Un'altra DAD è possibile grazie al design. Il caso Medaarch raccontato dai suoi protagonisti - CTD
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Un’altra DAD è possibile grazie al design. Il caso Medaarch

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L’accademia mediterranea di architettura a Cava de’ Tirreni forma dal 2007 centinaia di professionisti del progetto. Da mesi nessuno sconforto, anzi la pandemia è diventata il pretesto per spingere più in là i confini dell’innovazione

Attiva dal 2007 come studio di progettazione e come accademia formativa, Medaarch è una società di consulenza, formazione, ricerca e progettazione specializzata nelle tecnologie di digital fabrication. Il 25 e il 26 gennaio, gli Open Day rivolti ad aspiranti professionisti del progetto (design, architettura, tecnologie digitali) saranno l’occasione per esplorare un metodo didattico che in questi mesi di emergenza sanitaria non soltanto non è entrato in crisi, ma è stato rielaborato volgendo in opportunità il rischio di impasse. In questo articolo, il cofondatore di Medaarch, Amleto Picerno Ceraso, racconta questo metodo e spiega come guardare con ottimismo alla didattica in remoto.

di Amleto Picerno Ceraso

Che sia DAD, formazione on line, corso digitale o come vogliamo chiamarla, la didattica in tempo di pandemia è cambiata radicalmente. Questo però non sarà un articolo nel quale troverete tutte le preoccupanti conseguenze che l’epidemia di Covid-19 ha prodotto nella scuola e nel mondo della formazione. È invece una riflessione che si interroga su quali eredità positive questo cambiamento forzato lascerà al nostro futuro una volta superata la fase d’emergenza. Lo faccio perché, ben cosciente dei disastri che un cambiamento del genere ha prodotto in studenti, docenti, professionisti e formatori, sono convinto che a un disastro ne può sempre seguire un secondo se dal primo non si è imparato nulla.

È possibile dunque trasformare la difficile esperienza della formazione a distanza di questi ultimi mesi in qualcosa di buono?

Noi ci abbiamo provato e di seguito vi racconto cosa abbiamo capito lavorando con la Medaarch.

Amleto Picerno Ceraso, cofondatore di Medaarch

Cominciamo dall’inizio. Medaarch non è solo la parola che abbiamo scelto come nome della nostra società, nata dalla crasi di Mediterranean Academy of Architecture, è piuttosto un atteggiamento e un manifesto nei confronti di un lavoro che è tra i più belli al mondo. Il lavoro di chi, da architetto, esperto in comunicazione, designer, ingegnere, biologo, programmatore, grafico, economista, tecnico vuole immaginare e rendere possibile un futuro migliore.

Proprio l’atteggiamento dichiarato nella parola Academy denota la forte vocazione verso la formazione. Sin dalla nostra nascita abbiamo cercato di portare avanti l’aspetto della crescita culturale ed emotiva come missione sociale oltre che come asset dell’attività aziendale arrivando a essere centro di formazione accreditato. Lo facciamo attraverso corsi dedicati a professionisti, aziende, studenti e docenti che usano le nuove tecnologie digitali e di fabbricazione per crescere e migliorare le proprie conoscenze.

Per questo, e come molti, abbiamo dovuto affrontare in questi mesi, e ancora lo stiamo facendo, il difficile ostacolo di continuare le nostre attività di formazione nella scuola e per i professionisti in una modalità che non prevede la presenza fisica. Ciò che abbiamo perso è chiaro a tutti, e ancor più preoccupante è ciò che queste perdite produrranno in futuro, sedimentando esperienze e frustrazioni che nel migliore dei casi hanno inciso in modo indelebile nella personalità di studenti e docenti. A questa considerazione si può però affiancare una visione utilitaristica e necessaria degli eventi che stiamo vivendo. Che ingegno ha aguzzato questa necessità? Quello che abbiamo capito cercando di continuare nelle nostre attività di formazione è il frutto di ore dedicate a riflettere su difficoltà e le possibili soluzioni.

