel 2015 Paolo Cappello e Miniforms hanno guardato avanti ispirandosi al passato

Sono sempre stato affascinato dall’idea di eliminare i fili dalla mia vita.

I lacci sempre slacciati, le cuffie sempre annodate e il caricatore del telefono sempre in mezzo ai piedi.

Ringrazio ogni giorno chi ci ha dato un mondo wireless e ci regala esperienze sempre meno hardware e con più possibilità. Pensiamo alla musica: Air Pods e casse Bluetooth sempre a disposizione per sentire canzoni e podcast dove vuoi e quando vuoi, fantastico!

La musica però non è solo suono, ma anche esperienza. Mi ricordo il fascino dei salotti con gli impianti stereo, grossi e di legno, che rendevano l’ambiente unico, non solo per le good vibes, ma anche per le finiture e i volumi che caratterizzavano un oggetto che aveva in casa una presenza scenica e funzionale.

Questo accadeva prima che il suono perdesse materialità.

Ne è passato di tempo dal grammofono, per poi arrivare al periodo più tech degli stereo che hanno segnato un passaggio storico, quello da mobile ad elettrodomestico, ma che col tempo hanno spento il fascino strutturale del lettore musicale trasformandolo piano piano in oggetto portatile, fino a renderlo immateriale con il nostro smartphone che credo sia ormai riproduttore musicale per eccellenza.

Nel 2015 però Paolo Cappello ha un’idea, direi ottima.

Insieme a Miniforms disegna Caruso e trasforma una madia in una cassa Bluetooth che riporta stabilmente la musica in casa, ricongiungendo la tecnologia all’esperienza slow di creare atmosfera con una bella canzone.

Il design è particolarmente indovinato, facendo colloquiare il minimalismo con uno sguardo alle forme tradizionali delle trombe dei grammofoni e creando così un oggetto assolutamente nuovo ma in grado di comunicare le proprie funzioni attraverso le sue forme. Non c’è display ovviamente, l’interfaccia è totalmente affidata all’app utilizzata nello smartphone che va collegato tramite Bluetooth alla cassa del mobile.

Niente di più intuitivo.

Il design è particolarmente indovinato, facendo colloquiare il minimalismo con uno sguardo alle forme tradizionali delle trombe dei grammofoni e creando così un oggetto assolutamente nuovo ma in grado di comunicare le proprie funzioni attraverso le sue forme

“In realtà Caruso nasce un po’ come evoluzione della collezione Caixa”, spiega Paolo Cappello, “avevamo lavorato già nel 2011 a un mobile che integrasse le casse audio, ma per la tecnologia disponibile all’epoca avevamo bisogno di un dock per connettere il telefono alla madia”.

“Ho avuto l’intuizione di aggiungere una tromba nella zona dello speaker, mi regalava proprio la sensazione di un movimento sonoro, ma non volevo che ricordasse un grammofono, doveva comunque essere un oggetto che guardava in avanti e non indietro”

Caixa è tutt’ora in catalogo, ma con l’uso del Bluetooth sempre più frequente è venuto da sé pensare a una evoluzione del precedente progetto.

“Decidendo dunque di procedere con una sorta di restyling, avevamo la responsabilità di migliorare un oggetto già di per sé iconico. La collezione Caixa aveva questi due ‘occhi neri’ che la rendevano molto riconoscibile e dovevamo viaggiare su uno standard iconico molto alto. Ho avuto l’intuizione di aggiungere una tromba nella zona dello speaker, mi regalava proprio la sensazione di un movimento sonoro, ma non volevo che ricordasse un grammofono, doveva comunque essere un oggetto che guardava in avanti e non indietro”.

Caruso è stato ed è tutt’ora un gran successo, combina un ottimo design con un giusto prezzo di vendita. È un prodotto molto pubblicato dalle riviste e allo stesso tempo ha un ottimo riscontro commerciale, cosa che si vede raramente in questi anni.

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