Le copertine di Michele De Lucchi per Harry Potter, un atto d'amore per l'architettura che porta il magico nel reale - CTD
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Ludovica Proietti

23 Gennaio 2021

Le copertine di Michele De Lucchi per Harry Potter, un atto d’amore verso l’architettura che porta il magico nel reale

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Visione onirica con salde radici nel contemporaneo. La direzione artistica di De Lucchi per le nuove cover della saga del mago edita da Salani

quasi 23 anni dall’uscita della prima edizione in italiano del primo libro di Harry Potter, il 21 gennaio 2021 Salani ha pubblicato l’ultima delle numerose edizioni della saga più amata dai millennial di tutto il mondo. 

Un’edizione che, per le sue copertine, vanta la direzione artistica di Michele de Lucchi e del suo studio, AMDL Circle. Già dalla sua nascita, lo studio si occupa di mettere in relazione territorio e architettura con un approccio affascinante, onirico, dove l’immaginazione e la realtà si incontrano nella realizzazione, come se questa fosse il confine da cui contemplare l’una e l’altra.

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Harry Potter e il prigioniero di Azkaban

Ma andiamo qualche anno indietro: da brava millennial, la saga di Harry Potter ha, per me, un’importanza quasi sacra. È la mia piccola gioia privata, ancora conservata in sette volumi che crescono con me ogni volta che li apro, come se mi trasformassi nella piccola undicenne a cui, nel dicembre del 2001, venne regalato “Harry Potter e la Pietra Filosofale”. 

Le prime copertine, per quanto infantili nel tratto dell’illustrazione, molto legate alla figura centrale del giovane mago, e naive sia per quanto riguarda il disegno che l’inaspettata fama che avrebbe avuto la saga stessa, sono, e rimarranno sempre, per me, le uniche possibili dal punto di vista affettivo.

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Harry Potter e l’ordine della Fenice

Per questo, sento di dare il mio punto di vista su questa versione che, a differenza di tutte le altre, è diretta dall’idea di dare importanza ai luoghi della saga, all’atmosfera, a quel confine tra l’immaginazione e la realtà che Harry Potter ci ha sempre invitato a contemplare, e che, per la prima volta, si affida alla direzione di chi si occupa proprio di spazi, spostando il focus dal protagonista a quello che lo circonda, che rende possibile tutto quello che accade. 

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Harry Potter e il calice di fuoco

È infatti il mondo di Harry Potter che ne rende straordinarie le avventure, le sue architetture che si animano (Tenete d’occhio le scale, a loro piace cambiare, diceva Percy Weasley a un giovane trio appena sbarcato a Hogwarts) o che scompaiono e riappaiono, si scompongono, riconoscibili ma, al contempo, fantastiche, che ne celano i segreti e le magie. 

Nella saga l’architettura ha un ruolo: Tenete d’occhio le scale, a loro piace cambiare, diceva Percy Weasley a un giovane trio appena sbarcato a Hogwarts

È interessante come le copertine, sette, si evolvano, dal punto di vista del colore, con la storia che ogni volume racconta. L’attenzione prestata da De Lucchi all’evolversi non solo dell’argomento del libro ma anche alla sua atmosfera, alla crescita del giovane, al suo viaggio per diventare un adulto tra le avversità che questa sfida contro un male assoluto gli pone, che si mostra nel rabbuiarsi dell’ambiente, nella luce e nel clima sempre più cupo di ogni copertina, proprio come accade nella storia, è una scelta giusta, che esalta il contenuto, e che raccorda la nuova veste estetica all’evoluzione della storia – anche le coste, quando riposte in fila, una dietro l’altra, mostrano un gradiente piacevole ed esteticamente pulito, che ben si relaziona all’ambiente di qualsiasi casa. 

TUTTE LE VOLTE IN CUI ABBIAMO PARLATO DI MICHELE DE LUCCHI

Quando vengono girate, ognuna con un’architettura che si dichiara protagonista non solo dell’illustrazione ma anche importante scenario del libro, riconosciamo il lavoro e l’esperienza di un architetto che ha dietro di sé non solo una carriera illustre, ma anche un’esperienza e una curiosità uniche, che ne hanno plasmato il modo di progettare pur rimanendo fedele a sé stesso. 

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Harry Potter e il principe mezzosangue

“Lavorare  su una copertina vuol dire lavorare sull’immaginazione, un’immaginazione così forte come quella di Harry Potter”, ha dichiarato l’architetto in una recente intervista radiofonica. 

