Chair 1:1, la plastica "buona" in cerca di editori - CTD
menu
Paolo Casicci

11 Dicembre 2020

Chair 1:1, la plastica “buona” in cerca di editori

Share:

Il progetto di Alessandro Stabile e Martinelli Venezia: una sedia montabile, bella e democratica che adesso ha bisogno di un grande brand per arrivare sul mercato

C’è una frase di Alessandro Mendini, pensata per il mondo del progetto, che in realtà è un viatico potentissimo per chi, nella vita, insegue sogni e ambizioni pressoché impossibili: “È importante” diceva il maestro “che le idee superino la possibilità di essere realizzate”.

Proprio questa frase ha scelto Alessandro Stabile per raccontare il senso di Chair 1:1: più che il progetto di una sedia, un’avventura durata sei anni di cui il designer è coautore insieme a Carolina Martinelli e a Vittorio Venezia dello studio Martinelli Venezia. 

Chair 1:1 è anzitutto una sedia, ma anche, e forse soprattutto, un manifesto progettuale della responsabilità del buon designer contemporaneo, chiamato a misurarsi con una serie di istanze, per esempio quella della sostenibilità, spesso in solitudine. Un manifesto di come questa responsabilità possa tradursi in prodotto grazie alla sola tenacia del progettista e facendo a meno di un’azienda, senza però diventare un esempio di design speculativo, ma anzi pensato per finire sul mercato.

Ma che cosa è Chair 1:1? Tecnicamente,  una sedia montabile-smontabile, con la caratteristica che tutti i pezzi sono stampati in un solo colpo, ottimizzando la grandezza dello stampo e la velocità di produzione, riducendo al minimo gli sprechi. La sedia è progettata per essere venduta così come esce dallo stampo, saltando numerosi passaggi; tocca all’acquirente completare il processo, montandola facilmente senza bisogno di viti e bulloni. 

Una sedia gentile e democratica, un caso di plastica “buona” nata per durare. Una scommessa e una sfida lanciata all’industria. Adesso la domanda è se le aziende sapranno raccoglierla.

“Qualche anno fa” racconta Alessandro Stabile, “più o meno a metà del processo di sviluppo, abbiamo provato a presentare il progetto a un paio di brand e la risposta avuta è stata la stessa: l’idea piaceva molto, ma c’erano dubbi sulla realizzabilità e probabilmente la paura di intraprendere un percorso di sviluppo importante (come impegno di tempo ed economico) che però non dava certezze del risultato. Allora abbiamo deciso di proseguire con lo sviluppo tecnico da soli, proprio per fugare questi dubbi legittimi. Abbiamo individuato in Secostampi/Plastamp i partner tecnici che si sono appassionati al progetto e hanno deciso di supportarci nello sviluppo dell’idea per portarla a qualcosa di molto vicino all’essere realizzabile”.

La forza di Chair 1:1 è, paradossalmente, là dove a un primo sguardo ci sarebbe un problema: l’essere fabbricata in plastica. “La plastica” spiega ancora Stabile “c’è dal principio, dall’idea generativa: Vittorio nel 2014 è venuto da me e mi ha detto facciamo una sedia stampata piatta nella materozza. Da li siamo partiti a costruire un pensiero più articolato che poi ha portato all’iperserialità, alla vendita online e al disegno di una sedia gentile e democratica che potesse andar bene nelle case più comuni”.

Gentilezza, democraticità, plastica. E soprattutto bellezza: esiste una plastica che, al contrario di quanto si possa pensare, è alleata della sostenibilità: perché è fatta per durare e serve a dar vita a oggetti esteticamente apprezzabili. 

“Chair 1:1 è un prodotto pensato per essere venduto online grazie alle sue doti di piccolo ingombro in magazzino e facilità di trasporto. Si può facilmente immagazzinare, spedire e trasportare: 26 sedie inscatolate occupano un metro cubo e questo è fondamentale per la vendita on-line e in un’ottica di sostenibilità. Chi la compra e deve poi assemblarla non deve essere un maker o un appassionato di modellismo o avere doti particolari per farlo: abbiamo tenuto il montaggio realizzabile addirittura senza istruzioni, basta un semplice intuito. Montare un oggetto, tra l’altro, crea un legame con questo e te ne fa percepire a pieno il valore, crea un’affezione che ti impedisce di liberartene”.

Ma soprattutto, la sedia di Stabile e Martinelli Venezia è un progetto di ricerca industriale senza industria, nato con la tenacia di tre progettisti e un’azienda di terzisti che ha scommesso sull’idea. “Per arrivare sul mercato, la sedia ha però ora bisogno di un grande brand produttivo e distributivo: concluso il nostro processo di sviluppo tecnico abbiamo deciso, invece di riprendere i contatti con qualche brand, di renderlo pubblico. Innanzitutto perché ci sembrava interessante come caso progettuale su cui discutere. E poi per invertire il verso delle consuete dinamiche designer-azienda. Devo dire che la risposta in questa prima settimana è stata fantastica”.

Una sedia non in cerca di autore, ma di editori: un test, una sfida potente, lanciata da tre designer al mondo dell’industria, la dimostrazione che le idee devono essere più grandi della possibilità di essere realizzate, come nella frase di Mendini: “In quella frase” osserva Stabile “c’è tutto ciò che ha reso grande il design italiano, lo abbiamo forse perso per strada?”.

Paolo Casicci, curatore di Cieloterradesign, parlerà di Chair 1:1 il 10 dicembre alle 10 al talk della serie 4link4 design & digital fabrication organizzato da MEDAARCH all’interno della Maker Fair European Edition. La partecipazione è gratuita previa iscrizione al talk.

Scarica il Media Kit

Il tuo webmagazine sul design e l'architettura. Raccontiamo storie che arrivano da sentieri poco battuti. Offriamo visioni laterali su personaggi e temi d’attualità

Download

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER

Dichiaro di aver letto ed accettato l'informativa sul trattamento dei dati personali
X
iscriviti alla newsletter