Dall'interior chic al coworking solidale, tutto il design che sta cambiando Palermo - CTD
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Barbara Marcotulli

1 settembre 2019

Dall’interior chic al coworking solidale, il design che sta cambiando Palermo

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Le facce e le storie che stanno cucendo addosso una nuova adolescenza al capoluogo siciliano

La Sicilia è un posto grande. Anche Palermo è un posto grande. È più grande di un sacco di altri posti e c’è di più a Palermo di quello che gli gira intorno. Quindi, scegliendo la Sicilia, ho deciso di voltare le spalle al mare, alle spiagge e a Montalbano e mi sono diretta verso la città. Del resto, se puoi entrare dall’ingresso principale perché servirti della porta di servizio?

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Piazzetta Sant’Anna

Palermo è come Napoli, Roma, Atene: qui e lì è ferita. Ogni tanto, bisogna grattarla piano in superficie, e dove brucia ancora darle un bacino, mentre la si culla piano sussurrandole dolcezze nell’orecchio, e si scarta un cerotto.

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Street Art a Palermo

Alle città, come alle persone, bisogna volergli bene.

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Sono atterrata a Palermo dopo tre anni di nostalgia, aspettandomi di trovare una città frenetica, potenzialmente travolgente, lanciata da Manifesta 12 come il proiettile di una catapulta. E anche una città in qualche modo simile alla mia, in cui il traffico è vagamente pericoloso, i venditori ambulanti occupano le strade e orientarsi richiede uno sforzo. Non è esattamente quello che ho trovato.

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C’era tutto, intendiamoci; sulle prime, l’ho trovata persino “peggiorata” – i bei palazzi più consumati, il basolato di certi marciapiedi più sconnesso, i rifiuti più abbandonati, certi personaggi più scostumati. Ma tutto quello che cambia, peggiora un po’ all’inizio. Me lo ha ricordato un amico (grazie Antonio): è la muta.

Non sto a scomodare bruchi, serpenti e il libro di scienze delle medie, quello è: Palermo sta cambiando, e non sono certo un paio di brufoli a guastare questa sua nuova, favolosa adolescenza.

Palermo è un po’ difficile e molto facile. È rilassata, piena piena di palme (io davvero non so come si possa non amare le palme), vino e cibo sono deliziosi e a buon mercato. A Palermo la storia ti entra dentro come un cazzotto mentre la sua architettura ti inghiotte e poi ti sputa via lontano, a cercarne l’eredità sui muri tappezzati di street art.

Palermo è di pieni e vuoti, solo che i vuoti non si vedono. È una città che ti viene addosso, e mentre pensi che forse dovresti scansarti, lei, invece, ti attraversa: è li che capisci che il vuoto sei tu ed è su quello che bisogna lavorare. Ci sono un mucchio di cose da vedere e da fare a Palermo, e altrettante guide piene di liste e suggerimenti; le potete consultare da soli. Io ho la pretesa di raccontarvi alcune delle persone che le stanno cucendo addosso una nuova pelle; quelle che lavorano su di sé e con altre e che lo stanno facendo a colpi di design.

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Giovanni Zinna – e i suoi cofounder – per Moltivolti

Un ristorante siculo-etnico (che poi cosa non è già etnico in Sicilia, meraviglioso ricettario fusion ante litteram); un coworking dedicato al terzo settore; un modello di collaborazione che supporta e sistematizza attività sociali e opportunità di crescita: tutto a Ballarò – quartiere laboratorio di società moderna all’interno del quale vivono quindici diverse comunità e si parlano ben venticinque lingue. Moltivolti ha nel ristorante l’anima profit e nel coworking quella sociale. Fonderle insieme è la vera innovazione che fa parlare attività, culture e persone proprio grazie alla diversità. Cibo e lavoro condivisi, a Moltivolti creano le basi per progetti di rigenerazione, integrazione, educazione, sviluppo. Moltivolti è anche una delle associazioni fondatrici di Mediterrranea Saving Humans.

