In Viaggio

Castel del Monte, oltre l’enigma sciolto dall’architettura

Stupor mundi, appunti di viaggio sul monumento federiciano

 

di Cecilia Anselmi*

La perfezione non è acqua, ma può essere dispositivo per il governo delle acque.  La perfezione è certamente di pietra, ha una forma elementare, poggia su un promontorio da cui si domina con lo sguardo il territorio fino al mare, e sta lì isolata tra le colline da circa ottocento anni. Nulla è mai stato costruito né sopra né intorno dal 1240, anno in cui Federico II di Svevia, Stupor Mundi, ne ordinò la sua edificazione.

Una bellezza elementare

Castel del Monte è una pausa massiva e assertiva tra i rilievi dolci delle Murge su cui domina immutata da secoli ma anche un’invariante inaspettata e monumentale tra le tipologie vernacolari di cui sono ricchissimi i centri abitati e urbanizzati più antichi della regione. Castel del Monte ha la bellezza delle forme pure, la quasi assenza di ornamenti, l’imponenza della mole, l’elementarità delle geometrie euclidee. La pianta è un ottagono, figura data dalla sovrapposizione di due quadrati ruotati di 45 gradi oppure somma di triangoli isosceli replicati per simmetria rotatoria, attorno al punto  in cui si intersecano le diagonali dei quadrati base. Ottagonali sono le piante delle otto torri dei bastioni, trapezoidali quelle delle otto sale interne distribuite su due piani. I materiali usati solo tre: pietra calcarea locale, marmo e breccia corallina. Il suo profilo in alzato rientra in un rettangolo perfetto.

Il mistero: né fortezza né reggia

Castel del Monte è stato per secoli un mistero. Un rebus per tanto tempo rimasto insoluto. Plusvalore del suo fascino e della sua bellezza. Alcuno studioso, storico dell’arte, dell’architettura, critico, fino ad epoche a noi recenti, è mai riuscito a spiegare con certezza lo scopo e la funzione per cui fu voluta la sua edificazione. Sicuramente concepito come avamposto per il controllo del territorio,  non è però un castrum, né una roccaforte di attacco o difensiva. Non una residenza reale (Federico II non vi soggiornò mai, solo i nipoti vi furono imprigionati da Carlo I d’Angiò nel 1266). Troppo imponente per essere solo una residenza di caccia o di rappresentanza. È forse tutte queste cose assieme e nessuna allo stesso tempo?

Archetipi e magnetismo 

Certamente un simbolo del potere. L’archetipo formale che evoca è quello di una fortificazione. Ma è sbagliato. Se l’Architettura è da sempre anche costruzione di Simboli, la sua bellezza in questo caso viene liberata dalla necessaria appartenenza ad un archetipo riconoscibile, che fino all’epoca moderna è sempre stato fortemente connesso alla funzione in maniera univoca e inequivocabile. E ciò rende ancor di più unica, affascinante, astratta, quasi metafisica questa “fabbrica” che sta lì nuda, silente e fiera da secoli sulla collina più alta del circondario. E ti guarda. Perché è lei che guarda te, incutendoti un certo rispetto, timore reverenziale. Esercitando sull’osservatore il suo secolare magnetismo.

Un ibrido libero dalle funzioni

Castel del Monte è quindi bellezza pura della forma assoluta nel tempo e nello spazio cui appartiene. Bellezza ibrida perché libera dalle funzioni che ingannevolmente evoca o forse perché capace di contenerle tutte allo stesso tempo senza nessuna esclusione. Io non sono una storica dell’architettura, né una tecnica, ovviamente la mia è una personale digressione che vuole portare l’attenzione sul perché del fascino che subiamo tutti ancora oggi da quest’opera. Andando lì in questi giorni, girando intorno e dentro quelle sale, cercavo di capire e interpretare segni apparentemente inspiegabili. Dopo la visita, la domanda che mi ossessionava di più era proprio questa. Cosa ci affascina così tanto. Perché ci sembra un luogo magico. Si tratta indubbiamente di un’opera straordinaria per l’epoca in cui fu concepita. Dominata da un’omogeneità architettonica che bisogna aspettare il tardo Rinascimento per poter ritrovare. Degna dei grandi architetti delle epoche a venire.

