Il design del giocattolo spiegato agli adulti | CieloTerraDesign
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Il design del giocattolo spiegato agli adulti

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Luca Fois: il mio master per rimettere al centro il bambino 

Un corso di alta formazione in Design del giocattolo, per contribuire a una cultura del design dell’infanzia ancora poco diffusa in Italia. Ne parliamo con Luca Fois, ideatore del corso al Politecnico di Milano.

Da dove nasce l’idea del corso e per iniziativa di chi?

“Nel 2004 all’interno del progetto Zona Tortona ho iniziato a occuparmi di kids design e nei primi tre anni ho organizzato uno spazio dedicato a laboratori per bambini sul tema dello spazio e dei mobili, tema trasversale della settimana del design milanese. Per qualche anno questo format, aperto ai bambini e ai genitori, ha avuto un successo di pubblico notevole, ma non altrettanto tra le aziende del settore arredo e tanto meno del giocattolo”.

 

Come mai?

“La situazione era paradossale e lo è tuttora: di fronte a una domanda crescente del consumatore-genitore di spazi, arredi e giocattoli di qualità contemporanea, il sistema produttivo rispondeva con la ripetizione di prodotti tradizionali. Questo accadeva sia nel toys che nel furniture. E il mondo del design, salvo rare eccezioni, non era particolarmente attento. Nel 2010 a G come Giocare presentammo La Casa per Giocare, un modello di casa aperta al gioco per bambini e adulti. Per qualche anno questo evento ci ha permesso di conoscere da vicino il cliente adulto e l’utente bambino rilevando la grande contraddizione di ogni prodotto e servizio per bambini. Il prodotto o il servizio lo usa il bambino ma lo compra un adulto”.

 

È da qui che avete pensato fosse arrivato il momento di rivoluzionare il mondo del giocattolo?

“Da queste esperienze sul campo abbiamo coniato il neologismo kidnascimento, ovvero il movimento culturale da promuovere nelle filiere dedicate ai bambini che pone al centro della ricerca il bambino-utente e, solo successivamente, l’adulto-compratore. In fondo non si tratta che applicare e declinare con il design di prodotto e di servizio la carta dei diritti dell’infanzia dell’Onu, che definisce il bambino come persona con propri autonomi diritti”.

 

Quando è nato il primo workshop sul Kids Design?

“Nel 2012. L’anno successivo abbiamo creato il primo corso di alta formazione sul Toys Design, in collaborazione con Assogiocattoli e Camera di Commercio di Milano. In seguito il corso è diventato internazionale e abbiamo allargato il campo di analisi e studio al Kids & Toys Design”.

 

Come sono strutturati i corsi e qual è il focus principale?

“Più di 17 competenze costituiscono la didattica frontale ora completamente in advanced e-learning. Diverse interviste e case history in costante aggiornamento e due workshop ‘fisici’, dedicati a reali brief aziendali, completano il nostro corso. Alla fine del corso i toy designers così formati vengono iscritti nella toys designer list di Assogiocattoli a disposizione delle aziende. Iniziative ed eventi vari durante l’anno costituiscono appuntamenti e segnalazioni utili ai toy designer nella loro professione e mantengono unito il nostro network”.

 

Bruno Munari progettava pensando al bambino e al suo mondo. Quanto è servita al design italiano la sua lezione?

“Grande e indimenticabile maestro, Munari, che propriamente metteva il bambino al centro come soggetto e con esso e per esso costruiva esperienze ludiche che ne favorivano la creatività e la possibilità di esprimersi. La sua influenza, se da un lato è stata ed è molto forte e importante – e lo vediamo in molti laboratori e in molti lavori di giovani studenti – non si è fatta sentire tanto nella filiera produttiva. Ripeto: il marketing è il driver principale nelle aziende rivolte ai kids. Il kids kesign deve ancora farsi strada, in Italia e nel mondo”.

Come si fa innovazione con un corso in Design for kids and toys?

Il corso è in continua evoluzione nei contenuti, nelle competenze e nelle modalità d’insegnamento, molto impostato sulla maieutica, ovvero il metodo che mira a far esprimere lo studente, offrendo scenari e prassi per avere visioni e trasformarle in progetti realizzabili, invece che a fornire ‘soluzioni’ teoriche, né tanto meno accademiche”.

 

Quali sono gli sbocchi professionali per gli studenti?

“Gli sbocchi sono molti, dal toys design alla comunicazione fino alla creazione di laboratori, dalla consulenza, alla nascita di start up – ne seguiamo diverse e interessanti – dall’interior design all’outdoor design for kids, dal fashion design al food design specializzato. Non ci sono corsi analoghi a livello internazionale. Ce ne sono alcuni specifici sul prodotto giocattolo, ma nessuno come il nostro che affronta il tema del prodotto e del servizio per bambini, come Sistema Servizio Prodotto, in tutti i suoi aspetti materiali e immateriali”.

 

Un bel paradosso che oggi si parli di gamification ma che l’attenzione al design per bambini da parte dell’industria non sia altissima…

“Ciò che si chiama gamification, ovvero l’introduzione delle caratteristiche e dinamiche dei giochi nelle attività adulte, è in grande crescita di attenzione e applicazione a svariate situazioni, dai team building alla comunicazione di servizi e ad altre opportunità di business. Inoltre la crescente richiesta di innovazione creativa porta con sé una maggior attenzione alla parte infantile di tutti noi che in certi casi può generare valore alla propria attività. Da un punto di vista generale, la nostra parte infantile gioca un ruolo importante nel benessere psicofisico di un adulto, ne alleggerisce il pensiero e lo stato d’animo, senza nulla perdere in profondità e senso. Oggi è indispensabile coltivare la capacità di visione -la fantasia – e la capacità creativa – i sogni -, per poi trasformare sogni e visioni in progetto, e quindi in design”.