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Moltivolti, ristorante e coworking sociale

Tutti i “pusher”, per PUSH

PUSH è un laboratorio di design. Design dei servizi. Niente sedie né oggetti di uso quotidiano: il suo team col design ci trasforma le città, migliorando l’esperienza dei cittadini – residenti o temporanei che siano – che le vivono. Ricerca applicata, progettazione partecipata, accelerazione di idee, definizione di nuovi business model in cui convergono innovazione e sostenibilità: questo fanno in PUSH. Lo fanno cosi bene che è proprio Palermo a guidare un importante progetto per la mobilità sostenibile – MUV – proprio ideato da PUSH e che coinvolge Amsterdam, Barcellona, Fundao, Ghent, Helsinki. Palermo guida, Palermo indirizza. Palermo, sempre grazie a loro, è partner di World Urban Campaign, UN Global Compact e del network Code for Europe. Ed è sempre “colpa” di PUSH se è a Palermo che si terrà a novembre lo Urban Thinker Campus, la “scuola” per innovare le città promossa dalle Nazioni Unite; il tema, ça va sans dire, la mobilità nella sua accezione più piena. In PUSH si lavora su tante cose, difficile trasferire l’energia – enorme – di tutte. Seguiteli qui.

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PUSH

Chi li ha voluti (e sono tanti), per i Cantieri Culturali alla Zisa

“Una delle aree urbane a più alta concentrazione di biodiversità culturale e maggiore intensità di spinte innovative”. Cinquantacinquemila mq di capannoni industriali riconvertiti alla produzione culturale, in cui convivono e cooperano oltre venti tra realtà pubbliche e private, tra le quali l’Institut Français, il Goethe Institut, la Comunità Ellenica Siciliana, il Verein Palermo-Düsseldorf, l’Accademia di Belle Arti di Palermo, l’Istituto Gramsci Siciliano, il laboratorio di scenotecnica del Teatro Biondo Stabile di Palermo, il Teatro Ditirammu, il Centro Sperimentale di cinematografia, il Centro Internazionale di Fotografia, una sala cinema, uno spazio espositivo e molto altro ancora. APRIAMO fu lo slogan del movimento di attivismo civico che nel 2011 diede inizio a tutto: artisti e intellettuali – palermitani e non – si confrontarono con la cittadinanza e organizzazioni culturali locali per definire l’identità dei Cantieri.

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Cantieri Culturali alla Zisa

Letizia Battaglia (che fu tra quegli attivisti), per il Centro Internazionale di Fotografia (che, infatti, è alla Zisa)

Perché lei? Perché darle uno spazio? “Si pensava che cercassi uno spazio per mettere in mostra le mie foto, ma qui non ne vedrete neanche una. L’ambizione è molto più alta. Io voglio veder crescere gli altri, voglio scoprire talenti e coltivarli. E quindi quello che vedrete non saranno le mie foto ma, vicino la porta del mio studio, un neon rosso realizzato da Riccardo Gueci: picchì idda?”.
[Perché è meravigliosa e se vi trovate a passar li e la riconoscete – ora ha i capelli rosa, individuarla non è difficile – lei vi accoglie come foste di famiglia].

Mauro Filippi, Marco Mondino e Luisa Tuttolomondo per “Street Art in Sicilia – Guida ai luoghi e alle opere”

La bibbia, praticamente, dei muri parlanti di Palermo e dell’isola intera. Usatelo come una guida, insieme all’app di Bepart – the Public Imagination Movement – grazie alla quale è possibile scoprire gli itinerari d’arte urbana in Augmented Reality prodotti per MAUA – Museo di Arte Urbana Aumentata. Credo poche città consumino vernici come Palermo. Nella mia personalissima (e, per questo, assolutamente insignificante) esperienza, dopo il Perù – probabilmente “world’s no. 1 consumer of paint” – Palermo segue a ruota. E se lì quei muri funzionano anche, banalmente, per comunicare i fondamentali con comunità marginalizzate – si tratta spesso di messaggi pubblicitari, elettorali, segnaletica prima che attivazione di effettivo dialogo – a Palermo le conversazioni sono sempre “ a due vie” e viaggiano a volume altissimo. “Parlare con i muri”, in Sicilia, ha senso.

