Cedric Gibbons, lo scenografo di Hollywood che fece del design più sofisticato un sogno per tutti | CieloTerraDesign
menu
Gaetano Di Gesu

30 Marzo 2020

Cedric Gibbons, lo scenografo di Hollywood che fece del design più sofisticato un sogno per tutti

Share:

Con i suoi set trasformò l’Art Deco nello stile del benessere e della modernità. Dimostrando che l’architettura ha bisogno di “agenti virali” per propagarsi

Nel “viaggio intorno alla mia camera” che è, come per tutti, l’unica attività di questi giorni, non può mancare una ricognizione della biblioteca con la scoperta di testi trascurati o letti in un contesto di minore costrizione. Uno di questi è Il contagio delle idee di Dan Sperber, che si dimostra illuminante e pronto a indicarci paradigmi che per la nostra esperienza recente sono chiaramente comprensibili.

«Le idee possono essere trasmesse e, nella trasmissione da una persona, all’altra si possono anche diffondere. Alcune […] si propagano così efficacemente che, in versioni differenti, possono finire per invadere stabilmente intere popolazioni» scrive Sperger. La tesi fondamentale è centrata sul concetto che le dinamiche della cultura possano essere trattate come fenomeni biologici e che lo sviluppo e la propagazione di queste dinamiche rispondono a leggi epidemiologiche analoghe a quelle che in natura distinguono il diffondersi dei virus. Tutto questo prende improvvisamente evidenza in questi giorni.

In modo totalmente arbitrario ho utilizzato queste idee per fare alcune digressioni su vicende che mi appassionano da tempo. L’ipotesi è la seguente: tra tutti i fatti della cultura, quelli legati alla diffusione della moda, del design e, qualche volta, dell’architettura sono organizzati con più evidenza secondo regole epidemiologiche con continue modificazioni delle idee originarie ma con esiti veramente trasversali rispetto ai contesti che li hanno generati.

Accade cosi che spesso la diffusione di alcune idee avvenga in contesti differenti e ad opera di personalità a volte eccentriche ma dotate di indiscusso talento e divengono improvvisamente virali in situazioni adatte. La diffusione del linguaggio moderno nell’arte, nel design, nell’architettura è piena di agenti che sono alla base di alcune contaminazioni di grande successo e di alcuni ho sinteticamente ricostruito le vicende.

Uno di questi è Cedric Gibbons.

Alla diffusione dell’architettura moderna in America hanno contribuito committenti straordinari, per esempio i Kaufmann. Ma è il cinema che ha fatto il lavoro più efficace attraverso personaggi speciali come Cedric Gibbons. Nato a New York nel 1890 da padre architetto, studia anche lui architettura con una formazione che lo porta pure in Europa. Tornato a New York comincia a lavorare con il padre come disegnatore ma si annoia rapidamente. Nel 1914 viene assunto alla MGM come aiutante scenografo e ben presto diviene art director continuando a lavorare per il gruppo per quarant’anni. Gibbons è nei titoli di coda di 1500 film, ha vinto undici Oscar e avuto ventiquattro nomination. Solo Walt Disney ha fatto di meglio.

Dopo aver partecipato all’Esposizione internazionale delle arti moderne e decorative nel 1925, folgorato dal lavoro di Robert Mallet-Stevans, si convince che l’Art Deco è lo stile perfetto per il nuovo cinema di Hollywood. Abbandona i fondali dipinti rivoluzionando radicalmente il concetto di scenografia e introducendo sofisticati set in bianco e nero perfetti, secondo lui, per la distribuzione delle luci e la profondità di campo necessaria.

Alcuni dei primi flm di Gibbons alla MGM, tra cui Our Dancing Daughters (1928), Our Modern Maidens e Grand Hotel esemplificano il “look di Gibbons”. Attingendo da diverse fonti, con una notevole sensibilità, rielabora elementi dell’architettura contemporanea e li riutilizza sul set con contaminazioni di grande efficacia. La presenza poi della grandi star, protagoniste dei film, rappresenta il passo successivo. La casa deco pensata, semplificata e sintetizzata da Gibbons è lo scenario adatto per il sogno hollywoodiano di milioni di spettatori.

Vorace e curioso, Gibbons compie un’azione di continua semplificazione del linguaggio dell’architettura contemporanea e su una base deco mescola ispirazioni che vengono da tutta l’architettura che gli interessa: le case di Wright, gli interni di Mallet-Stevens, le scomposizioni neoplastiche. Il risultato è stato un successo strepitoso delle sue scenografie che, alimentandosi del fascino dei grandi attori, ha segnato il linguaggio cinematografico americano per lungo tempo ma, soprattutto, ha determinato il gusto e il desiderio di una casa moderna in milioni di spettatori. L’influenza di questa formazione subliminale del gusto è stata enorme e ha contagiato arredatori, produttori di oggetti di design, investitori immobiliari. Il deco, nell’architettura di interni, rappresenta la strada americana al sogno e al benessere della modernità. L’interpretazione europea della modernità, fatta di ritmi serrati e razionalità minimale, rappresentata nel film Metropolis di Fritz Lang, non piace agli americani eccetto l’ufficio lussuoso di Joh Fredersen, che vive in cima al grattacielo più alto in uno spazio lussuosamente deco.

