Design e Big Data, cinque giorni di Datapoiesis per progettare il neoumanesimo hi-tech - CTD
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Paolo Casicci

20 ottobre 2019

Design e Big Data, cinque giorni di formazione con Datapoiesis per progettare il neoumanesimo hi-tech

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Alle Fabbriche ex Olivetti di Ivrea, dal 25 al 30 novembre. A disposizione 25 posti (gratis) per imparare a migliorare il mondo partendo dai flussi di informazioni

Ci sono due cose a cui possiamo/dobbiamo chiedere di cambiare il mondo. La prima è il design. L’altra, forse inaspettatamente, sono i Big Data, i flussi di informazioni macroeconomiche o ricavate dalle nostre abitudini di consumatori profilati che sempre più ci dicono chi siamo, che cosa facciamo, dove stanno andando il mondo e l’ambiente.

Una mole di informazioni che è alla base del più incredibile paradosso contemporaneo, quello che ci fa vivere come una minaccia la radiografia dell’esistente. Come se ci rifiutassimo di leggere la nostra cartella clinica per la paura di scoprire una cattiva diagnosi o di guardarci allo specchio per non avere la prova che stiamo invecchiando.

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Obiettivo, la lampada Led che dosa la luminosità in base all’aumento o diminuzione della povertà nel mondo.

Invece i Big Data, se correttamente usati e ben sfruttati, sono la miniera da cui estrarre il materiale per costruire il futuro. Di più: il modo per arrivare a produrre qualcosa che non esisteva prima dell’uso dei dati stessi. Pensiamo poi se, una volta estratta questa materia, a lavorarla con una visione progettuale fossero i designer.

Non è fantascienza, ma qualcosa che sta già accadendo nella realtà. Si tratta di una visione che ha dato vita a un progetto e di un progetto che a sua volta è già sfociato in un primo artefatto a metà tra design e arte, promettendo di andare molto oltre. La visione e il progetto si chiamano Datapoiesis, l’artefatto è Obiettivo. Firmano la direzione artistica e scientifica Salvatore Iaconesi e Oriana Persico, ingegnere robotico, hacker, TeD speaker e Eisenhower Fellow il primo, esperta di comunicazione e inclusione digitale e cyber-ecologista la seconda, con un consorzio formato da Sineglossa, Plusvalue ltd e ICONA srl

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Partiamo da Obiettivo: si tratta di una lampada destinata a spegnersi quando non ci sarà più la povertà nel mondo. Come è possibile? Obiettivo emana una luce a Led dosata in base all’evoluzione dei dati, tutti ufficiali, raccolti da istituzioni come la World Bank e l’Onu e riguardanti, appunto, i redditi degli esseri umani e la condizione di povertà nel mondo. Soltanto quando sulla Terra nessun essere umano avrà un reddito al di sotto della soglia di sopravvivenza, Obiettivo avrà cessato di emettere luce. Un artefatto “intelligente”, un medium tra l’uomo e la sua coscienza da una parte e la realtà dall’altra. Un modo per entrare in connessione con il reale anziché ignorarlo o subirlo. Una nuova forma di empatia, di neoumanesimo tecnologico. E anche un modo per passare dal design dell'”iconico”, come a lungo siamo stati abituati a percepire il made in Italy e la sua storia, a un design “totemico”, laddove gli oggetti datapoietici sono quelli che catalizzano l’attenzione umana e attivano condivisione, collaborazione, ma anche pensiero e azione. In una parola, diventano energia e materia per il futuro.

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“Dobbiamo trovare modi innovativi per coinvolgere e responsabilizzare le persone rispetto alle grandi sfide sociali e ambientali. L’arte e la tecnologia combinate insieme possono permetterci di creare nuovi spazi fisici e virtuali”, spiegano Iaconesi e Persico. Se la Datapoiesis prende la strada del manufatto d’arte, è anche perché “l’arte pubblica è un mercato in crescita: in Europa, America e Australia esistono programmi per lo sviluppo finanziati con fondi pubblici in cui l’arte pubblica ha un ruolo importante anche attraverso progetti di rigenerazione urbana“.