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Street Art in Sicilia, di Mauro Filippi, Marco Mondino e Luisa Tuttolomondo. Editore Dario Flaccovio

I Sansoni, per i loro webmetraggi

Due fratelli palermitani nati artisticamente il Primo maggio del 2015. Ironici, satirici, leggeri e dritti al punto, si servono del web e del loro talento per trasmettere e amplificare significati e messaggi a contenuto sociale. Li trovate tutti sul loro canale YouTube.

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I Sansoni

Di quelle persone di cui parlavo poco prima, alcune avevano iniziato a guardare a Palermo con gli occhi del design già diverso tempo fa e hanno lasciato le loro risposte in giro, come tappe di una caccia al tesoro. Qualcun altro, invece, ha iniziato praticamente ieri ma chi sono io per non incoraggiarlo? Quindi, personalmente, ringrazio pure questa assortita ensemble:

Carlo Scarpa, per Palazzo Abatellis

Uno degli interventi più significativi nella moderna concezione del restauro architettonico in Italia è del 1953: nella dimora Abatellis, nel cuore della Kalsa – oggi Galleria Regionale per l’Arte Medioevale – Scarpa concepì un progetto di allestimento definito da Gropius “un capolavoro. La miglior ambientazione di museo che mi sia mai capitato di incontrare in tutta la vita”. Di recente ci han rimesso un po’ le mani; qualcosa si è perso, qualcosa di stupefacente si è aggiunto. Consigliatissimo.

P.S. Se volete gustarvi l’esterno dalla finestra, nel meraviglioso e decadente palazzo di fronte c’è un Airbnb.

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Palazzo Abatellis, allestimento di Carlo Scarpa

BBPR, per La Milanese

Un trio del del razionalismo italiano (Gian Luigi Banfi, Lodovico Barbiano di Belgiojoso, Enrico Peressutti e Ernest Nathan Rogers), un palazzo stretto tra Piazzetta di Santo Spirito e Porta Felice. È del 1974, quando cucire antico e moderno spaventava meno di ora. Si chiama in realtà Palazzo Amoroso ma quando i palermitani notarono l’assenza di balconi e le finestre piccole, “minuscole, tipo quelle che si vedono a Milano”, decisero di ribattezzarlo. Al terzo piano, uno degli appartamenti è in affitto su Airbnb.

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Il palazzo La Milanese, 1974

Italo Rota, per il Lungomare Foro Italico

Secondo me, Rota deve aver pensato a chi voleva godersi il tramonto. O forse no, ma gli sono grata comunque perché il tramonto visto da lì ha proprio senso. Principesse (birilli-dissuasori) colorati, sedute e cuscini in ceramica, un prato verdissimo che si estende per un km e mezzo. La Kalsa alle spalle, il mare di fronte. Traghetti che manovrano, vite che arrivano, spose in posa, venditori di palloncini, jogger, brezza frescolina. Un progetto light che il Comune assegnò sotto soglia, con un modello che sarebbe stato facile replicare anche in altre città; e chissà se poi da qualche parte è accaduto.

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Il lungomare al Foro Italico, progetto di Italo Rota

Carine Vanni Mantegna, per Palazzo Valguarnera Gangi

Leggete il labiale: scena del ballo del Gattopardo. Toglie il fiato. Si visita soltanto su prenotazione. Non è sempre possibile ma potreste decidere di incatenarvi al portone finché non accettano di farvi entrare e nessuno vi biasimerebbe. Forse dovreste davvero, non fosse che per dimostrare alla principessa che ne ha cura che i suoi sforzi meritano piena riconoscenza.

