Perché collezionare palle di neve - CTD
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Matteo Di Ciommo

4 Giugno 2021

Perché collezionare palle di neve

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La passione di un designer per i souvenir appartenuti a un famoso sceneggiatore e avuti in dono

Qualche tempo fa mi è stata regalata una collezione di palle di neve appartenuta a un famoso sceneggiatore del Novecento di nome Ennio De Concini, premio Oscar alla migliore sceneggiatura originale nel 1963: il film era Divorzio all’italiana. 

La famiglia di De Concini, conoscendo il mio lavoro e la mia passione per gli oggetti, ha deciso gentilmente di darmela in custodia e io adesso ci tengo moltissimo.

La guardavo e la guardo tuttora spesso nel mio studio, e una domanda mi ha sempre assillato: perché una collezione di palle di neve?

Potremmo discutere per ore di collezioni e di collezionismo, ma a me interessa capire in questo caso il valore dell’oggetto, delle palle di neve che ancora esistono e persistono, spesso relegate nella categoria souvenir e che racchiudono con le loro forme goffe e la neve finta un po’ del mistero secolare del rapporto tra l’uomo e le cose. 

La palla di neve ha una sola funzione dichiarata, una funzione a me cara, fondamentale, che è quella di mettere in rapporto l’uomo con qualcosa di magico, quella magia effimera che sprigionano gli oggetti quando li si usa. Questo caso è però diverso, perché la palla di neve dichiara tale intento magico in assenza di qualsiasi altra funzione manifesta. Essa esiste per questo unico motivo: meravigliarci con il suo piccolo panorama in cui nevica sempre, ovunque esso sia nel mondo, qualunque cosa sia.

Potremmo discutere per ore di collezioni e di collezionismo, ma a me interessa capire in questo caso il valore dell’oggetto, delle palle di neve che ancora esistono e persistono, spesso relegate nella categoria souvenir e che racchiudono con le loro forme goffe e la neve finta un po’ del mistero secolare del rapporto tra l’uomo e le cose

La palla di neve generalmente è piccola, deve poter essere trasportata e agitata facilmente, deve essere quindi di dimensioni ridotte e leggera. Ha le sembianze di un diorama medioevale, con cambi di dimensione ravvicinati e improvvisi, ti invita nel suo mondo a patto che tu ti faccia piccolo, ti riduca alla sua scala, esattamente come fa un modellino architettonico.  

Ed è questo che della palla di neve mi interessa, poter vivere un paesaggio in dimensioni ridotte, proprio come richiede un modellino, sentire che esiste anche se non è del tutto reale.

Stimola quella particolare facoltà immaginativa di vivere qualcosa anche solo attraverso la vista, come un orizzonte. Di quest’ultimo la nostra palla di neve assume la potenza evocativa, mettendo a nudo la funzione gregaria che ha la vista di un qualcosa di magico per la nostra vita. 

Ed è questo che della palla di neve mi interessa, poter vivere un paesaggio in dimensioni ridotte, proprio come richiede un modellino, sentire che esiste anche se non è del tutto reale

La palla di neve racchiude questo. Lo spazio letteralmente annacquato e silenzioso si trasforma in qualcosa di estremamente fervido, quei fiocchi di neve di plastica in realtà non sono altro che scintille immaginative che ci fanno vivere qualcosa invece di usarlo semplicemente. Quella piccola ampolla manifesta in senso del tutto etimologico l’in-canto magico e muto di un panorama.

Ecco perché una collezione di palle di neve. 

Grazie a Corrado ed Elisabetta per questi magnifici paesaggi.

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