Un’immaginazione vivida, parte integrante del suo modo di ideare il progetto, donando agli amanti della saga pezzi della sua carriera non solo realizzati, ma anche solo disegnati, proposti, visualizzati dalla mente dell’architetto e del suo studio. 

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Harry Potter e i doni della morte

Dunque, già dalla copertina de “La Pietra Filosofale”, la mano di Andreas Rocha, illustratore portoghese a cui De Lucchi si affida, si ispira a un nuovo gotico immaginato per un hotel in Germania, mai realizzato – come dichiarato da lui stesso – fatto di guglie spezzate, regolari, e finestre che si aprono senza un ritmo preciso sulla facciata, come nate da un edificio vivo, pizzicate come nelle opere di Gaudì. 

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Harry Potter e la pietra filosofale

Il legno la fa da padrone nell’immaginare la Tana, la leggendaria casa della famiglia Weasley, sulla copertina de “La camera dei Segreti” che sembra prendere vita dagli oggetti-architetture (le “Cataste”) in legno che De Lucchi è solito intagliare nella sua vita da artista-designer (o come nella collezione Vassoi da Muro, 2009). La prigione di Azkaban, in copertina sul terzo volume, sembra ispirarsi invece al suo progetto per il Medea Hotel a Batumi, in Georgia. Quarta, quinta e sesta copertina evidenziano la connessione alla filosofia, propria di De Lucchi, delle Earth Station, luoghi complessi dove l’architettura si dispiega come modello di integrazione tra l’uomo, la costruzione e la natura stessa, nella nuova ed ultima ricerca che appartiene allo studio e che guida tutte le sue proposte. Conclude la collezione un riferimento chiaro al Ponte della Pace di Tbilisi, illuminato nel buio dell’ultimo capitolo dalle bacchette magiche dei protagonisti, unico punto di luce come un effetto lanterna, come il bene che dissipa il male.

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Harry Potter e la camera dei segreti

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Sketch del Ponte della Pace a Tbilisi

La domanda sorge, ora, spontanea – soprattutto dal popolo degli illustratori: quanto è giusto demandare alla visione di un architetto, e non appunto a quella di un disegnatore, un mondo magico e smisurato come quello di Harry Potter? Inoltre, la saga si rivolge a un pubblico giovane, nell’età dello sviluppo, che dovrebbe focalizzarsi sulla lettura come mondo immaginativo personale. Non si rischia così di dare una visione predefinita ai giovani lettori? O di suggerire una lettura un po’ autoreferenziale dell’ambiente circostante?

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Earth Station

Lo sguardo di De Lucchi è in realtà  saggio, ponderato, artisticamente coerente con la sua idea di architettura – che prova a essere fulcro culturale anche in un contesto che normalmente non le appartiene – restituendo una visione onirica con radici salde nel reale. Utilizzare progetti contemporanei e fantastici allo stesso tempo, raffigurando luoghi che sono caratteristici per alcuni tratti – la saga ha una varietà infinita di edifici bellissimi su cui creare la propria visione – ma che non sempre sono il punto focale degli avvenimenti, ci dà la possibilità di reinventare una nostra versione di questo mondo e dei suoi protagonisti, volutamente di spalle o non individuabili, fuori dalla logica e dagli schemi preposti che ormai sono consolidati da film, merchandising etc… 

Lo sguardo di De Lucchi è coerente con la sua idea di architettura che prova a essere fulcro culturale anche in un contesto che normalmente non le appartiene, restituendo una visione onirica con radici salde nel reale. Ricollega il magico al contemporaneo e lo cerca nella nostra dimensione

È chiaro quale sia l’invito di queste nuove copertine: ricollegare l’ambiente magico del mondo di Harry Potter con le architetture contemporanee per ricercare la magia nella nostra realtà, una realtà sicuramente nuova, che deve adattarsi e farsi trovare pronta alle sfide del contemporaneo. Una realtà che sta cambiando pelle, e che ora ha un aspetto torvo, ma alla cui condizione negativa non dobbiamo rassegnarci. Dobbiamo invece trovare la forza di essere attori per cambiarla e plasmarla, individuando modalità costruttive e produttive realizzabili, per tornare a essere nuovamente parte di un discorso globale che è necessario attivare.

“Al rumore del lutto del pianeta rispondiamo con il rombo di costruttive visioni del futuro”. Michele De Lucchi.