Cominciamo con le cose più vistose. La didattica a distanza ha innanzitutto prodotto, volente o nolente, un impatto con la tecnologia. Studenti e docenti hanno dovuto confrontarsi con strumenti digitali. Ne abbiamo dovuto apprendere concetti, termini e unità di misure. Abbiamo capito a nostre spese i limiti e le potenzialità di una tecnologia fino ad ora relegata per lo più al gioco, all’intrattenimento, alla socializzazione e nel migliore dei casi all’informazione. Ne abbiamo perciò potuto sperimentare l’uso simulando ad esempio quello che avviene normalmente in una azienda che utilizza gli stessi strumenti avendo rapporti e clienti internazionali.

Abbiamo dovuto ricavare nuovi spazi e tempi all’interno delle nostre famiglie dovendo ospitare intere aule, docenti e studenti che sono entrati in casa nostra, chiarendoci il valore di quello che ci piace rendere pubblico e quello che è meglio tenere per noi. Per lo stesso motivo abbiamo contemporaneamente sperimentato una notevole propensione a invadere momenti, lasciati fino ad ora inviolati racchiusi tra le mura della scuola, capendo meglio l’importanza e la sacralità del rapporto docente-studente.

Abbiamo riflettuto sull’importanza di un movente emotivo all’interno del momento di formazione. La seduzione delle argomentazioni trattate, che dovrebbe supportare qualsiasi tipo di didattica, è la chiave che apre la porta dell’attenzione.

Abbiamo toccato con mano cosa significhi vivere in un Paese dove l’accesso all’informazione in alcune zone è negato, rallentato, alle volte osteggiato. Nello stesso momento abbiamo sperimentato i vantaggi e gli inganni di un immediato accesso a una infinita fonte di informazioni, una sorta di verifica, confronto e approfondimento in diretta rispetto a nozioni e concetti nuovi. Questa stessa possibilità ha portato alla luce cose un po’ più profonde, che ci hanno fatto riflettere tanto sull’importanza di un movente emotivo all’interno del momento di formazione. Infatti la seduzione delle argomentazioni trattate, che dovrebbe supportare qualsiasi tipo di didattica, è la chiave che apre la porta dell’attenzione.

La capacità di organizzare lezioni e trattare argomenti in maniera interessante, utile, che riverbera di vita, che mira al cuore e alla mente delle persone che ascoltano, è un elemento indispensabile sia per una DAD che per una didattica in presenza. Ci è sembrato più chiaro che la crescita emotiva è un momento di magia che si instaura tra due persone. Un silenzio che scaturisce in un sorriso appena accennato aperto su mondi nuovi ricchi di possibilità.

Abbiamo capito l’importanza del suono, del silenzio e della presenza, attraverso la loro privazione. Ci siamo ricordati che siamo fatti di corpo. “Questo è il nostro corpo, apertura al mondo, intenzionalità alle cose, risposta agli stimoli, elaborazione dei messaggi che ricevo” come ci dice Umberto Galimberti. Non siamo solo ospiti all’interno di un contenitore fatto di carne e ossa. Sono quelle ossa e quel sangue che ci danno la possibilità di esperire il mondo, di sentirlo, di imparare da esso. Il rapporto corpo – mondo è un rapporto di crescita e formazione.

Abbiamo cominciato a interrogaci su nuovi format didattici che amplificassero le possibilità dello strumento digitale e ne accentuassero gli aspetti positivi. Ne è venuta fuori, ad esempio, una formula didattica che usa i social come piattaforma di condivisione e scambio di contenuti.

Ci siamo ritrovati con il nostro corpo a non poter esperire il mondo intorno a noi, fatto di suoni, colori, materia, odori, limiti. La distanza infatti ci ha imposto di vivere un ambiente unico, indifferente alle nostre esigenze. Dormo, mangio, leggo, gioco, ascolto musica, mi annoio, tutto nello stesso ambiente. Ci è sembrato allora anche più chiaro ciò che diceva Maria Montessori “L’ambiente è maestro”. L’ambiente a cui si riferisce è il luogo fisico fatto per sperimentare il mondo, scovarne leggi, scriverne valori.  È il terreno di esperienza che permette al corpo e a noi di evolvere, cambiare, sperimentare punti di vista. L’impossibilità di condurre la didattica nei luoghi deputati ci ha fatto riscoprire il mondo come ambiente, come maestro. Come gli antichi greci sapevano bene, la dimensione tra conoscenza e esperienza del mondo è inscindibile.  Aneliamo così tanto il ritorno in classe che dimentichiamo molto spesso le condizioni in cui ci troveremmo a ritornare.