La geometria come chiave di volta

La risposta secondo la mia interpretazione e visione critica è che vi sia una evidente discrasia, una totale discrepanza tra forma e funzione, simbolo e significato, archetipo e contenuto, se si rimane ancorati a stereotipi superficiali, di immediato riferimento iconico. La chiave di volta del mistero invece pare sia contenuta (come in tutti i gialli che si rispettino)  in qualcosa di ancora più semplice, in fondo banale, quindi per questo  inaspettato: nella geometria. La forma ottagonale della planimetria è la stessa delle fonti battesimali, rispettivamente figura geometrica e strumento, entrambe simboli, nella religione cristiana, di rigenerazione e purificazione, delle anime e quindi dei corpi.

Gli studi recenti

Recenti fondamentali scoperte, condotte negli ultimi anni da ricercatori del Politecnico di Bari sul Monumento, porrebbero fine all’enigma funzionale e confermerebbero la teoria per la quale Castel del Monte fosse voluto da Federico II per ospitare il centro termale più importante della sua epoca. La qual cosa però, nell’ottica del mio ragionamento, è ancora più illuminante e sorprendente! Una fortezza (che fortezza non è) dove si andava a fare le abluzioni, le saune e i massaggi. Un’architettura/infrastruttura progettata per il perfetto controllo delle acque e destinata al piacere della cura del corpo e del benessere nel bel mezzo del nulla e in un’epoca di crociate. Un’architettura perfetta e così imponente per un tale scopo, da lasciare sconcertati. Gli unici precedenti di tale grandiosità fino a quel momento conosciuti erano stati gli edifici termali dell’epoca della Roma imperiale. E’ la civiltà romana infatti che ha lasciato in eredità questa tradizione nei paesi del Nord Africa e del Medio Oriente, conquistati fino alla massima espansione dei confini dell’Impero, e che dopo la sua decadenza, sono diventati  successivamente di cultura islamica. Da questi , Federico  avrebbe di ritorno ripreso la conoscenza degli hammam in pieno medioevo.

L’ipotesi delle terme

Il Castello fu edificato al posto di una Basilica che in precedenza occupava il sito, dedicata a Santa Maria del Monte Balneolo. Anch’essa parte di un gruppo di diversi toponimi presenti in luogo e nel circondario riferiti all’acqua. Entrando negli ambienti interni del monumento,  colpisce il disegno omogeneo e continuo di alcuni elementi architettonici e di apparato decorativo che assolvono a più funzioni: ad esempio  la chiusura dello schienale della panca che gira intorno alle quatto pareti delle sale del primo è in perfetta continuità con la modanatura di base delle colonne che sostengono i costoloni della volta. In pieno Medioevo, quasi duecento anni prima di Brunelleschi e di Alberti, questo risulta quantomeno sorprendente. La presenza di rialzi in corrispondenza delle porte e dappertutto gocciolatoi e canaline scavate nelle modanature o nelle lastre di pietra, sono tutti dettagli che vanno nella direzione del confermare l’ipotesi di Castel del Monte come magnifico edificio destinato alle cure termali di ispirazione araba, unico e irreplicato nel suo genere.

Il ciclo dell’acqua

Come afferma Ubaldo Occhinegro, dottore in ricerca e professore di Disegno al Politecnico di Bari – che con Giuseppe Fallacara, professore associato della stessa università ha svolto per anni una ricerca sul monumento approdata a diverse pubblicazioni – “la canalina presente nella modanatura di bordo alto dei sedili continui è un ennesimo sistema di captazione e convogliamento dell’acqua di condensa che dalle pareti in marmo scendeva verso il sedile”, cosa che dimostrerebbe la presenza di importante umidità all’interno degli ambienti . Inoltre, “ha una pendenza del 2% e convoglia le acque in una canaletta apposita all’interno del muro, il tutto eseguito nel masso di marmo con tecniche stereotomiche incredibili. Le panche in ogni sala del primo piano sono il primo indizio che ti fa capire che il castello non era arredabile… e dunque non poteva essere una residenza”.