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Il senso che Obiettivo traduce in un manufatto tra arte e design è che è dunque possibile, se non necessario, un approccio nuovo ai dati. “I dati sono molto probabilmente l’unico strumento che abbiamo al momento per esplorare e comprendere grandi temi come la povertà, il cambiamento climatico, l’energia, le migrazioni, la salute, l’istruzione”, spiegano Persico e Iaconesi. Anche per questo, i prossimi oggetti datapoietici nasceranno da indagini sullo spazio pubblico e su un concetto dell’abitare “inteso in senso molto attivo e partecipativo. Riunire le comunità per una azione di invenzione sociale con cui ripensare non tanto il nostro punto di vista, ma il nostro punto di vita“.

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Perché questi dati siano utilizzati, c’è chiaramente bisogno di un cambio di approccio. Questa sensibilità nuova, declinata in chiave progettuale, è proprio la Datapoiesis, “il fenomeno attraverso cui i dati e la computazione creano tale sensibilità che prima non c’era, e che non potrebbe esistere senza questi fenomeni”. Il senso di Obiettivo non è dunque illuminare una stanza, ma diventare un oggetto totemico che rimanda a questo nuovo approccio, a una cultura in cui è diffusa, grazie a oggetti empatici, la consapevolezza della realtà che ci circonda. La Farnesina ha colto il valore di Obiettivo acquisendola alla sua collezione permanente. Dal 28 ottobre al 4 novembre, la lampada esposta a Torino, in occasione della settimana dell’arte, alla galleria Wild Mazzini.

Serve un nuovo approccio in cui i Big Data diventino uno strumento per costruire il futuro, prendendo forma in oggetti che accendano la consapevolezza dell’ambiente circostante e della condizione umana e del pianeta. Una nuova forma di empatia che passa dall’arte e dal design

Dopo Obiettivo, Datapoiesis entra in una seconda fase ancora più ambiziosa: attraverso una fall school, dal 25 al 30 novembre sarà progettata collettivamente la prima start-up dedicata alla Datapoiesis. Saranno elaborati il relativo modello di business, una strategia di comunicazione e una prima linea di design datapoietic. “Per cinque giorni, i partecipanti alla fall school penseranno, agiranno e lavoreranno come il team della futura organizzazione, eseguendo tutto in un ambiente immersivo”, spiegano Iaconesi e Persico.

Il valore aggiunto della fall school di Datapoiesis è che si svolge nelle Fabbriche ex Olivetti di Ivrea, un luogo che in Italia e nel mondo ha coltivato l’utopia

Il grande valore aggiunto di questa seconda parte del progetto, supportato dallo Compagnia di San Paolo, è la location scelta per la fall school: le Fabbriche ex-Olivetti di Ivrea, nel cuore del nuovo sito Unesco Ivrea Industrial City of the XX Century. “Si tratta della prima iniziativa progettuale che gli storici stabilimenti ospitano da una ventina d’anni a questa parte”, spiegano i designer.

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Rimettere in circolo visioni, sogni e ambizioni di futuro nel luogo che più di tutti, in Italia e forse nel mondo, ha incarnato l’utopia del lavoro e di un capitalismo possibile, è un’altra nota di valore di Datapoiesis, che in questo progetto è stata sposata da ICONA, la società che ha rilevato la fabbrica di mattoni rossi costruita da Camillo Olivetti nel 1896 per farne un luogo di innovazione sociale e che ha scelto proprio Datapoiesis come primo progetto per questa ripartenza. Non a caso Elena Zambolin di ICONA parla di un progetto “in piena coerenza con la legacy olivettiana e con la rigenerazione delle Fabbriche: ancora una volta l’arte ispirerà il business diventando parte integrante delle strategie di produzione”.

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La fall school è gratuita e aperta a un massimo di venticinque persone con background diversi, dall’arte al design, dagli affari alla legge, dalle scienze sociali all’innovazione fino, ovviamente, ai data. Chi vuole partecipare, deve registrarsi entro il 10 novembre 2019: i partecipanti avranno l’opportunità di unirsi al team della futura start-up dei dati.