Coolture

Dalla biblioteca senza libri alle riviste senza informazione

Breve considerazione inattuale sull’ultima opera di MVRDV a Tianjin Binhai

di Alberto Iacovoni*

La notizia è che hanno costruito una libreria dove i libri ci sono solo per finta, eppure nessuno o quasi lo scrive. Forse tra i vari media online qualcuno neanche se ne accorge. Ma così è: nella cinese Tianjin è stata recentemente inaugurata una biblioteca progettata dal celebre studio olandese MVRDV insieme al Tianjin Urban Planning and Design Institute , il cui cuore funzionale sembra essere un grande spazio scavato come una grotta all’interno dell’edificio, che funziona come atrio ma anche, apparentemente, come sala di lettura: lungo le sue pareti, dal pavimento al soffitto, scorrono infatti sinuosi lunghissimi ripiani per i libri che sembrano richiamare un paesaggio terrazzato, ed avvolgono un misterioso globo luminoso che contiene un auditorium.

Aldilà di ogni valutazione prettamente estetica, la prima domanda che sorge spontanea è come si farà a prendere un libro su uno scaffale collocato a dodici metri dal suolo. Cercando nella sequenza di splendide fotografie un dettaglio che suggerisca una scala o una passerella che renda possibile l’utilizzo dei ripiani che arrivano fino al soffitto sopra la sfera dell’auditorium, ecco che ci si accorge di strane ripetizioni nelle forme dei libri che li riempiono senza soluzione di continuità. È chiaro: quei libri, ad eccezione che nei primi ordini di scaffali, non ci sono veramente, e quello che vediamo sono solo le stampe dei loro dorsi che, per quanto sapientemente composti con Photoshop, non possono essere tutti diversi.

Troviamo una spiegazione a questo curioso inganno sul sito degli architetti che motivano la scelta con problemi sorti durante la costruzione:

“The tight construction schedule forced one essential part of the concept to be dropped: access to the upper bookshelves from rooms placed behind the atrium. This change was made locally and against MVRDV’s advice and rendered access to the upper shelves currently impossible. The full vision for the library may be realised in the future, but until then perforated aluminium plates printed to represent books on the upper shelves”. Ovvero: il rigido programma di costruzione ha costretto a lasciare cadere una parte essenziale del progetto, l’accesso agli scaffali superiori dalle stanze poste dietro l’atrio. Questo cambiamento è stato effettuato a livello locale e contro i consigli di MVRDV, così che l’accesso ai piani superiori è attualmente impossibile. La visione completa della biblioteca potrebbe essere realizzata in futuro, ma fino ad allora ci saranno lastre di alluminio perforate stampate al posto dei libri sugli scaffali superiori.

Questo incidente di percorso viene in realtà riportato nel corpo degli articoli di testate come Archdaily e Dezeen (ma non nella nostra titolatissima Domusweb). Alcuni come The Architects Newspaper ci aiutano a capire che anche quei libri che vediamo nelle foto sono solo dei figuranti per la comunicazione che presto torneranno nella vera sala di lettura – che non ci è dato di vedere, chissà perché.

Eppure per chi come me si è formato nel secolo scorso e ancora crede che una forma debba avere una qualche ragione ed essere portatrice di un briciolo di verità, una biblioteca con i libri per finta è il segnale di un grande cambiamento. Qualcosa di cui le riviste avrebbero dovuto discutere animatamente, come un nodo fondamentale sul senso dell’architettura. Forse il segnale di un mondo dove non c’è più bisogno di biblioteche con i libri di carta, di mercati con prodotti da portarsi a casa e di musei con le opere. E invece la questione, evidentemente inattuale come i pensieri di chi scrive, viene relegata ad un minore incidente di percorso e non diventa un titolo o l’incipit di un ragionamento in questi mezzi di informazione che non si fanno le domande più elementari su quello che pubblicano. Anche loro, purtroppo, di questo passo sempre più inutili.

*ma0 studio d’architettura

 

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