L’emblema del potere

Ma Castel del Monte non era neanche una fortezza, né una roccaforte difensiva. Anche se, pur incutendo comunque una certa soggezione a vederla dall’esterno, si sarà prestato certamente  anche da avamposto formidabile per l’osservazione e il controllo del territorio. Oltre che un inevitabile simbolo del potere. Certamente il più grande simbolo del potere che si potesse concepire all’epoca. Afferma ancora Occhinegro: “Ruggiero Martines, ex direttore della Soprintendenza Puglia, ad una nostra presentazione fece una riflessione illuminante circa la valenza simbolica del monumento. Disse giustamente che creare, nel Medioevo, un edificio così magnificente e soprattutto una perfetta macchina ricolma di acque, fontane ed impianti idraulici così sofisticati in un luogo che apparentemente era privo di acqua corrispondeva al più grande gesto di potere che si potesse pensare”: come lo erano stati, nell’antichità, le grandi terme romane e tutti gli edifici pubblici e le infrastrutture realizzate in età imperiale.

Il senso delle modanature

Castel del Monte potrebbe essere quindi un sofisticato congegno, una macchina edile di pietra per la captazione,  il controllo e l’uso delle acque. Scrive Claudio d’Amato, coordinatore scientifico del dottorato in cui è nata la ricerca e al tempo preside della facoltà di architettura del Politecnico di Bari: “Con logica implacabile, gli autori disvelano in maniera convincente i processi di realizzazione dell’opera e l’organizzazione funzionale degli spazi, in cui finalmente nulla sembra essere più casuale”. Il testo di D’Amato è la prefazione al lavoro di Occhinegro e Fallacara, che nel loro primo libro, edito da Gangemi (Castel del Monte, nuova ipotesi comparata sull’identità del monumento), “presentano nuovi significati finalmente comprensibili per la grande vasca ottagona che un tempo si trovava nella corte centrale, per le cisterne delle torri angolari, per i notevoli salti di quota dei pavimenti (dei calidaria e frigidaria), per tutte le modanature mai comprese nel loro effettivo ruolo di canalizzazioni, per i camini amplissimi destinati al riscaldamento dell’acqua, per gli assetti delle sale termali con le sedute collettive, per i dispositivi passivi del ricambio d’aria come nelle torri del vento”.

Un messaggio nella bottiglia

Ma, svelato il mistero, la bellezza di questa fabbrica rimane, oltre le recenti interessantissime scoperte, assoluta forma pura in armonia con il paesaggio cui appartiene, oltre il tempo, oltre gli scopi per cui fu creata. Alcune opere, non tutte,  sia nella storia dell’arte che dell’architettura, sono perfettamente in grado di oltrepassare l’epoca in cui sono state concepite. Sono come dei messaggi nella bottiglia che viaggiano nel tempo, portatori di istanze universali che possono essere valide in ogni epoca. Castel del Monte è una di queste. Per me è l’architettura perfetta. Lo Stupor Mundi che è possibile ritrovare per il mondo errando.

*architetto e docente

Da leggere: 

Di Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro, Castel del Monte, nuova ipotesi comparata sull’identità del monumento”, Gangemi Editore, 2011

di Giuseppe Fallacara e Ubaldo Occhinegro, Manoscritto Voynich e Castel del Monte. Nuova chiave interpretativa del documento per inediti percorsi di ricerca. Edizione italiana e inglese, Gangemi Editore, 2014

Castel del Monte. Inedite indagini scientifiche. Atti del primo convegno (18-19 giugno 2015)

Da vedere: 

Qui il filmato con la ricostruzione dell’ipotesi delle terme

 

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