Davide Aquini: quando cerchi il designer e trovi lo studioso d'arte - CTD
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Paolo Casicci

5 maggio 2019

Cerchi il designer e trovi lo studioso d’arte. Davide Aquini tra mosaico e mosaici

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Che cosa succede quando un creativo sui social network non racconta il proprio lavoro ma una passione? La prima puntata di un’indagine sulla comunicazione inconsapevole (ma fino a che punto?) dei nostri progettisti

Cerchi il designer e trovi lo studioso d’arte e d’archeologia. Vasto e spesso insondato è l’universo dei creativi, eppure tra i tanti modi possibili per decifrare stile, ispirazione e poetica i social network sono quello più democratico e accessibile. Uno strumento di comunicazione ancora più interessante quando è, o almeno appare, inconsapevole. Quando, cioè, con un post non si racconta il proprio lavoro di creativo, ma si finisce comunque con l’aprire uno squarcio su passioni, interessi e quotidianità varia.

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Testi di arte antica e materiali di lavoro sulla scrivania di Davide Aquini

Iniziamo questa serie dedicata alla comunicazione inconsapevole (ma fino a che punto, poi?) dei designer con Davide Aquini, veneziano, classe 1982, partito dalla grafica e diventato interprete con il suo marchio ADG Design di quel filone che unisce design e alta manifattura, contemporaneità e tradizione. Davide insegna allo IED di Venezia e studia Beni culturali e archeologia. Una passione di ritorno, quella per il mondo classico, che è diventata quasi un’ossessione nella sua pagina personale su Facebook.

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TuttoSesto

Partiamo da una considerazione: una pagina Facebook, ancorché personale, non è mai “chiusa”, nel senso che finisce sempre e comunque per produrre senso. E a maggior ragione produce senso e chiavi interpretative se si tratta della pagina di un designer, di un creativo. Tu, in pratica, sei un designer di prodotto che attraverso Facebook produce senso senza mettere in prima linea il proprio lavoro, ma i propri riferimenti e le proprie passioni legate all’arte. Ti ritrovi in questa descrizione?

“Il prodotto finito e presentato è solo l’ultima manifestazione di un processo molto lungo, la fase iniziale della progettazione, che spesso è ampia e in un certo senso ‘svincolata’ dal prodotto oggetto della ricerca, è la più intrigante e stimolante. Proprio per questo motivo, alcuni anni fa, ho deciso di riprendere l’università per approfondire l’arte, soprattutto antica, e l’archeologia, due materie di studio che sono in realtà molto vicine e affini al design, soprattutto quello legato all’artigianato. Moltissime tecniche sono sostanzialmente le stesse di migliaia di anni fa, e tentare di comprendere le dinamiche della cultura materiale del passato è un’analisi propedeutica alla progettazione dei prodotti del presente (e forse del futuro?). Nell’ultimo anno mi sono abbandonato in modo preponderante a quest’attività di approfondimento, spesso condividendo attraverso i canali social le opere che più sono significative (nella mia visione), portatrici di una narrazione che colpisce anche il contemporaneo e, in ultima analisi, potenzialmente utili per la progettazione. Progettazione che ancora è ferma alla fase di studio, ma che presto vedrà la sua elaborazione in un prodotto”.

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Novecento, lampade da tavolo a Led

A me ha incuriosito questo doppio registro: informazioni ufficiali sulla pagina ADG Design e un racconto assolutamente personale – come per alcuni è normale, ma per altri no – sul tuo profilo. Quello che colpisce è che il tuo design nella tua pagina personale praticamente non c’è, ma ci sono arte e archeologia. E in determinati momenti diventano quasi delle ossessioni, come per esempio in periodo di esami. Quindi innanzitutto ti chiedo se tutto questo è voluto o se è nato casualmente e poi hai deciso di continuare su questa strada. 

“In realtà è nato casualmente, la frequenza di messa a punto di un prodotto (almeno nel mio caso) è molto inferiore rispetto a quella della scoperta di opere e luoghi dell’arte e dell’archeologia. Mi riservo quindi di condividere a breve i nuovi progetti, non appena saranno ultimati e fotografati. Mi piacerebbe comunque continuare sostanzialmente su questa strada già tracciata, dopotutto progettare è sempre più narrare”.

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Dark Ages, in lapis specularis, materiale usato nell’antica Roma

Quando posti un’immagine d’arte o archeologia o riposti un contenuto che arriva da altri, è perché lo hai cercato o perché te lo propone Facebook?

“Moltissime volte le immagini che posto sono fotografie fatte da me live dal posto che sto visitando, altre volte invece sono frutto delle ricerche che sto facendo per un progetto o un esame. Mi colpiscono in particolare le lavorazioni artigianali, come ad esempio le tecniche fenicie di lavorazione dell’avorio, o le narrazioni dipinte legate alle metamorfosi o al mito classico”.

