Dall'incanto della resina al banano tessile, il Fuorisalone della ricerca - CTD
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Paolo Casicci

12 aprile 2019

Dall’incanto della resina al banano tessile, il Fuorisalone della ricerca

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Da Alcova a Ventura, un itinerario per chi apprezza la progettazione sostenibile e con gli scarti

Le premesse di questo Fuorisalone facevano pensare a un’edizione molto improntata alla ricerca, tra design per l’economia circolare e installazioni ispirate dall’intelligenza artificiale. Nell’attesa di far decantare le mille suggestioni di questi quattro giorni, ecco un elenco di nomi e location per chi vuol valutare da sé alcuni dei progetti che promettevano dall’inizio di portare l’innovazione alla settimana milanese.

Negli spazi di Alcova in via Popoli Uniti c’è Bananatex, che è allo stesso tempo un tessuto sperimentale diventato realtà industriale e una linea di borse. L’azienda svizzera Qwestion ha lanciato una collezione realizzata con questo tessuto realizzato lavorando foglie di banano. Le fibre vegetali sono completamente biodegradabili e possono sostituire la plastica. Il banano non viene trattato con sostanze chimiche ed è una pianta autosufficiente, che garantisce peraltro il rimboschimento delle aree erose dalle piantagioni di palme. L’installazione consiste in uno spazio all’aperto riempito di banani con la descrizione della filiera produttiva di Bananatex che parte dalla coltivazione delle piante, dall’estrazione della fibra e dalla fabbricazione del tessuto sotto forma di carta (nella Filippine) e arriva alla fabbricazione (in Cina) delle borse, passando per una serie di fasi intermedie come l’intrecciatura (a Taiwan).

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Bananatex, l’installazione sul tessuto sostenibile della svizzera Qwestion

Ad Alcova in via Popoli Uniti trova spazio anche Hacker, il progetto di Manuel Coltri e DWA Design Studio a cura di Paolo de Vivo. Non è certo la prima collezione di oggetti in marmo (vasi, in questo caso) nata riutilizzando scarti di produzione, ma di certo è originale e dalla buona resa estetica. Affidandosi all’esperienza e all’abilità di Manuel Coltri e partendo dalle proprietà fisiche del marmo, i designer di DWA hanno cercato di “hackerare” la lavorazione classica, per espanderne le possibilità agendo su scarti e lastre altrimenti inutilizzate. Le lastre vengono combinate, tagliate, ri-composte e ri-sezionate in un processo che potrebbe durare all’infinito, fino a ottenere schemi a scacchiera, strisce, quadrati, minutissimi pixel, grafica segnaletica. Il risultato è una serie che fonde ricerca tecnologica e manuale, rimandi alla Secessione viennese, alla Pop Art e alla Digital Art.

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I vasi di Hacker, progetto di Manuel Coltri e Dwa Design Studio

Sempre ad Alcova, ma nella location post industriale Sassetti in zona Isola, Christophe Machet presenta The Pipeline Project: una macchina studiata per recuperare i grandi tubi in Pvc di uso industriale trasforma in mobili il materiale di scarto. Oggetti a basso impatto ambientale e a basso costo, peraltro resistenti nel tempo.

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The Pipeline Project, di Cristophe Machet, Alcova Sassetti

A Ventura Future, a Base in zona Tortona, Nicolò Garbati porta Wireless Charging Pad, un caricatore universale a induzione per smartphone, semplice nella forma e nell’utilizzo. Il Pad è un disco dalla forma ricavata scavando manualmente un massello di marmo. Al centro, un led o una microincisione segnano il punto in cui appoggiare lo smartphone per caricarlo. La tecnologia è pensata per essere applicata ad arredi e superfici in pietra o marmo, sia all’interno di abitazioni private che di spazi pubblici, come tavoli di bar e ristoranti. Accando al Pad, Garbati presenta La Sensibile, una lampada a ricarica wireless, e Interactris, in pratica una versione del gioco tris nata per veicolare la tecnologia wireless: le tradizionali tessere del gioco, circolari o a croce, si accendono una volta posate sui loro alloggi.

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Il Pad di Nicolò Garbati per la ricarica wireless

Sempre a Ventura Future, il brand Wandschappen presenta Soundscape in collaborazione con Kvadrat: grandi pannelli di feltro dalle forme astratte o configurabili come finte finestre ricoprono le superfici della casa per creare mondi ovattati estranei ai rumori della città.

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I pannelli Soundscape di Wandshappen e Kvadrat

Anche a Ventura Centrale, nel distretto con le installazioni più instagrammabili, c’è spazio per allestimenti ispirati alla ricerca. Glow/Grow è la mostra dei giapponesi Takt Project dove un filo di resina fotosensibile si indurisce esposta alla luce. L’installazione è stata solidificata da un raggio Led per coltivare le stalagmiti di resina e farle crescere.

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La resina dell’installazione dei giapponesi di Takt a Ventura Centrale

Un’altra azienda giapponese, AGC, con Emergence of Form mostra che cosa succede forzando i materiali fino ai loro limiti fisici. Piegando il vetro fin quasi al suo punto di rottura, viene disegnata la sequenza della formazione di una bolla d’aria. Ai lati delle bolle, piastrelle in ceramica su stampa 3D sono lavorate per simulare l’effetto di increspatura delle onde del mare.

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AGC, Emergence of forms, a Ventura Centrale. Photo Claudio Grassi