Il Centro per l’artigianato digitale di Cava de’ Tirreni gestito da Medaarch

Queste sono alcune riflessioni ed esperienze accumulate in questi mesi che ci hanno spinto a rivedere profondamente alcuni aspetti della formazione che erogavamo. Abbiamo cominciato a interrogaci su nuovi format didattici che amplificassero le possibilità dello strumento digitale e ne accentuassero gli aspetti positivi. Ne è venuta fuori, ad esempio, una formula didattica che usa i social come piattaforma di condivisione e scambio di contenuti. Un luogo virtuale, aperto a un ristretto gruppo di persone come per esempio una classe di un corso, che offre a tutti la possibilità di condivisione delle informazioni e dei commenti in un momento di revisione degli elaborati prodotti o in un momento di ricerca e acquisizione delle dati. Ci siamo chiesti se gli strumenti on line di co-progettazione che gratuitamente vengono offerti dalle maggiori aziende web potessero essere utilizzati come base per immaginare giochi di ruolo e testare dinamiche di lavoro e collaborazione che aiutassero gli studenti ad arrivare alla realizzazione di un obiettivo comune. Ne è nato anche qui un format di gioco-formazione che utilizziamo nelle fasi di ideazione di progetti, e che ci dà la possibilità di instaurare dinamiche tra componenti della classe che vengono facilitate dallo strumento digitale ma che lo travalicano creando rapporti cha vanno oltre esso e il tempo in cui viene utilizzato.

Abbiamo cominciato ad introdurre “momenti fisici” all’interno di corsi on line sia inviando oggetti e prototipi stampati e modellati dai nostri studenti direttamente a casa loro affinché potessero riavere un ritorno materico delle esperienze didattiche vissute. Lo abbiamo fatto anche sperimentando strutture didattiche che spingessero la nascita di modalità di ricerca autonome. Abbiamo introdotto infatti in alcuni dei nostri corsi dei moduli di sperimentazione del reale condotti fuori dall’orario del corso. Queste ore sono state spese dai partecipanti per la costruzione di metodologie di indagine e raccolta dati personali ed autonome. Sono serviti per costruire modelli e prototipi fisici. Macchine e plastici che interagivano con il mondo e con l’ambiente. Tutto poi è stato oggetto di confronto e discussione comune e condivisa.

Abbiamo deciso di rivedere i contenuti e i materiali dei nostri corsi spingendoli ad essere più puntuali, precisi, attraenti e in continua relazione con l’ambiente e con il mondo utilizzando quest’ultimo come laboratorio aperto dove sperimentare e allargare le attività di apprendimento e formazione. Ne è scaturita una visione allargata alla città, al territorio e al paese del concetto di scuola o Academy. Un modello laboratoriale in continua evoluzione dove le necessità e i problemi di tutta la mostra realtà vengono scovati, visti, analizzati e trattati come materiale didattico su cui studiare, sperimentare, testare soluzioni e possibilità. Una modalità che riporta gli studenti, le scuole e la formazione a giocare un ruolo attivo. Non più da spettatori che studiano fenomeni, ma da ricercatori che indagano il mondo per migliorarlo.

Abbiamo deciso di rivedere i contenuti e i materiali dei nostri corsi spingendoli ad essere più puntuali, precisi, attraenti e in continua relazione con l’ambiente e con il mondo utilizzando quest’ultimo come laboratorio aperto dove sperimentare e allargare le attività di apprendimento e formazione

Non è forse questo di cui abbiamo più bisogno adesso? Costruire una possibilità di riscatto per il nostro futuro dove i diretti interessati di questo stesso futuro siano parte in causa attiva e coinvolta. Riformare una buona volta un sistema dove studenti, giovani professionisti e tutto il mondo della formazione non è solo il destinatario passivo delle possibilità economiche messe a nostra disposizione per la ricostruzione post pandemica. È invece responsabilmente co-partecipe delle scelte e degli indirizzi per il futuro che inevitabilmente gli spetta. Se riusciamo ad imparare almeno questa lezione da tutto ciò che stiamo vivendo ci saremo assicurati una possibilità per un mondo migliore e più giusto.