Design & Designers

Cozy furniture, il salotto della nonna diventa futurista

La collezione che reinventa gli archetipi dell’arredamento

di Isabella Clara Sciacca

 

Cosa succede se un divano degli anni 70 viene interpretato con spirito cubista?

Partendo da questa domanda il designer tedesco Hannes Grebin, classe 1980, realizza una serie che ricrea i pezzi classici dell’arredamento borghese, scomponendoli, ripensandoli alla luce del loro significato archetipico e allontanando il più possibile la forma dalla funzione.

Grebin limita il campo della sua ricerca a sei archetipi del vivere quotidiano: il divano, la poltrona, il tappeto, la credenza, il tavolo e il lampadario, ritenendo questi gli elementi fondanti e caratteristici del confort domestico.

“Ero determinato a fare un completo rinnovamento del living classico tedesco- dichiara il designer- In particolare nella mia ricerca sul tema della comodità ho trovato che il confort, le sue specifiche, la sua interpretazione non sono mai statici, cambiano nel tempo e a seconda delle circostanze, possono essere facilmente adattati, così come è possibile imparare un nuovo modo di viverli.”

L’operazione condotta dal designer berlinese ha il carattere intellettuale di interpretazione del classico, che a partire dalla citazione crea qualcosa di nuovo, come Picasso che replica Velàsquez tre secoli dopo, utilizzando lo stesso soggetto e gli stessi personaggi ma con linguaggio rivoluzionario.

Tutti i pezzi della Cozy Furniture Collection presentano angoli spigolosi e elementi spaziali distorti, forme che stimolano a ripensare alla tradizione, al concetto tutto borghese di “decoro” e che spingono il design a porsi altre questioni.

Il sideboard Schrankwand, che dal tedesco viene tradotto letteralmente wall unit riflette la tendenza contemporanea a ridurre e minimizzare gli elementi di arredo, “Quella che era un’ampia credenza – dichiara Grebin- che aveva la funzione di contenere, viene reinterpretata come un sideboard, che nasce da ispirazioni differenti” dalla citazione della tradizione tedesca, in particolare allo stile Biedermeier, al più contemporaneo cabinet con profondità assottigliata e linee semplici, fino al futurismo.

Un mobile che nasce dall’intento di rappresentare l’evoluzione degli elementi da storage, rivisti in chiave Bauhaus e di suggerire un’estetica che si potrebbe definire retro-futurista.

La ricerca sull’immaginario collettivo e sugli stereotipi dell’abitare ha toccato anche un passato più recente.

“Ho provato a selezionare le immagini familiari di come poteva apparire l’idea di comodità nei film e in televisione specialmente degli anni 70 per reinventarle in maniera creativa- sostiene il designer- ho voluto far sparire la simmetria fin troppo netta dei mobili, il loro aspetto così codificato attraverso la loro funzione. In alcuni casi ho azzerato questa geometria, in altri casi l’ho riaggiustata, senza tuttavia ridurla a forme incongruenti.”

La collezione infatti si presta a sostituire arredi e complementi tradizionali, senza per questo rinunciare ad un suo uso tradizionale.

 

 

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