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The Macarons, lampade da tavolo in legno

Il post del 30 dicembre 2018 “Morte e guerra a confronto: 1446?, autore ignoto, Il trionfo della morte 1894, Henri Rousseau, La guerra 1937, Pablo Picasso, Guernica”. Come sei arrivato a postarlo? che cosa succede a un certo punto nella giornata di un designer che lo spinge a pubblicare un contenuto come questo?

“Ho condiviso questo confronto per la riproposizione nell’arte di una simile iconografia legata alla morte e alla guerra. In cinquecento anni cambiano gli stili, la sensibilità, i colori, le tecniche, ma il tema di base è tutto sommato molto vicino: caos, ineluttabilità, disperazione e, incredibilmente, la figura del cavallo, che torna in tutte queste opere. Ovviamente non è possibile guardare a questi capolavori senza pensare al nostro presente. Ancora una volta quindi la situazione contemporanea si specchia in quella passata”.

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Marbled, pezzo con il cuscino in finto marmo che è in realtà fatto in poliuretano

Quanta consapevolezza c’è nei designer che tutto quello che postano potrà essere usato… contro di loro?

“Nessuna, temo, almeno nel mio caso! Quello che posto sono contenuti sensibili, da intendere come espressioni che dimostrano una sensibilità e che lasciano trasparire non solo i miei gusti, ma anche le posizioni politiche”.

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Byzantine Collection, evidente l’ispirazione all’arte del mosaico per questa collezione di sideboard in legno e metallo

Scorrere la tua bacheca è un po’ come trovare in filigrana il racconto della tua ispirazione. Quanto dell’arte, dell’archeologia che posti finisce o è finito nel tuo design in maniera più diretta e quanto invece è un background? 

“La ricerca è sempre e doverosamente molto più ampia di quella strettamente necessaria alla progettazione. Come aggravante, ho il problema che mi lascio affascinare e quindi mi perdo e divago al punto che è difficile riconoscere ciò che mi è realmente servito. Mi piace pensare che questo calderone di riferimenti produca qualcosa di autonomo in virtù proprio dell’ampiezza delle ispirazioni”.

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Archetipo, il vaso portafortuna

Quanto incide, se incide, su questa passione il fatto di non avere compiuto studi classici?

“Eh… mi hai colto proprio su un dubbio di questi giorni. Sono decisamente contento dei miei studi nel campo della progettazione, ma da un lato mi spiace tantissimo, ad esempio, non riuscire a leggere direttamente le fonti in greco antico e, parzialmente, in latino. Moltissime interpretazioni e significati, anche connesse all’arte visuale, partono da considerazioni legate ai testi, e sarebbe bellissimo riuscire ad avere una propria lettura diretta e non mediata da traduzioni”.

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The Fragiles, diffusori di luce in cemento e stucco

Il post dedicato a Sara Ricciardi con una foto scattata al Palazzo Te di Mantova e che ritrae Giunone e il carro trainato da pavoni, con Sara che poi ti risponde, è divertente perché in poche righe social si consuma un pezzo di storytelling di due talenti. Hai detto di partire dai dettagli per arrivare a un progetto. Chissà quanti dettagli di arte, affreschi, marmi, vasi… hanno poi dato origini a tuoi pezzi.  

“In realtà quasi tutti, devo ammettere. Il progetto più esplicitamente legato all’antico è Dark Ages con l’utilizzo del lapis specularis, un materiale di epoca romana. Molto interessante è stato il vaso porta profumo per The Merchant of Venice, la cui ispirazione è nata osservando i mosaici della basilica di Murano”.

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La lampada Gran Turismo

Munari – hai detto – ti ha dato l’illuminazione che ti ha portato a pensare in tre dimensioni anziché nelle due della grafica, che è il tuo lavoro di tutti i giorni. E forse proprio Munari lega nel tuo percorso arte e design. L’interesse per l’arte e l’archeologia è un modo per continuare a coltivare riferimenti a tre dimensioni? 

“Munari è stato il mio primo amore. Ma come potrebbe essere altrimenti? L’archeologia in realtà è un modo per continuare ad avere riferimenti a quattro dimensioni, quella temporale è fondamentale infatti tanto quelle legate allo spazio e permette di seguire lo sviluppo tanto delle forme che delle decorazioni, delle tecniche e delle forme di utilizzo”.

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Opus Collection, lampade in alabastro

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Alabastro

In genere, che rapporto credi ci sia tra design e arte?

“Domanda complicatissima, e difficilmente si riesce a dire qualcosa di più rispetto a Munari. Probabilmente una distinzione maggiormente netta era ravvisabile qualche decennio fa, ma mi permetto di osservare che la tendenza verso il futuro sembra quella di sfumare molto questo confine, con il risultato di fare emergere in modo sempre più preponderante e allargato un mondo intermedio (e fecondissimo): quello del design a tiratura limitata legato alle tradizioni artistiche. E questo settore deve necessariamente vedere l’Italia, e spero tutto il Mediterraneo, i protagonisti”.

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Flore Collection, vassoi in mosaico di Ursula Corsi, Pietrasanta