Uomo timido e tranquillo, Gibbons si innamora perdutamente di Dolores Del Rio, prima vera star latina di Hollywood, senza avere il coraggio di avvicinarla nonostante fosse il capo indiscusso della scenografia della MGM e quindi rappresentasse la più importante azienda committente per chi volesse fare il cinema nella Los Angeles degli anni 30. Riesce fnalmente a parlarle alla festa dell’attrice Marion Davies e dopo dieci minuti sono una coppia inseparabile. “Tutte le donne amano un uomo del genere!”, disse la Del Rio alla giornalista Gladys Hall che la intervistò nel 1931. Lei che era una delle star del cinema inarrivabili. “È la cosa più bella di Hollywood”, ripeteva Gibbons in estasi.

Come è noto, Dolores ha ballato con Fred Astaire nel musical del 1933 Flying Down to Rio. L’anno prima aveva dato scandalo nuotando nuda in una scena del flm Bird of Paradise (1932). Una scena che turbò parecchi in quegli anni se è vero che Orson Welles, con la quale Dolores ha avuto una relazione dal 1938 al 1942, e che era dieci anni più giovane di lei, descrisse la sua interpretazione in Bird of Paradise come “rappresentante il più alto ideale erotico”.

 

L’uomo che creava le scene del sogno americano degli anni 30, adesso, nella vita reale era il compagno del sogno erotico di Hollywood. Per Dolores, Gibbons costruisce una casa facendosi aiutare dall’architetto Douglas Honnold per gli aspetti pratici. Tutto il suo talento di scenografo è concentrato a realizzare il set della loro vita. È un condensato di Art Deco con una consistente contaminazione con le case che Schindler aveva realizzato in California e che Gibbons conosceva bene per aver frequentato le feste di Pauline Gibling, musicista, editrice, compositrice, moglie eccentrica dell’architetto Rudolph Schindler e animatrice delle feste intellettuali più ricercate della Hollywood di quegli anni.

La casa diventa un polo della vita hollywoodiana. Ogni domenica una festa. Tutta la MGM è passata in quel giardino e in quella casa. “Il salotto di 25 piedi e il salone di lusso di 45 piedi hanno fatto da sfondo drammatico per l’intrattenimento, con illuminazione integrata e mobili del designer Paul Frankel. I bagni completamente neri presentavano dettagli in acciaio inossidabile, con acqua corrente calda e fredda gestita da pedali. Gli specchi hanno dominato la casa, riflettendo le superfici lucide e sottolineando il glamour e la bellezza. Gibbons e la Del Rio possedevano le loro camere da letto su piani separati, ma una scala segreta conduceva da uno spogliatoio all’altro, e lo spogliatoio della Del Rio presentava anche una botola che si apriva sulle scale”.

La vita mondana di Hollywood trova in questa casa un’ulteriore polo di diffusione del gusto moderno attraverso un’ennesima interpretazione dovuta al talento onnivoro di Gibbons. Il sogno americano dal set si trasferisce sui rotocalchi che parlano della vita privata della star immortalata nel giardino e nel soggiorno della casa di Gibbons-Del Rio.

Il 15 marzo 1940 Del Rio se ne va. Aveva una storia con Orson Welles. Gibbons si tiene la casa che poi rivende all’attore Van Johnson nel 1946. La casa successivamente passa ad altri proprietari fino al produttore cinematografco Joe Roth che la restaura accuratamente: oggi è censita tra i monumenti storico-culturali di Los Angeles. È stata anche il set di diversi flm come Twilight con Gene Hackmann, Paul Newman e Susan Sarandon. In questo film, nella piscina che fu di Dolores del Rio, Susan Sarandon fa il bagno nuda, omaggio e citazione di Bird of Paradise.

Gibbons muore nel 1960, a soli quattro anni dalla pensione. È impossibile valutare il modo in cui la sua visione abbia influenzato il cinema e gli interni americani e abbia provocato ulteriori contaminazioni attraverso i designer che hanno collaborato con lui in 40 anni di attività alla MGM, ma forse la sua eredità è meglio riassunta da Elia Kazan quando dice: “MGM non è stata gestita, stranamente, da LB Mayer, ma dal capo del dipartimento artistico”, ossia Gibbons.

Nonostante la Golden Age of Hollywood fosse satura di talenti, Gibbons si distinse per una particolare visione fatta di empirismo e contaminazione, sensibilità al linguaggio moderno e immediata traduzione spettacolare. A tutti gli effetti un personaggio più grande della vita. Il suo talento maggiore si è rivelato nella sua capacità di tradurre un linguaggio artistico in scenografie commerciali che parlavano in maniera diretta alla coscienza americana proponendogli un sogno con una lingua profondamente accessibile eppure mutuata dalla ricerca artistica più sofisticata. Non è forse questo il desiderio di ogni designer?