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Palazzo Valguarnera Gangi

I fratelli Gullo, per l’omonima merceria

La risposta palermitana alla fast fashion. Da Gullo Filati si trova tutto quello che serve per cucire, ricamare, tricottare, decorare, ripensare. Knitting cafè in piazza, workshop, storia del costume tra un caffè e un dolce e una trasferta milanese a ricordare ai grandi della moda che anche la loro haute couture è nata (e vive, ancora) di attimi e passioni cosi.

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La merceria Gullo Filati

Luca Lo Dico e Viviana Lombardo, per Sobremesa

Un ristorante aperto solo da qualche mese e già nel cuore di molti, di sicuro nel mio: come non stimare chi dedica un locale a quel lasso di tempo magico in cui a fine pasto si resta seduti a chiacchierare (sobremesa, appunto)? In breve, Palermo. Però contemporanea, con il progetto di Studio Didea. Vi piacerà.

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Sobremesa, architettura e design studio Didea

Manfredi e Tommaso Rizzuto Saeli, per Susafa.

Susafa è una visione lucida e coraggiosa. E’ una tenuta e un resort magnifici, dalla luce incredibile e dai confini morbidi, spalmati lì dove le Madonie si addolciscono. Il territorio è quello di Polizzi Generosa, che con questa terra e questo progetto lo è stata davvero: per scelta precisa di Manfredi e Tommaso, tutto lo staff è rigorosamente locale e risiede nei dintorni. Per niente facile, intendiamoci: la destinazione era turisticamente immatura e mancavano una cultura strutturata dell’accoglienza; non c’era molto sul quale fare affidamento. E però non hanno mai pensato a Susafa soltanto come a un loro progetto esclusivo: Susafa è la sua storia e il suo paesaggio e le sue radici e se quelle sono lì, è li che devono continuare ad allungarsi e a nutrire tutto quello che possono raggiungere. E cosi il personale è stato formato, affiancato, supportato, ed è fiorito: le camere ora sono diciotto, gli ospiti arrivano da ogni parte del mondo e vorrebbero non andarsene, la destinazione tutta – rispettata, motivata, apprezzata – cresce, e qualcuno di loro ora è persino pronto a spiccare il salto e provarsi altrove. I cerchi della vita, quelli belli.

P.S. Bisogna uscire da Palermo, guidando per circa un’oretta. Palermo è un concetto esteso.

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Manfredi e Tommaso Rizzuto Saeli della masseria Susafa

Il Comune di Palermo, per Free Centro Storico

Navette gratuite che partono da Porta Felice alla Kalsa, passano per la Cattedrale e per Via Cavour toccando moltissimi punti di interesse turistico e culturale. Super utili ai turisti, molto utilizzate anche dai palermitani che vivono nel centro storico – attualmente in test pedonalizzazione (riuscitissima, si direbbe!). Partono, teoricamente, ogni 11 minuti ma il tempo siciliano scorre diversamente, quindi siate pronti a correre per potervi salire o a farvela a piedi se l’aveste persa. Siate pure pronti a maledire il fatto che tutti le chiamino cosi ma sulle paline non siano indicate con questo nome – il che però vi permetterà di iniziare favolose e favolosamente surreali conversazioni con chi troverete alla fermata.

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La mappa della navette di Free

Suca, o 800A, per il senso di liberazione

Poche espressioni volgari rendono in modo cosi immediato lo stato d’animo che si intende esprimere e qualificano in modo altrettanto immediato la richiesta o il comportamento che ne hanno motivato l’uso. C’è della perfezione. Ad ogni modo, se vi sembrasse un po’ forte, potrete optare per la versione mascherata: 800A. Il design dell’imprecazione.

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Max Ferrigno, un “Suca” in versione emendata