Cosa racconta un cavallo della meglio gioventù italiana del design - CTD
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Paolo Casicci

5 aprile 2019

Che cosa racconta un cavallo della meglio gioventù italiana del design

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Dal guerriero gentile di Serena Confalonieri al Narciso di Simone Crestani, la statua equestre di Leonardo rivive al Fuorisalone grazie ai talenti

Il design dei migliori talenti italiani in un cavallo. Anzi, in tredici statue equestri. Leonardo Horse Project è la mostra che approfitta della Milano Design Week per rendere omaggio al genio di Leonardo da Vinci, celebrato anche dal Salone del Mobile nel cinquecentenario dalla morte.

Si tratta della rivisitazione, affidata da Cristina Morozzi a tredici creativi di paesi, età e stili diversi, del celebre cavallo disegnato da Leonardo (che la curatrice considera “il primo designer della storia”) e realizzato per la prima volta nel 1999 dall’artista giapponese Nina Akamu. Il progetto è ideato da Snaitech e patrocinato dal Comune di Milano, e prende vita all’interno dell’Ippodromo Snai San Siro.

Nel gruppo dei tredici, accanto a designer star come Marcel Wanders, c’è una compagine di talenti tra i 30 e i 40 anni, la meglio gioventù italiana del design contemporaneo che ha dato prova di maturità in questi anni. Leonardo Horse Project diventa dunque l’occasione per rivelare il mondo vario e sfaccettato di questi creativi.

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Il cavallo di Marcel Wanders

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Il cavallo di Daniele Papuli

Raccontiamo alcuni di questi progetti con le parole degli stessi designer.

Serena Confalonieri firma Nereo: “La caratteristica che mi ha colpito subito della scultura è la fierezza nell’espressione e nella posizione del cavallo. Ho messo a fuoco nella mia mente il fatto che potesse essere un cavallo non ancora domato, selvaggio. Per questo il passo successivo è stato immaginarlo come un guerriero fiero, un capo tribù, vestito per la guerra e per la festa, con abiti aggressivi ma allo stesso tempo dai colori vivaci e festosi, sia maschio che femmina, deciso e gentile. Dopo aver realizzato un bozzetto, il grosso del lavoro si è svolto direttamente sulla scultura, lavorando come fosse un capo sartoriale, usando la rafia come materiale principale e rifinendo i dettagli con corde naturali utilizzando curve e drappeggi rubati dal mondo della moda”.

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Il cavallo di Serena Confalonieri, Nereo

Simone Crestani battezza la sua creature Narciso e ne fa un unicorno: “Il cavallo di Leonardo indossa, qui, tronfio, il suo unicorno posticcio, la sua possanza sembra non bastargli. Abbagliato dallo scintillio del suo gingillo perde la sua agilità e forza, si rallenta nell’illusione di una migliore apparenza. Incapace di impennarsi e sfidare il nemico, la sua vanità finisce col costringerlo a testa bassa. Il cavallo allora si finge alicorno e, come negli scritti leonardeschi, ‘..per la sua intemperanza e non sapersi vincere, per lo diletto che ha delle donzelle, dimentica la sua ferocità e selvatichezza; ponendo da canto ogni sospetto va alla sedente donzella, e se le addormenta in grembo; e i cacciatori in tal modo lo pigliano’. Il corno è realizzato in vetro borosilicato soffiato e lavorato a mano, applicato a una maschera in cuoio nero che coprirà il muso del cavallo. Un’ulteriore decorazione è data dai ferri agli zoccoli ai quali è applicata la foglia d’oro. Il corpo è bianco con coda e criniera biondo/dorate”.

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Simone Crestani all’opera per Narciso

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Narciso di Simone Crestani

Elena Salmistraro firma Napayshni: “Ho scelto l’indirizzo progettuale apparentemente più semplice, ma non per paura, semplicemente per consapevolezza e ammirazione. Allontanarsi quanto più possibile: questo è stato il mantra, andare lontano, molto lontano, anche dall’altra parte del mondo, in America, dove forse i cavalli ebbero i natali, e dove sicuramente a questi meravigliosi animali spettava un trattamento di totale rispetto, dove non furono mai considerati semplicemente strumenti di lavoro o da battaglia, ma parte integrante della comunità, compagni. Napayshni, nel suo significato letterale, è quindi il giusto riassunto delle due qualità necessarie per intervenire su un’opera di così grande importanza, ma anche la perfetta espressione delle caratteristiche principali che i nativi usavano tradurre in simboli per abbellire gli esemplari migliori, per raccontarne la loro storia e le loro vittorie. Simboli carichi di magia, che conferivano, secondo le credenze, poteri superiori, una sorta di armatura magica, una protezione divina. Adoro il cavallo di Leonardo e lo considero il mix perfetto tra l’estro artistico e ingegneristico del maestro. Il disegno, il sogno che attraverso la tecnica si anima, prende vita, la ricerca, lo studio grafico a volte ossessivo, maniacale, che attraverso la tecnologia più moderna e coerente, viene trasformato, modellato, plasmato in oggetto, in scultura, è forse l’insegnamento più grande che io abbia recepito dall’opera di Leonardo. Proprio per questo ho cercato di rendere, a modo mio, il cavallo di Leonardo, l’esemplare migliore, il condottiero vincente, il protettore della comunità, il Cavallo tra i cavalli”.

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Napayshni, il cavallo di Elena Salmistraro

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Napayshni, il cavallo di Elena Salmistraro

Vito Nesta ha realizzato Prospettiva di Perdiment: “Ho ricreato assieme allo scenografo Cristian Arbasi il paesaggio della Gioconda come un mapping sull’intero cavallo. Da un lato c’è il paesaggio nelle proporzioni più verosimili a quelle presenti sul quadro, e dunque il ponte che ne è protagonista e i monti in lontananza, sul retro invece lo stesso paesaggio è visto da un’altra prospettiva. E’ come poter entrare in quella scena per vedere come era. La base del cavallo invece è ricoperta di specchio: come è noto, c’è chi sostiene che la Gioconda sia stata dipinta al contrario, come era solito fare per i suoi scritti Leonardo, e che, per vedere il quadro nella giusta proporzione, bisognava posizionarlo di fronte a uno specchio”.

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Il cavallo di Vito Nesta

Gli autori degli altri cavalli sono Markus Benesch, Marcelo Burlon, Matteo Cibic, Robberto Fragata, Andrea Mancuso e Analogia Project, Antonio Marras, Mario Trimarchi, Daniele Papuli e Marcel Wanders.

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Il cavallo di Roberto Fregata

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Il cavallo di Matteo Cibic

I Cavalli di Design verranno esposti e svelati nella serata inaugurale del 10 aprile aperta dalla performance di Lele Sacchi e proseguita dal back to back tra Marcelo Burlon e un international special guest. Nel corso della serata il Cavallo di Leonardo sarà protagonista di uno show di video-mapping che ne ripercorre la storia e il progetto. L’installazione all’Ippodromo sarà accompagnata inoltre da una mostra multimediale realizzata in collaborazione con il Museo della Battaglia e di Anghiari con la curatela di Gabriele Mazzi, direttore dello spazio museale toscano. Curatore del progetto scientifico è Massimo Temporelli.

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Il cavallo di Markus Benesch

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Il cavallo di Mario Trimarchi

 

La foto grande in alto è di Guido Morozzi: Vito Nesta al lavoro per il suo cavallo