Cent'anni di Miami Beach, dall'Art Deco ai graffiti
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Cent’anni di Miami Beach, dall’Art Deco ai graffiti

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Lusso e archistar, un secolo sulla cresta dell’onda

L’oceano e le spiagge caraibiche. Little Havana e l’arcipelago delle Keys. L’epopea di Miami Vice (e prima ancora di Scarface) e quella di Versace. Dici Miami e pensi a una vacanza da sogno tra uno spicchio di Eden e l’altro, a viali bistrati, piogge di lustrini e brividi da crime fiction. Miami è tutto questo, ma anche molto di più. Atterrare nella più importante città della Florida vuol dire entrare in un mondo in cui l’arte, l’architettura e il design gareggiano in una sfida continua per l’eccellenza. Una sfida possibile anche per la gran quantità di denaro che mecenati e fondi immobiliari da tutto il pianeta investono qui praticamente da sempre, complice un regime fiscale molto favorevole.

La crisi finanziaria e del mattone che ha colpito gli Stati Uniti nel 2008 in Florida è durata giusto il tempo di incassare il colpo e rimboccarsi le maniche. Un paio di anni e i cantieri di alberghi e condos, i monumentali complessi residenziali di lusso sulle rive dell’oceano, sono tornati a costellare la metropoli, magazzini e fabbriche dismesse hanno ripreso a ospitare boutique e sofisticate gallerie d’arte e le archistar hanno ricominciato a sbarcare da tutta Europa e dal resto dell’America. L’ultima spinta arriva dal disgelo nei rapporti Usa-Cuba: flotte di imprenditori di tutte le taglie si stanno attrezzando per sbarcare nell’isola dei Castro a caccia di nuovi affari. E anche in questo caso l’arte è l’avanguardia che permette di allacciare nuovi rapporti.

Il luogo che più di altri fotografa questo fermento è senz’altro il Light Box, locale del Miami Light Project nel distretto dei creativi di Wynwood. Il Light Project è un’organizzazione no-profit che promuove musica, danza e teatro portando in Florida artisti cubani e a L’Avana i loro colleghi cubano-americani: “Vogliamo fare del locale la porta d’ingresso degli artisti cubani in America” dice il direttore creativo, Beth Boone.

Questo concentrato di euforia e ricchezza celebra nel 2015 un secolo di vita. Il 26 marzo scorso sono passati cent’anni esatti da quando Miami Beach –  costola della più grande Miami e, insieme, città autonoma – fu riconosciuta municipalità. All’inizio del secolo era una landa tropicale dominata da paludi e mangrovie. Poi arrivarono i primi investimenti, le bonifiche, i collegamenti via mare e i viadotti per Miami. Fu tirato su l’hotel Brown’s, tuttora aperto, e negli anni Venti sbarcarono i primi residenti, ricchi americani che, sull’onda dell’Esposizione universale delle arti decorative e industriali moderne di Parigi, nel 1929, decisero di dare alla città quello stile ribattezzato, appunto, Art Deco Tropicale, un mix di deco europeo, costruttivismo e futurismo declinato secondo il gusto locale.

Da allora, Miami Beach non si è più fermata. Oggi il rettangolo compreso tra Espanola Way, Collins e Washington Avenues, Museum e Flamingo Park è l’Art Deco District celebre in tutto il mondo: ottocento e oltre edifici costruiti secondo lo stesso stile e le sue derivazioni, dal revival mediterraneo al Miami Modernism. Una lunga teoria di hotel che domina Ocean Drive con le sue antiche insegne luminose dai caratteri primo Novecento, stanze con arredi d’epoca o repliche fedeli, in precario e singolare equilibrio tra raffinatezza e kitsch.

Il tour guidato del distretto, a cura della Miami Design Preservation League, è il modo migliore per avere una visione d’insieme dell’area e, allo stesso tempo, frugare nei dettagli più curiosi della storia di Miami Beach. La vera sorpresa è apprendere che se il distretto è tutelato per legge, e i suoi edifici – unici esemplari del XX secolo – inseriti nel registro nazionale dei beni vincolati, il merito è di un’ebrea comunista nata a Chicago il secolo scorso e arrivata a Miami per caso, al seguito del marito. La storia dell’Art Deco District non sarebbe la stessa senza quella di Barbara Capitman. Barbara arriva a Miami nel 1973, quando il marito Will ottiene una cattedra alla Florida International University Business School.

