La straordinaria normalità dei bimbi danesi che fanno lezione nei musei e al Tivoli - CTD
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Paolo Casicci

9 Maggio 2020

La straordinaria normalità dei bimbi danesi che fanno lezione allo zoo, al museo, al Tivoli

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Copenhagen, parchi e musei offrono i propri spazi per evitare l’affollamento in classe. Mentre in Italia bisogna aspettare la riapertura del MAXXI, il 18 maggio, per vedere qualcosa di simile

Non scopriamo certo adesso, con le foto che pubblichiamo a corredo di questo articolo, l’esistenza di un modello scandinavo: un modello sociale, economico, progettuale. Verrebbe da dire un modello di design, se intendiamo con questa parola il significato più ampio e nobile del termine, ovvero quello di pensare e dare corpo a tutto quanto serve all’uomo per vivere bene, stringere relazioni con il prossimo e avere uno spazio di qualità per goderne.

Le foto dei bambini di Copenhagen che riempiono il parco Tivoli, il Museo Nazionale Danese e lo Zoo (quello con la Elephant House firmata Norman Foster e la Panda House griffata Bjarke Ingles) aggiungono una tessera in più al mosaico di questo virtuoso modello danese: la conferma che è nei momenti più difficili e di crisi che bisogna trovare la forza e tirare fuori un’alternativa, in questo caso alla paura e al lockdown.

Nel caso danese, l’alternativa che da noi sembrerebbe un’eresia, è una coraggiosa normalità fatta di decisioni tutto sommato semplici, come quella di venire incontro alle famiglie aprendo spazi, privati e pubblici, dove permettere di far lezione ai piccoli che, in classe, non potrebbero rispettare le norme sul distanziamento causa Covid-19.

In Danimarca le scuole di vario ordine e grado hanno riaperto via via a partire dalla metà di aprile. Gli ultimi a tornare tra i banchi saranno lunedì gli studenti di medie e superiori. Non sono mancate le polemiche, le insicurezze, le proteste, come sarebbe accaduto in qualsiasi Paese. Polemiche al rovescio rispetto a quelle a cui abbiamo assistito in Italia: da noi molte famiglie reclamavano la riapertura delle scuole, lì qualche genitore ha manifestato remore per una ripartenza considerata anticipata e rischiosa.

Ma tant’è. Il punto è un altro, ovvero la progettualità – in parte coltivata da tempo a ogni livello e settore, in parte sollecitata dall’emergenza – che a Copenhagen ha fatto scattare il paracadute, spingendo il Tivoli – che, ricordiamolo, è un parco divertimenti privato – e due strutture pubbliche come lo Zoo e il Museo Nazionale Danese, altrimenti chiusi, ad aprire proprio per ospitare i bimbi delle materne e delle elementari. È come se in Italia avessimo visto fare lezione i nostri figli a Gardaland, a Mirabilandia, alla Triennale di Milano o al Bioparco di Roma. E invece da noi abbiamo dovuto aspettare l’8 maggio per apprendere da Giovanna Melandri, presidente della Fondazione MAXXI, che il museo, alla riapertura il 18 maggio avvierà il progetto Maxxi Teenper “mettere a disposizione dei giovani il museo e il nostro personale qualificato: i ragazzi potranno portare il pc e seguire le lezioni online, mentre al pomeriggio offriremo laboratori educativi di qualità, coinvolgendo i giovani nella nostra programmazione”, ha spiegato Melandri a Santa Nastro di Artribune.

Non è poco, vista la situazione italiana. Lo è se lo paragoniamo ai casi più virtuosi del Nordeuropa. Ascoltare il responsabile del Tivoli mentre spiega le ragioni dell’apertura ai bimbi, è poi una doppia lezione: di civismo e di business. “Abbiamo un sacco di spazio, e quando abbiamo capito che avremmo dovuto chiudere, abbiamo iniziato a dialogare con la municipalità e spiegato che c’è qualcosa che il Tivoli poteva offrire alla città: spazi grandi e belli dove i bimbi possono trascorrere il tempo e avere un ricordo speciale di questo 2020”. Al Tivoli i bimbi in questi giorni entrano gratis, ma al mancato business di oggi non pensa nessuno: ai vertici del parco pensano semmai al ritorno d’immagine di questa operazione. E forse anche questo è design.