I due si stabiliscono a Coconut Grove, la versione locale del Greenwich Village newyorchese: nulla di più normale per una coppia che ha nel sangue l’attivismo per i diritti civili. Due anni dopo Will muore. Barbara si sposta allora a South Beach e da li lancia la sua sfida agli speculatori che minacciano di abbattere i tesori art deco per costruire nuovi alberghi e condos. A Capitman si unisce Leonard Horowitz, portiere d’albergo con ambizioni nella moda e nel design. Siamo intorno alla metà degli anni 70: i fasti di Gianni Versace e Calvin Klein, come quelli di Wynwood e del Design District, le altre due mete imperdibili per chi oggi visita la città, sono di là da venire. Più che l’arte e la moda, a segnare la vita nella metropoli è la droga. La città è come divisa in due gironi infernali, quello dei narcos e l’altro di chi prova a braccarli. Non è aria per raffinatezze e lustrini.

Eppure, con i suoi modi spicci, a tratti rudi (riuscirà a farsi espellere dal comitato che lei stessa aveva creato) Capitman centra nel giro di tre anni l’obiettivo: la Preservation League, cui ha dato vita con Horowitz e che vive delle donazioni dei cittadini più agiati e sensibili all’arte, nel 1979 riesce a far vincolare dallo Stato il distretto. Nel frattempo, i due attivisti avevano girato l’America in lungo e in largo a caccia degli archetipi art deco del continente per restituire i connotati dell’epoca ai palazzi che li avevano persi per incuria o ristrutturazioni miopi. Barbara morirà nel 1990, Horowitz era scomparso due anni prima, vittima dell’Aids.

Le battaglie della Preservation League sono ben impresse nella memoria locale anche oggi che a dettare la linea a Miami e a Miami Beach sono le archistar (a proposito: non perdetevi la nuova sede del New World Center firmato Frank Gehry o l’Adrienne Arsht Center for Performing Art e il Perez Museum of Art di Herzog e de Meuron) e il gusto di ricchi mecenati, proprietari di warehouse riconvertite in spazi per collezioni d’arte. Dal 2002, la città ospita l’edizione invernale di Art Basel, mentre tutto l’anno è possibile tuffarsi in una delle settanta tra gallerie e musei di Wynwood, rettangolo di periferia riconvertito all’arte il cui pezzo forte sono i murales di street artist da tutto il mondo. A Wynwood ha lasciato un segno anche Obey, al secolo Shepard Fairey, il padre del manifesto Home col volto di Obama in quadricromia. Il suo ultimo lavoro è un omaggio a Tony Goldman, l’inmobiliarista amante dell’arte che regalò i muri della sua proprietà a una trentina di artisti e diede il via alla nuova Wynwood.

Impossibile, poi, andar via da Miami senza avere prima visitato il Design District, centotrenta tra negozi del lusso, da Prada a Louis Vuitton e Hermes, e gallerie, inclusa la celebre collezione de la Cruz per l’arte contemporanea.

Se, invece, volete avere un’idea della continua corsa al mattone di Miami, dovrete fare un salto al cantiere di Faena, l’area in cui l’immobiliarista argentino Alan Faena, con una inizione di capitali russi per un investimento complessivo di un miliardo di dollari, sta dando vita a un monumentale lotto di sei isolati sul mare che include il restauro dello storico hotel Saxony, un centro per le arti, un forum e residenze, la Faena House, un’unità di diciotto case che sarà la prima del progetto a essere completata. Il tutto è stato concepito da un trust di una ventina di cervelli che va dalle archistar Norman Foster e Rem Koolhhaas al regista Baz Luhrmann. Che scrive: Faena Miami Beach è un luogo come nessun altro. Per ora non resta che credergli.

Dove dormire:

Sense Beach House – 400 Ocean Dr, Miami Beach (www.sensebeachhouse.com)

Cadet Hotel – 1701 James Ave, Miami Beach (www.cadethotel.com)

Pranzo e cena

Villa Bagatelle – 220 – 21st St & Collins Avenue, Miami Beach (www.villabagatellemiamibeach.com)

Oolite – 1661 Pennsylvania Ave, Miami Beach (www.ooliterestaurant.com)

Fontana Restaurant presso Biltmore Hotel – 1200 Anastasia Avenue, Coral Gables (www.biltmorehotel.com)

Modern Garden – 422 NW North River Drive, Miami (http://seasaltandpepper.com/about/modern-garden/)

The Café at Books & Books at the Adrienne Arsht Center for the Performing Arts – 1300 Biscayne Boulevard, Carnival Tower (www.thecafeatbooksandbooks.com)

Quattro Gastronomia Italiana – 1014 Lincoln Road, Miami Beach (www.quattromiami.com)

Pied à Terre restaurant presso Cadet Hotel – 1701 James Avenue, Miami Beach (www.cadethotel.com)

The Local House presso Sense Beach Hotel – 400 Ocean Dr, Miami Beach (www.sensebeachhouse.com)

Baoli Miami – 1906 Collins Ave, Miami Beach (www.lebaoli.com/baoli)

 

Tour e guide

Art Deco Walking Tour, a cura della Miami Design Preservation League. Partenza dall’Art Deco Welcome Center – 1001 Ocean Drive, Miami Beach (www.mdpl.org)